Chi trova un “rifiuto” trova un tesoro!

I temi dell’ambiente, della sostenibilità ambientale e del crescente consumo delle risorse naturali sono entrati a far parte del quotidiano dibattito politico e sociale. E le nazioni economicamente più progredite e sviluppate, rappresentando i principali attori di questo processo di sfruttamento, si ritrovano coinvolte, spinte anche dalle pressioni sociali, a individuare quei percorsi virtuosi mirati a valorizzare quello che rimane dei prodotti destinati al consumo: il rifiuto.

L’economia circolare

In questo contesto, sistema economico e sistema ambientale diventano interdipendenti, disegnando modelli di sviluppo che tengono in considerazione sia i bisogni economici, sia quelli ambientali e sociali, in un’ottica di economia circolare basata sulla trasformazione dei beni di consumo giunti alla fine del loro ciclo di vita “closing loops”.

Il riciclo del “rifiuto” diventa, nell’ambito di un’economia circolare, un fattore strategico dello sviluppo economico di un Paese, rappresentando un metodo per reperire materiali riutilizzabili e contestualmente risparmiare nell’acquisizione di nuove risorse.

Nell’Unione Europea oltre il 40% della produzione siderurgica è realizzato grazie al recupero di materiale ferroso dismesso e al lavoro altamente specializzato delle aziende del settore. Sul sito www.nevolarottami.it, sono disponibili tutta una serie di informazioni che spiegano in modo chiaro ed esaustivo il percorso di riciclo del materiale dismesso, della raccolta e dello smaltimento.

Rifiuto = Riciclo = Ricchezza

Se, ad esempio, focalizziamo la nostra attenzione sull’acciaio, il riciclo di una tonnellata di questo materiale permette di risparmiare oltre 1 tonnellata di ferro, 650 chili di carbone, 60 chili di calcare, 53 Kwora di energia elettrica, 2 barili di petrolio. E i soli forni delle acciaierie italiane ingoiano ogni anno oltre 20 milioni di tonnellate di rottami.

In tali contesti aziende come quella visitabile al link www.nevolarottami.it diventano protagoniste del superamento dei limiti dell’economia lineare, attraverso un nuovo approccio rigenerativo, in cui il prodotto a fine vita è recuperato, trattato e lavorato per essere inserito nuovamente nel ciclo produttivo.

Politiche di sostenibilità ambientale

La maggior parte di noi pone poca attenzione alle conseguenze ambientali dei propri comportamenti, senza rendersi conto che, come in una scena del delitto, ognuno lascia un’indelebile “impronta ecologica”. Quanti di noi si preoccupano dei rifiuti prodotti? O delle risorse consumate? Degli sprechi? E dei risvolti ambientali di questa carenza di attenzioni? Ecco che nasce l’esigenza di individuare quelle opportune strategie che focalizzino l’attenzione su questi argomenti, promuovendo quelle azioni mirate a ridurre i danni provocati dal nostro stile di vita.

E al link www.nevolarottami.it, è possibile individuare quei parametri di efficienza e di efficacia delle azioni intraprese, che contribuiscono all’individuazione di quei percorsi virtuosi che riconducano a quegli obiettivi di politica ambientale ed eco sostenibilità sviluppati per rispondere in modo attivo allo sfruttamento delle risorse naturali.

Anche il dibattito politico ha inserito tra gli slogan principali il rispetto dell’ambiente e la sua sostenibilità, concetti che vengono continuamente ribaditi a qualsiasi livello, dall’ONU, dall’Unione Europea, dai vari Stati. E l’Italia, in particolare le regioni del nord, si pone ai primi posti a livello mondiale tra le realtà più sostenibili in termini ambientali, smaltimento e riciclo dei rifiuti.

Trascurare l’aspetto del recupero e del riciclaggio dei rifiuti ha comportato il nascere di quelle emergenze ambientali che oggi sono al centro dell’attenzione: discariche sature e difficoltà a individuare nuovi centri di raccolta, complessità (anche normativa) di smaltimento di rifiuti inquinanti e non recuperabili. E al link www.nevolarottami.it è agevole individuare come si provvede al ritiro dei materiali ferrosi, valorizzando il rifiuto conferito, e quindi al trasporto ai centri di riciclaggio per la reintroduzione nel mercato di quanto può essere recuperato.

Diventa non più rimandabile l’adozione di nuovi modelli di comportamento: consumare meno e consumare meglio, cercando un punto d’incontro tra le necessità della produzione e possibilità di smaltimento e di riciclo, nel tentativo di ridurre il più possibile quel deficit ecologico che diventa sempre meno sopportabile e sostenibile dall’ambiente in cui viviamo.