come aiutare qualcuno a smettere di bere


Nelle fasi avanzate della sua malattia l’alcolista diventa inaffidabile, irresponsabile, incapace di provvedere ai bisogni economici ed affettivi della famiglia. Le sue necessità vengono messe al primo posto, “c’è solo lui”, non si cura più di nulla, si trascura anche nella sua persona, diventa sgradevole.

E per il coniuge è una gran pena e una gran rabbia vedere quella persona, cui ha voluto e vuole ancora bene, conciarsi in quel modo. La reazione è quindi complessa: prova pena, rabbia, e, di fronte all’inutilità delle richieste di cambiare, prova un disarmante senso di impotenza e, quindi, ancora più rabbia. Col progredire della malattia, l’alcolista diventa sempre più assente e questo lo porta a perdere il suo ruolo e la sua credibilità all’interno della famiglia. Finisce per autoemarginarsi, perché nessuno ha più fiducia di lui e gli altri, per tirare avanti, finiscono per dover risolvere i problemi quotidiani della famiglia senza il suo contributo, confinandolo, pur senza volerlo, sempre più nel ruolo del bambino.

Per aiutare un proprio familiare alcolista è utile utile rivedere alcune delle posizioni in cui viene a trovarsi la famiglia. Sono modalità comprensibili sul piano umano, ma possono creare difficoltà nel processo di aiuto.

La famiglia che controlla
Le reazioni dei familiari, umane, comprensibilissime, sono complesse: dolore, rabbia, frustrazione, impotenza, speranza, delusione e così via. Questi sentimenti, spesso frutto dell’esasperazione, danno origine ad alcuni comportamenti che, visti da vicino, si rivelano inutili o addirittura dannosi.

Quando si accorgono dei suoi eccessi alcolici, i familiari spesso reagiscono cercando di impedirgli di bere nascondendogli le bottiglie o spiandolo (ad es. segnando tacche sulle bottiglie per scoprire il consumo o cercando di trovare i suoi nascondigli) dando luogo spesso al drammatico gioco di “guardie e ladri”. Mentre loro tendono a vigilare ed inseguire l’alcolista, lui reagisce sfuggendo sempre di più ed escogitando ogni più raffinato sistema per eludere la sorveglianza. E’ un “gioco” pericoloso perché l’alcolista riuscirà sempre a vincere: è impossibile, di fatto, impedire di bere ad una persona che vuole continuare a farlo. L’alcol è dappertutto e i sistemi per eludere la sorveglianza sono praticamente illimitati.

E’ bene quindi che un familiare sappia che, al di fuori di un programma terapeutico, è impossibile impedire solo con un controllo fisico l’assunzione di alcolici. Questa modalità oltre che essere inutile è anche pericolosa perché rinforza la condizione di irresponsabilità dell’alcolista, il quale alla fine pensa che il problema non è suo, ma dei familiari: sono loro che vogliono che lui smetta di bere mentre lui non ne vede proprio il motivo e quindi si sente implicitamente autorizzato a proseguire nel suo atteggiamento.

La famiglia che accusa
Altre volte la reazione della famiglia può essere quella del rimprovero e delle accuse. L’alcolista viene attaccato e rimproverato ogni volta che lo si vede alterato. Ma anche questo sistema alla fine non funziona perché, come sappiamo bene, finché una persona non è motivata a fare un cambiamento niente e nessuno potrà obbligarlo. In questo caso il pericolo è di fornirgli ulteriori alibi per continuare a motivare la sua dipendenza: “bevo perché mi rompete le scatole”, “sono costretto a bere nei bar perché se tocco un goccetto in casa mi saltate alla gola” ecc.

Questo non è vero perché l’alcolista beve lo stesso anche se viene lasciato in pace e beve la stessa quantità di alcolici indipendentemente dal fatto che beva a casa o fuori. Quando c’è la dipendenza deve bere e basta. Le spiegazioni sono motivazioni solo apparentemente razionali.

La famiglia che nega
Dopo i primi tentativi infruttuosi può capitare che i familiari facciano finta di niente, ignorando e tollerando tutto anche per evitare litigi furiosi e violenze da subire. Spesso il coniuge fa così per trovare un compromesso, “per il bene dei figli”, per “il quieto vivere” e così via. La situazione si assesta su un modus vivendi che possa assicurare a tutti un minimo di vivibilità e che possa dare la speranza che, col tempo, l’alcolista riduca spontaneamente il suo bere. Non è così purtroppo: il bere continua perché la malattia segue il suo corso e, in aggiunta, il malato si deresponsabilizza sempre di più.

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