cosa fare quando una ferita non si chiude

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Il processo di cicatrizzazione delle ferite può essere più o meno lungo a seconda del tipo di ferita e dello stato dell’organismo.

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Tempo di cicatrizzazione di una ferita

Le ferite sono lesioni della pelle (superficiali) o di altri tessuti del corpo (profonde), che possono essere di piccole o grandi dimensioni.

Che si tratti di tagli, graffi o abrasioni, la loro presenza è causata da agenti esterni come un intervento chirurgico o un evento accidentale.

I tempi di cicatrizzazione delle ferite variano in base alla loro tipologia, gravità e profondità.

Prima che inizi la guarigione vera e propria però, l’organismo comincia ad agire dall’interno, grazie ai globuli bianchi, per proteggersi da eventuali infezioni e dagli effetti contaminanti degli agenti esterni (polvere ecc.).

Il fatto che per i primi giorni la ferita si presenti gonfia, arrossata e provochi dolore, indica che il sistema immunitario sta facendo correttamente il suo lavoro.
È importante in questa fase, mantenere la ferita sempre pulita e asciutta per agevolare e accelerare il processo di guarigione.

Le ferite piccole tendono a coagulare prima, grazie al lavoro delle piastrine, evitando così il sanguinamento.

Esistono però anche ferite che non sanguinano, come le ustioni, ma che hanno un processo di guarigione molto simile alle altre. In entrambi i casi si forma una crosta nella parte più esterna dell’epidermide, a protezione del tessuto danneggiato che si trova al di sotto.

Grazie ai meccanismi fisiologici dell’organismo, tra cui la produzione di collagene (fibra proteica che ripara i tessuti), la guarigione comincia il suo corso in maniera graduale. Questa fase dura intorno ai 3-5 giorni e ad essa ne segue una successiva che può durare qualche altra settimana, nella quale i tessuti si riparano a fondo e avviene una completa cicatrizzazione.

Quando la crosta si secca e cade, la pelle al di sotto appare riparata, ma ancora fragile rispetto a prima; con il tempo, acquisirà una consistenza sempre più solida e compatta, fino al ripristino delle precedenti condizioni (pur con il permanere dell’esito cicatriziale).

Naturalmente, le ferite più gravi richiedono un tempo di guarigione molto più lungo.[1]

cicatrizzare

Le ferite di una persona anziana guariscono più lentamente?

Di solito le ferite guariscono in maniera spontanea grazie alla cicatrizzazione dei tessuti ma, in presenza di condizioni particolari, questo processo potrebbe rallentarsi.

La pelle delle persone anziane è molto fragile, così come i vasi sanguigni e i tessuti più in generale, quindi i loro meccanismi di difesa e guarigione hanno una minore efficienza.

La produzione di collagene ed elastina, per esempio, diventa più scarsa e, a causa di ciò, la cute perde gradualmente elasticità e capacità di riparazione.

Inoltre, anche la risposta infiammatoria, ovvero quella che stimola l’azione dei globuli bianchi e dei nutrienti, si riduce.

Ad aggravare il quadro, molto spesso, è il fatto che le persone anziane possono essere diabetiche, sarcopeniche (con deficit nutrizionali soprattutto di tipo ), fare una terapia corticosteroidea che dura da tempo, assumere anticoagulanti o avere una circolazione sanguigna compromessa, se si tratta di individui sedentari o addirittura allettati.

L’afflusso di sangue, infatti, è di primaria importanza nella guarigione delle ferite, poiché esso trasporta ossigeno e sostanze nutritive, elementi indispensabili per la cicatrizzazione.[2]

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Cicatrizzazione ferite chirurgiche

Le ferite chirurgiche sono quasi sempre ricucite con punti di sutura e, in condizioni normali, questo trattamento non può che accelerare la guarigione spontanea messa in atto dall’organismo.

Il processo di guarigione delle ferite chirurgiche avviene, più o meno, allo stesso modo delle altre.

Le fasi del processo di guarigione sono infatti: stadio infiammatorio, stadio fibroblastico e stadio di maturazione.

Immediatamente dopo l’intervento la ferita è nel suo stadio infiammatorio, in cui i vasi sanguigni cominciano a creare coaguli e i globuli bianchi avviano la loro azione protettiva dalle infezioni.
In questa fase è normale notare un po’ di gonfiore e calore circoscritto, ma bisogna fare attenzione all’eventuale presenza di pus o di dolore eccessivo che potrebbe non scomparire o alleviarsi nel giro di alcuni giorni.

Una volta che i tessuti aderiscono tra loro, comincia la fase della cicatrizzazione vera e propria (stadio fibroblastico) che prosegue fino al corretto rimodellamento della cute (stadio di maturazione).

Piccoli fastidi, ma anche lieve dolore e prurito, possono essere normali durante la guarigione, ma esistono alcuni sintomi che rendono evidente la presenza di un’infezione:

  • febbre
  • cicatrizzazione lenta
  • presenza di pus, anche maleodorante, e dolore forte
  • rigonfiamento della ferita e calore.

In questi casi, bisogna avvisare il medico e, eventualmente, assumere un’appropriata terapia.

Trattamento delle ferite

La pelle protegge tutto il corpo dagli agenti esterni ma, nel momento in cui essa viene lacerata, tale difesa risulta compromessa. I batteri e lo sporco possono penetrare al suo interno e causare infezioni.

Quali sono allora le precauzioni da prendere affinché ciò non avvenga? Qual è il trattamento adeguato alle ferite?

  • Bisogna prima di tutto cercare di capire l’entità della ferita.
    Se si tratta di una lesione lieve, è possibile agire in totale autonomia; nel caso di ferite profonde, sporche e con detriti, risulta necessario rivolgersi ad un medico o al pronto soccorso per poter rimuovere adeguatamente i residui, disinfettare e, talvolta, applicare punti di sutura.
  • In caso si possa procedere da soli è opportuno disinfettare la ferita, tamponare il sangue evitandone la fuoriuscita eccessiva e attendere che il processo di guarigione faccia il suo corso.
  • Può rivelarsi utile l’uso di idonei presidi cicatrizzanti, in caso si vogliano accelerare i tempi.
  • Coprire la ferita, soprattutto quando si tratta di una lacerazione aperta, evita che residui di polvere e altri agenti esterni possano contaminare i tessuti nei primissimi giorni.
    È importante però usare una garza traspirante per far sì che la parte non s’inumidisca. Il prima possibile sarà anche opportuno far “respirare” la ferita, scoprendola e lasciandola libera.
  • Una fase importante è l’osservazione dell’area interessata, per assicurarsi che tutto proceda per il meglio e non ci siano peggioramenti evidenti, in caso contrario diventa necessario l’intervento del medico.

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Le ferite non si rimarginano

Una ferita che non riesce a guarire o ha una guarigione lenta viene definita “ferita cronica”.

Alcune delle cause di tali condizioni cutanee croniche possono essere:

  • traumi
  • infezioni batteriche
  • necrosi
  • dieta povera di vitamina C e nutrienti importanti
  • ustioni profonde
  • resistenza agli antibiotici
  • tumori della pelle
  • tabagismo
  • uso di farmaci che possono interferire con la coagulazione del sangue
  • condizioni di salute compromesse (diabete, sarcopenia, malattie vascolari, broncopneumopatia cronica ostruttiva, malnutrizione, ecc.)
  • allettamento e scarsa mobilità (la pressione continua in alcuni punti blocca l’afflusso del sangue, producendo lesioni denominate piaghe da decubito)

Nel caso in cui le ferite non si rimarginano, bisogna rivolgersi al medico perché valuti da vicino quali sono le condizioni e gli eventuali rimedi per la cicatrizzazione lenta.

Ogni situazione può essere diversa dall’altra, pertanto non esiste un rimedio universale.

La necrosi, ad esempio, prevede la rimozione del tessuto morto; le ferite aperte richiedono l’applicazione di punti di sutura e così via.[3]

Ferita che non guarisce e prude

A volte la ferita che non guarisce arreca prurito e, per poter trattare al meglio questo fastidio, è opportuno ripetere la pulizia e l’accurata detersione quotidianamente.

È importante mantenere idratata l’area con un topico specifico e coprire con una garza sterile e traspirante per il periodo strettamente necessario.

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Come curare ferite che non guariscono

Le ferite croniche, ovvero quelle che non guariscono anche a distanza di più settimane, possono essere curate con medicazioni e trattamenti particolari eseguiti da medici e personale sanitario.

Talvolta è necessario ricorrere a farmaci idonei oppure sottoporsi a specifiche cure: ossigenoterapia iperbarica, ultrasuoni ed elettromagnetoterapia, terapia a pressione negativa, innesti cutanei, ecc.

In base alla tipologia e alla gravità della ferita e a seconda delle condizioni di salute della persona, il medico decide qual è il trattamento migliore per curare ferite che non guariscono.

Abrasione che non si rimargina

L’abrasione è una ferita aperta dovuta allo sfregamento ripetuto della pelle su superfici ruvide.

Nel caso di abrasioni gravi (abrasione di terzo grado), la pelle subisce uno strappo e il processo di guarigione può essere lungo e difficile. Se un’abrasione non si rimarginasse, potrebbe dipendere da un’infezione batterica.

Il medico solitamente agisce disinfettando la zona interessata, fasciando in maniera adeguata, prescrivendo un antibiotico topico oppure orale (o entrambi) e, nei casi più gravi, può ritenere opportuno rimuovere chirurgicamente il tessuto circostante la ferita.[4]

Quando andare al pronto soccorso

Come abbiamo visto esistono molti metodi per trattare le ferite ma, ciononostante, non bisogna avere mai la presunzione di potersi sostituire al medico.

Esistono casi in cui diventa necessario andare al pronto soccorso perché agire in autonomia non è sicuro e potrebbe compromettere non solo la guarigione della ferita stessa, ma anche la salute della persona in senso generale.

Quando andare al pronto soccorso?

  • Quando la ferita è profonda e presenta corpi estranei al suo interno
  • Se la ferita è dovuta al morso di un animale o al taglio con un oggetto molto sporco o arrugginito
  • Se non si riesce a bloccare l’emorragia
  • Se la lesione è così profonda da rendere visibile il tessuto adiposo o addirittura l’osso
  • Se il taglio si trova in una giunzione articolare
  • Se la ferita è localizzata in parti delicate: occhio, pube, seno, ascella, viso
  • Quando la persona ferita è un neonato, un anziano e una persona con patologie (particolare fragilità)

 

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