come slamare un luccio


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Il catch and release perfetto non esiste, è inevitabile infatti che la cattura possa provocare dei danni anche minimi al pesce. La bravura del pescatore sta nel procurare il minor male possibile, un danno ininfluente sulla futura capacità di alimentarsi, crescere e riprodursi del luccio.

Slamare velocemente un luccio, fare una bella foto-trofeo e rimetterlo in acqua in perfette condizioni di salute per guardarlo ripartire verso gli abissi non è cosa facile, soprattutto per i meno esperti.

I problemi e gli imprevisti che possono capitare sono molti. Bisogna vedersela con quell’ancoretta che si mette storta, poi bisogna prenderlo senza fargli male (ma anche senza tagliarci una mano con i suoi denti affilati), fargli una bella foto in una manciata di secondi e infine la cosa più importante, rimetterlo in acqua “sano come un pesce”.

Sembra facile ma, soprattutto quando si è sopraffatti dall’emozione o quando si è alle prime armi, non è così!

Prima di tutto va fatta una premessa fondamentale: il Luccio va rilasciato. Va rilasciato perché ce ne sono rimasti pochi, in molti ambienti questo fantastico predatore sta scomparendo. Soffre l’inquinamento, soffre le reti chilometriche dei pescatori di professione, soffre la crudeltà dei bracconieri, soffre i pescatori “vecchie maniere” che pescano a “portar via”, e non da ultimo, soffre a causa delle immissioni di grossi predatori alloctoni.

Il risultato di questo quadro catastrofico è che di lucci ce ne sono sempre meno, e le “Big Mama” sono rarissime. In alcuni laghi e fiumi il Re, quello che un tempo era al vertice della catena alimentare, è ormai diventato solo una cattura occasionale.

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Il primo aspetto fondamentale, che è alla base di un corretto catch & release, è l’attrezzatura da pesca. Mi è capitato spesso di essere chiamato ad aiutare pescatori in difficoltà, impossibilitati a slamare il luccio che avevano nel guadino, una volta perché le pinze che avevano erano troppo piccole (quelle che si usano per la trota, per capirci), una volta perché sprovvisti di tronchesi.

Per fortuna sono sempre riuscito a risolvere questi problemi e a far ripartire questi pesci destinati a morte sicura. Ricordate che il luccio è un pesce molto delicato, basta un minuto fuori dall’acqua (soprattutto quando fa caldo) per creargli dei danni permanenti, inoltre risente moltissimo degli sbalzi termici (quindi attenzione d’estate) e batimetrici.

E’ fondamentale che il “combattimento” con il luccio duri poco, in modo da limitare al massimo lo stress. Canne potenti e trecciati robusti verranno incontro al nostro scopo. Il mio consiglio è quello di non scendere mai sotto le 3 oz. di potenza per la canna e le 50 lbs di tenuta per il trecciato.

Passiamo alle esche. Cerchiamo di utilizzare sempre esche molto voluminose. Questo ci semplificherà enormemente la vita quando andremo a slamare il Pike. Al contrario, un’esca molto piccola rischia di essere esofagata e di finire con il conficcarsi in profondità all’interno della grande bocca del pesce, rendendo lunga e difficoltosa la slamatura.

Strike! Abbiamo il nostro Pike in canna! Combattimento rapido e poi subito pronti con il grosso guadino. Un guadino grosso è indispensabile, per 2 motivi: guadinare facilmente un pesce che può misurare ben oltre il metro di lunghezza, mantenere il pesce in acqua per farlo riposare e riossigenare prima e dopo le operazioni di slamatura.

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Inoltre con un grosso guadino possiamo slamare il pesce direttamente in acqua senza rischiare di vedercelo sfuggire via prima della foto di rito. La slamata in acqua è sempre l’opzione da preferire, con l’eccezione dei casi di mangiata profonda che spesso richiedono complesse operazioni chirurgiche da effettuarsi in barca.

Assolutamente sconsigliato l’utilizzo del Boga Grip, soprattutto se il luccio è di grosse dimensioni, potrebbe provocare gravi e permanenti lesioni all’apparato boccale.

Abbiamo il nostro Luccio nel guadino, cosa facciamo? Se l’esca è ben visibile conviene mantenere il luccio in acqua, effettuare la presa opercolare e utilizzando le pinze a becco lungo slamare velocemente.

Se il Luccio sta buono e l’ancoretta è in punta di bocca, possiamo slamare anche senza toccare il pesce, lavorando solo con le pinze. Accessori indispensabili per questa operazione: guadino, pinze a becco lungo, tronchesi lunghe.

Se l’esca non si vede e dalla bocca del pesce esce solo il cavetto, dobbiamo aprire la bocca mediante una presa opercolare. Prima di questo passo dobbiamo cercare di capire come sono posizionate le ancorette all’interno della bocca del pesce, per non rischiare, durante la presa, di bucarci un dito o peggio di restare allamati insieme al luccio; caso che quando si verifica, porta a conseguenze disastrose sia per il pescatore che per il luccio. Se l’esca è a sinistra opercoleremo sulla guancia destra, e viceversa.

Nel caso in cui l’esca è stata inghiottita ma le ancorette sono in una posizione “facile” proveremo a slamare in acqua, dentro al guadino, con il Pike parzialmente immerso, solo la testa fuori dall’acqua. Lavoreremo solo con le pinze o, in caso di difficoltà, taglieremo con le trochesi la punta (o le punte) dell’ancoretta bloccata, rilasciando subito dopo il luccio all’interno del guadino.

Nel caso in cui, il pike ha inghiottito l’esca e le ancorette sono conficcate in punti critici (branchie, palato, gola) occorre fare un’operazione chirurgica fuori dall’acqua.

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Dobbiamo stare calmi e comodi, opercoleremo il pike in barca, sdraiato su un materassino precedentemente bagnato. Con il pike sdraiato su un fianco apriremo la bocca (per aiutarci, in assenza di un compagno di pesca, possiamo utilizzare un apribocca specifico) e decideremo rapidamente la strategia di slamatura: abbiamo meno di un minuto di tempo.

Entreremo con le pinze e slameremo, alla prima difficoltà tronchesi e tagliamo, rapidi e decisi. Questa operazione va effettuata con le mani bagnate o con guanti in neoprene anch’essi bagnati. Una volta slamato rimetteremo immediatamente la nostra preda nel guadino.

Il nostro pike si sta riprendendo in acqua, controlliamo se è in perffetto assetto, se muove bene le pinne e prepariamo tutto per la foto. Prendiamocela comoda, quando siamo pronti riprendiamo il luccio dal guadino e molto rapidamente ci mettiamo in posa, qualche scatto veloce e via di nuovo in acqua, questa volta fuori dal guadino!

Durante la foto il Luccio va tenuto sempre con 2 mani: con una facciamo l’opercolare (conviene forzare un pò l’apertura della bocca durante la presa opercolare, il pesce starà più fermo) e con l’altra lo sorreggiamo in prossimità della pinna anale.

Pose da evitare: Luccio in verticale (tenuto con una mano sola) e presa a strangolare.

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Queste due prese costituiscono un pericolo per il pesce: quella in verticale su pesci molto pesanti può provocare lo stiramento delle vertebre con possibili conseguenze negative sulla struttura scheletrica dell’animale. In questo caso il luccio potrebbe ripartire apparentemente bene, ma morire o restare semi-paralizzato in un secondo tempo a causa delle conseguenze nefaste della presa in verticale.

Anche la presa sotto al collo (a strozzo, come si vede nella foto), con il pesce in orizzontale, può essere dannosa. Deve essere effettuata con molta delicatezza, se stringiamo troppo rischiamo una pericolosa compressione sugli organi interni, che potrebbe provocare dei danni irreparabili al pesce. Anche in questo caso si potrebbe avere l’impressione che il pesce riparta in perfetta salute, in quanto gli ipotetici danni potrebbero provocare conseguenze non immediate.

Misurare il pike

Per una misurazione precisa il luccio dovrebbe stare sdraiato sul materassino. Misuriamo dalla punta del “becco” fino all’estremità della pinna caudale. Questa è un’operazione semplice e veloce. Se invece non abbiamo il materassino, o non vogliamo ritirare fuori dall’acqua il nostro luccio, possiamo misurarlo in acqua, in questo caso l’operazione sarà un pò più laboriosa e meno precisa ma comporterà zero stress per il pesce.

La presa opercolare

Il modo più corretto di prendere un luccio è mediante la famosa “presa opercolare”. Questa presa è la più sicura sia per il pesce che per il pescatore ed è abbastanza semplice da imparare. Ogni pescatore di lucci che si rispetti deve essere in grado di farla!

In linea di massima si tratta di infilare le dita della mano (tranne il pollice) tra la guancia e le branchie, per poi chiudere la mano afferrando saldamente la parte inferiore, priva di denti, della bocca del luccio, opponendo il pollice nella parte esterna della bocca.

La presa è sicura e non c’è da aver paura, al massimo c’è il rischio di qualche piccolo graffio dovuto al contatto accidentale con le branchie dotate di piccolissimi dentini.

Come prima cosa andremo a scegliere il lato da opercolare in base alla posizione dell’esca, scegliendo l’opercolo sul lato opposto a questa. Poi con il dito indice andremo a aprire l’opercolo più esterno scorrendo verso la parte anteriore e infilando quindi tutte le dita sotto la bocca, tra la guancia più esterna e l’ultima branchia del luccio.

Nei lucci più piccoli si può opercolare anche infilando solo l’indice, o indice e medio, dentro la guancia.

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A questo punto serreremo le nostre dita sulla parte inferiore della bocca, a fianco alla lingua, e completeremo la chiusura della presa con il pollice, che resterà all’esterno della bocca e farà pressione in corrispondenza del dito indice.

La presa dovrà essere forte e sicura onde evitare che il luccio con una scodata possa scivolarci di mano e cadere rovinosamente in barca, quindi bisognerà stringere forte, facendo attenzione a non esercitare pressione con la punta del pollice ma con la parte laterale di esso, questo per evitare che il sottile strato di pelle nella parte inferiore della mascella si possa lacerare o bucare.

La presa opercolare ci servirà anche per aprire la bocca del luccio e quindi per slamarlo. Per fargli aprire la bocca sarà sufficiente ruotare verso l’esterno la mano con cui stiamo effettuando la presa, abbassando la parte in corrispondenza del pollice/indice e tirando sù quella in corrispondenza del mignolo.

Per chi è alle prime armi ci vorrà un pò di pratica e all’inizio ci potrà scappare qualche taglietto. E’ indispensabile vincere la paura di infilare le dita nell’opercolo del luccio, dobbiamo avere la consapevolezza che l’opercolare è una presa sicura.

Converrà fare le prime prove con il luccio sopra il guadino e non dentro alla barca, in modo che in caso di caduta accidentale non danneggeremo il pesce.

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Luccio “gasato”

Il fenomeno del Luccio gasato è dato da un rigonfiamento anomalo ed eccessivo della vescica natatoria ed è dovuto alla combinazione di tre fattori: profondità, temperatura e velocità di recupero.

Quando un luccio viene recuperato da grandi profondità subisce sia uno stress batimetrico (rapida diminuzione della pressione che porta ad un aumento di volume dei gas) sia uno stress termico, dovuto alla differenza di temperatura tra gli strati più profondi (più freddi) e quelli superficiali (più caldi); anche questo sbalzo termico provoca un aumento del volume del gas contenuto nella vescica.

Questo fenomeno si verifica più in estate che in inverno a causa della maggiore escursione termica. Anche la velocità di risalita del pesce influisce sul fenomeno di gasazione, un luccio recuperato molto velocemente tende a gasarsi di più di uno recuperato in maniera più lenta e graduale.

Un pesce gasato tende a galleggiare su un fianco, ha difficoltà a mantenere l’assetto verticale e difficilmente riuscirà a riprendere il fondo. Stiamo ben attenti a rilasciare un pesce in queste condizioni, potrebbe ripartire energicamente come un pesce apparentemente sano e ritornare a galla di pancia dopo una manciata di secondi, magari lontano dal nostro sguardo, davvero un triste destino…

Teniamo presente che il Luccio è un pesce fisostomo, la cui vescica natatoria è direttamente collegata, tramite il dotto pneumatico, con l’apparato digerente e quindi con la bocca. Per questo motivo un luccio gasato non va mai sgonfiato bucandolo con aghi o cose simili, la tecnica migliore è quella di far uscire l’aria in eccesso all’interno della vescica, premendo sulla parte rigonfia dell’addome con due mani, una per lato, mentre teniamo il pesce completamente immerso in acqua.

Questa manovra va effettuata premendo delicatamente la parte di pancia che si è gonfiata e spingendo con le mani in direzione della testa fino a vedere uscire dalla bocca delle bolle d’aria. Le bolle sono il segnale che stiamo lavorando bene.

Quando l’aspetto del Luccio sarà ritornato normale controlleremo se si tiene bene in assetto, dopodiché inizieremo con la riossigenazione e se necessario con il movimento a “S”. Purtroppo questa manovra non sempre funziona.

Quando i lucci si gonfiano troppo è difficile sgonfiarli al 100% e il rischio che tornino a galla è elevato. D’altro canto un luccio molto gonfio è indice di poca competenza da parte del pescatore, infatti quando fa molto caldo non si dovrebbe mai pescare in profondità, e anche nella stagione fredda non si dovrebbe mai far scendere le nostre esche al di sotto del limite dei 10/15 metri.

Ultimo step, il rilascio

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Siamo con il Pike in acqua, lo teniamo per la coda impugnando saldamente il corpo nel suo punto più stretto, immediatamente prima della pinna caudale. Se il nostro amico è ancora un po’ intontito a causa dell’apnea forzata e dello stress al quale lo abbiamo sottoposto, non lo lasceremo andare subito, lo terremo saldamente e aiuteremo la sua riossigenazione muovendolo avanti e indietro, poi alterneremo il movimento avanti/indietro con quello della “S”, che consiste nel muovere il pike lateralmente (sempre tenendolo per la coda) disegnando un 8 con la mano, in modo da creare la forma della lettera S con il corpo del Pike.

Questo movimento a “S” è fondamentale, in quanto è proprio durante questa fase che il Luccio ci segnalerà che si è ripreso e che è pronto per ricominciare a nuotare libero. Durante la “S” il corpo del Luccio pian piano riacquista le forze, questo movimento gli dà lo stimolo a nuotare in quanto simula la sua pinnata.

Il segnale per rilasciarlo sarà quando il nostro amico, in perfetto assetto verticale, inizierà a riattivare i suoi muscoli e a “forzare” sul nostro movimento, come se la “S” volesse farla da solo, senza il nostro aiuto. Questa operazione può richiedere da pochi secondi a moltissimi minuti.

Se il Luccio è sofferente ci vuole molta ma molta pazienza.

Rinforziamo le nostre esche

I nostri amici possono essere molto grossi e potenti quindi è d’obbligo fare ben attenzione, quando compriamo un’esca, che sia armata in maniera decente, con ancorette e split ring all’altezza della potenza di un pesce che può arrivare a 20 kg di peso.

Mi è capitato non di rado di vedere ancorette che si addrizzavano durante l’ultima disperata fuga sotto barca, quando a corto, tutta la potenza di una testata o di un salto va a gravare su ancoretta-split-moschettone.

Alcune esche hanno esattamente il problema contrario, le ancorette sono troppo spesse, molto robuste ma difficili da tagliare con le tronchesi in caso di necessità, anche queste andranno sostituite.

Personalmente sostituisco le ancorette che ritengo troppo deboli o troppo spesse con delle più robuste Owner “ST36BC” o delle Berkley “Fusion Treble” di misura uguale o leggermente superiore a quelle originali (1/0 , 2/0 o 3/0). Questo tipo di ancorette sono molto robuste ma facili da tagliare con le tronchesi in quanto l’acciaio utilizzato ha un filo molto sottile.

Sostituisco anche gli split ring troppo piccoli con degli Owner o Gamakatsu di libbraggio maggiore. Non mi stancherò mai di ricordare che, per la salvaguardia del pesce, i lucci si pescano con attrezzatura più che robusta.

Il luccio non è un gran combattente, ma in merito alla forza esplosiva è il numero uno dei fighters! Può lasciarsi recuperare senza opporre resistenza per metri e poi partire in verso opposto sprigionando in una manciata di secondi una forza tale da mettere in crisi la maggior parte delle attrezzature.

Nello specifico l’attrezzatura dovrà far fronte a un’esplosione di aggressività di pochi secondi, breve ma potentissima. Non sottovalutatelo mai!

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