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Da cosa sono formate le bistecchiere?

Di recente ho acquistato la mia prima bistecchiera: https://bistecchieraelettrica.net/, e da appassionato di informatica, tecnologia ed elettronica quale sono, ho cercato di capire come funzionasse questo incredibile strumento.

Chiariamo innanzitutto che una bistecchiera è uno strumento di cottura che può essere alimentato in differenti modi: Può essere, infatti, alimentata in modo elettrico (come la bistecchiera che ho acquistato io), a gas, a carbone oppure anche a legna.
Solitamente, la bistecchiera è realizzata principalmente a forma di tavolo.

LE GRIGLIE

Oltre alla forma da tavolo che assume la bistecchiera, ci sono le griglie.
Le griglie sono un po’ il motore di questo strumento, in quanto è grazie ad esse che si cuoce il cibo.
La maggior parte delle bistecchiere in commercio possiede le griglie realizzate in acciaio comune. Alcune, però, sono realizzate anche in acciaio inossidabile oppure da composti tra ferro e acciaio di varia durezza.
Le griglie di cottura sono spesse, solitamente, tra i 10 ed i 25 mm, per una lunghezza, in genere, sui 610 mm.
A volte le griglie possono anche essere cromate, spesso questo viene fatto dalle aziende produttrici per rendere il prodotto più appetibile dagli acquirenti. Questo ha delle conseguenze anche sul naturale rendimento di cottura, sia benefiche che negative.
Infatti, se la griglia risulterà cromata, la griglia trasmetterà meno calore a causa della bassa emissione della superfice. Vi allego, qua sotto, una immagine che possa spiegare meglio questo concetto.
La superfice delle griglie cromate, inoltre, può essere danneggiata durante la pulizia e attraverso l’uso diretto di oggetti da cucina come coltelli e forchette.

bistecchiera con griglia cromata e tradizionale

COME FUNZIONA LA TRASMISSIONE DEL CALORE

Ed eccoci alla parte più interessante del discorso, quella che vorrei approfondire maggiormente perché rientra nelle mie passioni.
A seconda della tipologia di griglia in uso (che, come abbiamo detto, può essere a gas, elettrica, ecc.) possono essere usati diversi termostati. Questi ultimi possono avere caratteristiche e prestazioni diverse, basandosi sui tipi di materiali cui è composta la bistecchiera.
Di solito, i termostati sono usati per regolare il calore della griglia. Questo perché i termostati sono molto sensibili lungo il loro raggio di azione.
Usando i termostati tuttavia c’è il rischio che questo abbassi le prestazioni generali, a causa della natura degli stessi. Infatti, i termostati sono collegati, attraverso un piccolo tubo capillare, a ciò che la gente comune definisce “bulbo”, il quale è tipicamente composto di olio.
Il liquido all’interno del bulbo, successivamente, reagisce a seconda delle “domande” che gli invia il termostato.
Di solito, le bistecchiere in commercio hanno un termostato per ogni 305 mm, ma a volte può capitare che questa fascia sia superiore: molto dipende, come abbiamo detto, dai materiali e dalle scelte del produttore.
Il riscaldamento potrebbe però avvenire anche in modi diversi, come ad esempio in maniera modulare, a stato solido oppure manuale.
Il riscaldamento a stato solito è abbastanza elementare. Insieme alla bistecchiera viene venduto un secondo componente, quello che in informatica viene comunemente definito “Alimentatore”, che non è altro che una scatola (cercando di spiegare la cosa nel modo più semplice possibile) che si occupa di gestire il calore attraverso i propri meccanismi.

Riscalamento bistecchiera a stato solido

Il riscaldamento attraverso termostati modulari sono un classico. Il riscaldamento modulare può essere trovato nelle bistecchiere più economiche in commercio, e si tratta di un meccanismo che consente di regolare la temperature senza aver necessariamente bisogno di utilizzare l’energia elettrica, poiché funziona principalmente in maniera meccanica, il che aiuta molto a far abbassare il prezzo finale del prodotto.

Riscaldamento modulare

Per concludere, il riscaldamento può anche essere manuale. Questo tipo di riscaldamento si può trovare nelle griglie a legna oppure a carbone. Come potrete intuire, senza dover approfondire il discorso, il calore viene regolato dall’intensità delle fiamme.

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Il motore elettrico: Come è composto e come funziona

motore elettrico

Il motore elettrico

Al giorno d’oggi, sempre più oggetti fanno uso di un motore elettrico. Partendo dagli strumenti di uso domestico, come possono essere ad esempio un rasaerba elettrico: https://tagliaerbaelettrico.it/, oppure una piastra per i capelli e passando attraverso gli elettrodomestici di uso quotidiano, come possono essere i frigoriferi ed i forni, fino ad arrivare, di recente, addirittura alle automobili.
Ebbene sì, perché di recente anche le case costruttrici di automobili stanno realizzando auto che si basano totalmente sul motore elettrico. Alcuni modelli sono già stati resi disponibili ed acquistabili.
Il motore elettrico, quindi, risulta essere uno strumento meraviglioso che fa parte inevitabilmente nella vita di tutti noi. È un dispositivo straordinario della nostra epoca, di cui non possiamo fare a meno.
Ma proviamo ad approfondire questo dispositivo.
Innanzitutto bisogna fare una premessa, e cioè che tra il motore elettrico e la buona e vecchia dinamo c’è una similarità. Nella dinamo, infatti, viene fornita energia meccanica facendo ruotare i pedali che di conseguenza fanno ruotare la ghiera della dinamo. Dall’energia di movimento si ottiene, successivamente, l’energia elettrica.
Per quel che riguarda il motore elettrico, invece, funziona in maniera opposta. Nel motore elettrico viene fornita la corrente elettrica ed il motore elettrico ci darà come risposta l’energia di movimento.
Dinamo e motore elettrico sono strumenti speculari, nel vero senso della parola.

Da cosa è composto il motore elettrico?

Per iniziare dobbiamo dire che il motore elettrico è composto principalmente da tre parti. C’è un involucro contenente, all’interno, un paio di calamite di cui una a nord ed una a sud (una che attrae ed una che respinge) e affacciate verso l’interno. Verso cioè l’altro componente del motore elettrico, cioè il rotore con annesse le bobine ed infine c’è una sorta di coperchio composto da delle molle in rame a cui sono fissate delle spazzole.

Un po’ di teoria sul funzionamento

funzionamento-del-motore-elettrico

Ora che abbiamo capito da quali componenti è composto fondamentalmente un motore elettrico, passiamo a spiegare un po’ di teoria, iniziando dalle bobine del rotore.
Ovviamente in questo caso ne analizzeremo solo una ed il relativo comportamento. Innanzitutto, come potete vedere dall’immagine, c’è la bobina centrale e mobile, successivamente c’è l’involucro col campo magnetico polo nord e polo sud, generato dalle calamite di cui abbiamo parlato prima. Al centro di tutto c’è un albero circolare che è formato da delle scanalature tra i vari settori delle bobine. La bobina è collegata da un lato alla bobina successiva e dall’altro all’albero centrale.
Qui cosa succede? Se trasmetto energia elettrica ai due poli che strisciano sulla bobina mobile attraverso le due spazzole, alimenterò la bobina, formando un campo nord ed un campo sud. Queste forze producono una sorta di repulsione generando la rotazione della bobina. Mettendosi in rotazione arriverà dalla parte opposta dove ci sarà l’altro magnete. Se rimanesse alimentato in questo modo, esso verrebbe attratto dal magnete e il motore si fermerebbe. Ed è proprio grazie al settore segmentato ed alle spazzole che alimentano in modo alternato il motore che, mentre ruota, viene alimentato al contrario, ad un certo punto. Questo produce una situazione letteralmente nuova, in cui si avrà la bobina nella posizione opposta che verrà alimentata al contrario e che avrà un campo magnetico sud e nord. Si viene a formare una situazione speculare, e poiché i poli sono identici si verificherà la spinta continua. Così il moto del rotore può continuare finché alimentato, ed è così che funziona un motore elettrico.

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Cos’è il rumore? Inquinamento acustico, dBA e sone

Rumore e Inquinamento Acustico

Il rumore è per definizione un segnale fastidioso e non desiderato.

In ambiente domestico il rumore può provenire da molte fonti, elettrodomestici, condizionatori, reostati per lampade, impianti di riscaldamento e personal computer, oltre che da fonti esterne.

Un livello di rumore elevato e prolungato nel tempo, può comportare problemi di salute e di stress, anche gravi in casi estremi.

E’ quindi molto importante e necessario intervenire, ove possibile, affinchè il livello di rumore sia accettabile. Il nostro organismo, per natura, ha bisogno di riposare e di liberarsi da ogni forma di inquinamento a cui è soggetto. Allo stesso modo, bisogna tenere conto dell’inquinamento di tipo acustico.

Quando durante il giorno, a lavoro ad esempio, il nostro apparato uditivo è soggetto a rumore, per compensare, abbiamo bisogno di un ambiente casa silenzioso e confortevole. Solo così, possiamo davvero riposare, per la nostra salute e il nostro benessere.

Esistono delle normative molto severe per mantenere dei livelli di rumore, al di sotto di una certa soglia, nelle zone residenziali e negli ambienti di lavoro.

All’interno di un’ambiente domestico, non esistono delle normative o dei controlli, se il rumore proviene da fonti interne alla casa, dobbiamo preoccuparci noi stessi di questo aspetto, informarci, ed intervenire.

Al giorno d’oggi, spesso, trascorriamo molte ore davanti a un computer, per hobby o per lavoro. Il PC stesso può essere, in molti casi, la principale fonte di rumore su cui intervenire, non solo per un’esigenza fisica, ma anche perchè l’utilizzo di un PC silenzioso in assoluta tranquillità è qualcosa di veramente utile e piacevole.

Adottando alcuni accorgimenti e acquistando in maniera oculata è possibile raggiungere degli ottimi risultati. Nella nostra guida al computer silenzioso vengono trattati gli argomenti fondamentali per realizzare un comune PC desktop silenzioso.

Ora passiamo a qualche aspetto tecnico, sul rumore e sulle unità di misura.

Grandezza di Misura del Rumore

Il rumore è determinato dalle onde di pressione sonora che si propagano attraverso la materia aeriforme, liquida o solida.

Le onde sono caratterizzate dalla loro intensità, dalla frequenza e dalla fase.

Come tutte le onde, le onde di pressione interferiscono tra loro in maniera costruttiva e distruttiva e, in molti casi, in maniera molto disordinata, sicchè calcolare l’intensità del rumore, diviene un’operazione estremamente complicata.

Comunemente possiamo avvalerci della nostra percezione e dell’utilizzo di fonometri più o meno adatti allo scopo.

Poichè la percezione umana è soggettiva e anche influenzabile dalle condizioni ambientali, l’unico modo per ottenere una misura oggettiva è quella di utilizzare dei fonometri di elevata precisione, ma ci sono diverse difficoltà da considerare, dovute ai costi, al metodo utilizzato durante la misurazione e alla riproducibilità dei test.

Nel nostro campo, per misurare livelli di rumore bassi, ad esempio al di sotto di 25 decibel, c’è bisogno di una strumentazione professionale e molto costosa.

Ricercando le recensioni di prodotti informatici nel web, è molto difficile trovare dei test oggettivi sul rumore, precisi, accurati e attendibili.

Le camere anecoiche sono particolari stanze, appositamente create per misurare livelli di rumore estremamente bassi, minimizzando i disturbi dovuti al rumore esterno e alle riflessioni sulle pareti interne, grazie all’utilizzo di una grande quantità di materiale fonoassorbente e fonoisolante.

Misura del Rumore in decibel

Il livello di rumore viene comunemente misurato in decibel (dB), un’unità logaritmica che descrive, un rapporto tra due intensità. La differenza in dB di due livelli di intensità sonora I1 e I2 è pari a 10 * log ( I2 / I1 ).

Per citarvi alcuni esempi un aumento di 3 dB corrisponde ad un livello di intensità sonora doppia, mentre un aumento di 10 dB corrisponde ad un’intensità 10 volte superiore, come possiamo vedere in figura.

Nota: 1 bel = 10 decibel

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Percezione Sonora, dBA, phon e sone

Poichè l’orecchio umano è più o meno sensibile a seconda della frequenza alla sorgente sonora, possiamo avere una percezione diversa del rumore anche a parità di decibel. Sono state così introdotte delle nuove unità di misura, che si adattano meglio all’uomo. Le unità sono il phon e il sone.

Nel grafico che segue, sono rappresentate le curve espresse in phon rispetto ai decibel e alla frequenza compresa tra 20 e 20000 kHz, che è l’intervallo di frequenza che l’orecchio umano può percepire.

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Per quanto riguarda il sone viene utilizzato un altro metodo. Sperimentalmente è stato trovato che un incremento di 10 dBA corrisponde a circa il doppio di rumore percepito. Quindi ogni 10 dBA raddoppiano i sone secondo questa scala.

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Per motivi pratici, molto spesso non vengono utilizzati i sone e i phon, bensì troviamo il decibel A. Per ottenere i dBA, il livello di pressione misurato, viene automaticamente modificato grazie ad un filtro in frequenza, che riduce questo valore a determinate frequenze, come da grafico.

Utilizzando i dBA, al posto dei dB, possiamo avere una valutazione accettabile del rumore, avvicinandosi di più a quelle che sono le percezioni umane.

Nei grafici sono riportati il filtro A e il filtro C, esiste anche il fitro B.

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Distanza di Misura e Pareti Riflettenti

La sorgente sonora si propaga nelle tre dimensioni spaziali, come una sfera. Con il raddoppiare della distanza il livello di pressione sonora diminuisce di 6 decibel, quindi il valore di decibel misurato influisce parecchio con la distanza.

Il valore di 6 decibel, vale solamente in via teorica, ma nella pratica questo valore è difficilmente applicabile, per i motivi elencati prima.

Per convenzione il rumore viene misurato a 1 metro di distanza, normalmente una misura di 30 dBA corrisponde a 30 dBA ad 1 metro.

Il rumore viene influenzato ed amplificato dalle pareti che circondano la sorgente sonora, per farvi un esempio, supponendo che le pareti riflettino il rumore al 100%, l’intensità di una sorgente sonora, posta su una parete, sarebbe raddoppiata (figura sotto a destra), se fosse situata nell’intersezione di due pareti, sarebbe quadruplicata.

Anche questo vale solo in via teorica e con sorgente puntiforme.

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Rumore dei PC

Esempi indicativi di livelli di pressione sonora dei PC espressi in decibel A, secondo i nostri parametri di riferimento.

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