come aiutare partner con disfunzione erettile

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I vasodilatatori attivi sulla disfunzione erettile, per indurre l’erezione, hanno bisogno che sia vivo nel maschio il desiderio, la “libido”, insomma un’adeguata eccitazione sessuale. Basterebbe questa circostanza così determinante per sottolineare come l’attrazione e lo stimolo erotico esercitato dal partner mantengano in pieno il loro valore anche nella coppia che ricorre ai nuovi, potenti farmaci. Ma il ruolo del partner non si esaurisce in questa funzione, peraltro insostituibile. Riguarda anche altri aspetti della rivoluzione sessuale in corso, i cui contorni risultano ormai abbastanza definiti. Diverse sono, infatti, le ricerche condotte sull’incidenza delle varie disfunzioni sessuali, sia nell’uomo sia nella donna, così come le tendenze del modo di fare sesso nel nostro tempo. Da esse sappiamo, per esempio, che il disturbo sessuale più frequente nella donna è la mancanza di interesse per il sesso, mentre i disturbi più frequenti nell’uomo sono, quasi in uguale misura, l’orgasmo precoce e i problemi di erezione.

Abbiamo appreso anche che disturbi d’erezione possono insorgere per svariati motivi in età precoce, non soltanto negli anziani. Così come sappiamo che l’attività sessuale delle coppie si mantiene elevata anche nella terza età: secondo un’indagine recente, il 90% degli uomini e il 70% delle donne di età compresa tra i 60 e i 70 anni, che hanno un partner abituale, dichiarano di svolgere una più o meno frequente attività sessuale.

Restano tuttavia differenze sensibili tra i due sessi: le donne sessualmente attive tendono a ridursi drasticamente nella fascia d’età compresa tra i 70 e gli 80 anni, mentre sono ancora poco meno del 70% gli uomini ancora vivaci a quell’età.

D’altro lato sappiamo, ancora, che quando insorgono difficoltà nella vita sessuale di una coppia è più spesso la donna a parlarne, a informarsi e a mobilitarsi per risolvere i problemi che possono turbare la vita di relazione di entrambi i partner. La donna è, in generale, molto consapevole di quanto un buon rapporto sul piano sessuale sia importante per rendere soddisfacente la vita di coppia.

Perché “chiudono” con il sesso?
Sulla scorta di queste premesse, ormai assodate, si può immaginare che vi sia nella donna un pregiudizio favorevole verso l’impiego -quando sia indicato- di farmaci facilitanti l’erezione nel partner. Ciò non toglie, però, che gli atteggiamenti possano variare moltissimo da un caso all’altro, in una data situazione rispetto a un’altra. Più in generale c’è da aspettarsi che la reazione della partner di un uomo che faccia uso di farmaci favorenti l’erezione, oscilli tra due poli: il timore che l’erezione del compagno dipenda più dal farmaco che dall’attrazione sessuale esercitata da lei, da un lato. E dall’altro lato, più positivo, l’idea che il partner ricorrendo al farmaco per favorire l’erezione, dimostri di tenere molto al rapporto di coppia e dia importanza a una relazione sessuale soddisfacente per entrambi. Tuttavia, le possibili realtà esistenziali sono talmente variegate, che le reazioni e i gradi di coinvolgimento in questi problemi possono variare anche molto da caso a caso.
Non di rado le ragioni di un precoce abbandono dell’attività sessuale da parte della donna, più che dal processo d’invecchiamento (il quale, peraltro, tende a spostarsi sempre più in là negli anni, in una sorta di “seconda primavera” sessuale degli anziani), derivano da pregiudizi educativi, culturali o ambientali. Oppure sono di origine intrapsichica, come, per esempio, un vissuto corporeo disfunzionale.
Sarà il caso di ricordare, in proposito, un dato storico incontrovertibile: le donne che oggi hanno un’età attorno ai 50 anni appartengono a una generazione che ha affrontato già molti cambiamenti rispetto all’identità femminile, alla sessualità e alla coppia. Pensiamo, in altre parole, a una donna la quale è stata legittimata da poco al piacere e alla gestione della propria sessualità, e a una donna che si prepara ad affrontare l’anzianità in modo assai diverso dalle proprie nonne e madri.
Ma, limitandoci ai problemi collegati all’impiego dei farmaci contro la disfunzione erettile, c’è da chiedersi quanto le donne abbiano risentito e risentano anche del diverso peso causale che gli addetti ai lavori hanno dato negli ultimi anni alle difficoltà dei loro uomini. Non va dimenticato, infatti, che per quasi tre decenni, a partire dagli anni ’50, si è data importanza prevalente alle cause psicogene nella genesi dei disturbi erettili. Poi si è cambiato registro, e si è andati avanti parecchio tempo a considerare organica la causa prevalente di questi disturbi. Fortunatamente, oggi, il parere più seguito dagli esperti è che questa disfunzione sia multicausale, abbia cioè diversi possibili fattori genetici, limitando così il rischio -peraltro sempre in agguato- che il successo delle nuove molecole finisca per medicalizzare i problemi e far perdere di vista la complessità delle dinamiche sessuali e della vita di coppia.

Effetti sulla donna
L’identità sessuale di coppia trae alimento da una sintesi soddisfacente delle identità sessuali proprie di ciascuno dei componenti. Tuttavia, i pilastri dell’identità sessuale maschile non sono gli stessi di quella femminile. Quella maschile si basa, infatti, soprattutto su capacità riproduttiva e potenza, mentre quella femminile poggia principalmente su seduzione e riproduzione. Inoltre bisogna tenere presente che, sia nell’uomo sia nella donna, l’identità sessuale è una parte consistente della propria identità globale, per cui l’una rinforza l’altra e, viceversa, un attacco all’una si risolve in una ferita all’altra. Il percorso è più o meno il seguente: il successo sessuale rappresenta una gratificazione che aumenta l’autostima, la quale a sua volta rinforza l’identità. Al contrario, l’insuccesso è una frustrazione che attenta alla stima di sé e indebolisce l’identità: di fronte al fallimento insorgono ansia e paura. Questi sentimenti penosi portano a evitare i rapporti, specialmente quando nuovi tentativi hanno portato ripetutamente al fallimento. E questo per un motivo molto semplice: evitare rapporti divenuti frustranti, anziché gratificanti, salvaguarda la stima di sé e allontana un attacco alla propria identità che potrebbe portare diritti verso la depressione.

I sentimenti più comuni che compaiono nella donna, di fronte all’esperienza della disfunzione erettile del partner, sono i seguenti:

* ansia e depressione

* sensi di colpa

* calo dell’autostima

* frustrazione

* rabbia e irritazione.

Le partner avvertono anche ripercussioni in altri ambiti del rapporto di coppia: i contatti corporei sono rarefatti o compromessi, non si fa più la doccia insieme, non si dorme più abbracciati, ecc. Mentre lo stato di benessere della donna viene compromesso a causa di:

* una certa facilità al pianto

* insonnia

* stile alimentare inadeguato (spesso a sfondo compensatorio).
Quando percepisce che, tra azioni e reazioni difensive personali, la relazione di coppia entra in zona rischio, la donna in una prima fase si colpevolizza. Pensa: “Non sono abbastanza (oppure non sono più) attraente… non ci so fare…” (ansia da prestazione femminile). Qualche volta conclude a malincuore: “Non mi ama più!”.
Nella seconda fase, di solito, la donna passa dalla colpa alla rabbia, la quale si esprime in vari modi, ben espressi da frasi come:

* “C’è un’altra donna”

* “Lui sfugge e non ne vuole parlare”

* “E’ un egoista che non considera la mia sofferenza”

* “Non fa nulla per cambiare la situazione e io voglio lasciarlo”.

Se questi sono i pensieri della donna, che cosa pensano concretamente di sé gli uomini che soffrono di disfunzione erettile?
Il loro vissuto si potrebbe riassumere in frasi come: “Non posso avere una vita sessuale normale con mia moglie: sono un fallimento come uomo e come amante e non posso smettere di pensare a questo”. Oppure: “Qualcosa di strano mi perseguita: sento di non avere il controllo sul mio corpo e ora che il mio sesso è andato, mi sento solo. Lei non vorrà toccarmi mai più!”
Naturalmente vi sono anche sentimenti e riflessioni associati al disturbo che sono comuni a lui e a lei e che tendono a desessualizzare il partner. Sono pensieri del tipo: “Prima di avere disturbi di erezione, trovavo la mia compagna sessualmente stimolante: ora non più: ormai il brivido se ne è andato. Mi chiedo se non sono più innamorato e se lei non si senta più attratta da me…”.
Un’altra ipotesi condivisa talora da entrambi è che ci sia “qualcosa di sbagliato nella nostra relazione”. Essa suggerisce, opportunamente, che il disturbo fisico sia lo specchio di problemi emotivi o di relazione all’interno della coppia.

Il disagio femminile
“Può essere che io sia arrabbiata con lui o lui con me”. Questa è una percezione sovente molto appropriata, dato che una rabbia accumulata interferisce sicuramente con il desiderio sessuale. Deleteri sono anche, in questo senso, dissapori e disaccordi quotidiani.
Ma possono occupare la mente della donna anche altri sentimenti meno adeguati: “Ha una relazione sessuale con un’altra, e forse mi vuole lasciare”. La fantasia che il proprio uomo sia “impotente con me, ma potente con le altre” è tra le più distruttive, in quanto apre la porta a sentimenti di inadeguatezza o di tradimento e infedeltà. Quando tende a escludere la possibilità di una disfunzione erettile, sia essa di natura organica sia psicologico-relazionale, la donna lo fa soprattutto perché resta vittima di un suo tipico atteggiamento: quello di misurare la propria autostima, femminilità e desiderabilità in base a quanto bene risponde il suo uomo. Questo atteggiamento, se non viene superato almeno nella misura in cui impedisce di prendere in esame l’ipotesi di trovarsi di fronte a un problema di disfunzione erettile, rende la donna molto vulnerabile a ingiustificati sentimenti di abbandono e di rifiuto.
Le donne sanno tuttavia molto bene, in genere, che il disturbo ha spesso una causa organica o psichica. E se riescono a considerare la possibilità “che il malato sia lui”, il verdetto del medico che accerta la disfunzione finisce per fungere da difesa della propria capacità attrattiva e della sessualità.
Vi sono anche circostanze in cui la comparsa di una disfunzione erettile nel partner è accolta come una vera e propria liberazione, la quale può esprimersi in frasi come: “Mi sento sollevata, non sento affatto il bisogno di avere rapporti”. Si tratta, in questi casi, di donne che non hanno mai trovato un rapporto sessuale gratificante: sono partner che possono, perciò, minare alla base il successo di ogni intervento medico o psicologico.
Al riguardo non si sottolineerà mai abbastanza quanto sia deleterio sulla vita e sul futuro della coppia il protrarsi nel tempo di un sintomo oggi trattabile, ma che, se non riconosciuto e curato come tale, può creare disagi notevoli, quali:

* rendere difficile o distruttiva la comunicazione all’interno della coppia

* ridurre o annullare “la complicità” amorevole tra partner, anche in altri ambiti e rispetto ad altri obiettivi

* il linguaggio del corpo diventa rigido e distante.

Le donne che si adattano a convivere con il problema del partner, infatti, soffrono di una riduzione progressiva dell’area dell’intimità e della fiducia in sé e nell’altro, sono in difficoltà a immaginare una soluzione e un risarcimento per le pene sofferte. Mostrano, inoltre, un arroccamento rancoroso e provano un forte senso di solitudine e di abbandono. I punti di debolezza della donna in questo contesto si potrebbero riepilogare così:

* tendono a restare intrappolate nella “dinamica colpevolizzante”, come dicono i sessuologi, a cercare cioè una colpa e un colpevole in se stesse o nel partner

* possono ritenere che l’erezione ottenuta con l’aiuto di un farmaco non abbia lo stesso valore rassicurante di quella spontanea

* talvolta preferiscono addirittura un partner che “non funziona” sessualmente, perché lo considerano più controllabile.
Le resistenze
L’insieme dei disagi che colpiscono la donna di fronte alla comparsa della disfunzione erettile possono cristallizzarsi in una gamma di reazioni negative che, se non analizzate, possono condurre al rifiuto della terapia. Ricordiamo di seguito le più comuni, attraverso espressioni e frasi che potremmo considerare emblematiche degli stati d’animo dominanti.

* “Voglio essere io ad eccitare il mio uomo”

* “Se non funziona con me, non deve poter funzionare con altre”

* “La terapia è costosa e come coppia-famiglia non possiamo permettercela”

* “La sessualità è una cosa naturale: quando è finita, è finita”.
I danni provocati da atteggiamenti di questo tipo, cioè da posizioni di rifiuto verso l’uso dei farmaci che favoriscono l’erezione quando essi sono indicati, si possono facilmente immaginare. Meno prevedibile è forse un’altra possibilità: che si possano riscontrare effetti negativi nella donna anche per effetto della terapia praticata dal partner. Uno, in particolare, merita di essere citato: è il rischio che la comparsa di uno stimolatore esterno finisca per de-responsabilizare la donna, la induca, in altre parole, a curarsi meno dell’aspetto fisico, a tralasciare i gesti e la pratica della seduzione, o a curare meno il legame di coppia, oppure ancora, a impoverire la relazione anche in altri ambiti.

Partecipando alla soluzione del problema
Fortunatamente, nella maggior parte dei casi le cose vanno in modo diverso. Le donne, da sempre, si occupano dei problemi psicologici e sanitari dei familiari. Inoltre parlano di più e osservano meglio le realtà “private”, della vita intima della gente. Sono più spesso loro che prendono l’appuntamento con lo specialista e partecipano utilmente alla fase diagnostica dei disturbi erettili. Se arrivano a chiedere aiuto al sessuologo, sospendono facilmente le recriminazioni, sono pronte a capire il vissuto dell’altro e a spiegare il proprio, ripristinano senza troppi indugi l’intimità corporea, ricreano spazio alla “complicità” e alla riconferma del valore di sé e di quello del rapporto.
Le reazioni positive alla terapia si esprimono nella donna con atteggiamenti che si manifestano attraverso espressioni significative:

* “Finalmente anche lui fa qualcosa per me”

* “Il trattamento permette sia a me, sia a lui, di riprendere una vita sessuale e affettiva piena e completa”

* “La terapia mi evita di dover collaborare o prendere l’iniziativa”

* “Il trattamento mi solleva dall’impegno di dover essere sempre eccitante”.

Quando prevalgono questi sentimenti, s’instaurano presto gli effetti positivi, che comportano cambiamenti anche non trascurabili nella sessualità femminile:

* si riducono le reazioni negative come ansia o paura di essere abbandonata

* diminuisce l’attivismo per eccitare il compagno

* aumenta la capacità di lasciarsi andare nell’incontro

* si accede più facilmente al piacere.

La ripresa dell’attività sessuale, in seguito al trattamento anti disfunzione erettile, avverrà, naturalmente, nell’alveo dell’esperienza e dei vissuti che la coppia aveva elaborato in precedenza. Ma la storia pregressa del rapporto di coppia può venire anche rivitalizzata da una sessualità più espressiva: libera da sintomi invalidanti, fonte più stabile di piacere, capace di rassicurare la persona e la coppia, e che permette di scambiare emozioni.

Ciro Basile Fasolo (Andrologo-Università di Pisa)

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