cosa nostra uccide fratello e cognato

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Redazione

26 settembre 2017 20:00

Condannato a 24 anni per avere ucciso il fratello e la cognata. Si chiude così una vicenda lunghissima. Natale Romano Monachelli era infatti sotto processo per l’omicidio avvenuto il 21 novembre 1994 a Villagrazia di Carini. Adesso è stato condannato dalla Corte d’assise d’appello di Palermo, che ha riformato la sentenza di assoluzione di primo grado. Una storia vecchia e una pista che ha portato fino in Svezia. Monachelli infatti era stato arrestato solo nel 2009, a distanza di 15 anni, a Stoccolma dalla polizia svedese, con l’accusa di duplice omicidio, per poi essere scarcerato dopo 23 mesi di custodia cautelare.

A riaprire il caso rimasto a lungo irrisolto, era stato infatti il pentito Angelo Fontana, ex boss dell’Acquasanta, nel 2009. I carabinieri del comando di Palermo vennero a capo della sua storia dopo che il pentito, parlando dell’omicidio di stampo mafioso di Giovanni Bonanno, (capomafia dei mandamenti palermitani di San Lorenzo e Resuttana) era tornato sulla morte di Filippo Romano Monachelli e della moglie Elena Lucchese, appunto fratello e cognata di Natale Romano Monachelli.

La storia risale al 1994, quando a Carini viene trovato un furgoncino con due cadaveri carbonizzati all’interno. Le indagini si rivolgono immediatamente verso Natale Romano Monachelli. Ma il materiale raccolto non consente agli inquirenti di inchiodare Romano che – nel 1998 – si trasferisce in Svezia dove apre un ristorante italiano, “Piazza Italia”, uno dei più frequentati a Stoccolma dagli amanti del cibo mediterraneo. Aveva portato con sé anche la madre e il piccolo nipote, il figlio della coppia uccisa. Poi si era risposato con una svedese.

In realtà la prima svolta nel duplice delitto di Villagrazia di Carini arriva nel 2001, proprio quando l’ex moglie svedese a sorpresa si presenta ai carabinieri di Carini e Palermo. Erika Stjernquist, biondissima, occhi azzurri, raccontò che l’ex marito, Natale Romano Monachelli, con il quale aveva avuto un figlio e dal quale si era separata, le aveva confessato di avere assassinato il fratello e la cognata, perché Filippo era tossicodipendente e picchiava continuamente la mamma. Elena invece lo avrebbe istigato contro i familiari. Il pm chiese l’arresto, ma il Gip ritenne gli elementi insufficienti e negò la cattura dell’italo-svedese. Nessuno ne seppe nulla. Nel 2009, come accennato, durante il processo per l’omicidio di Giovanni Bonanno, parlò il pentito Angelo Fontana e disse che la vittima nel 1994 aveva aiutato “un ragazzo di nome Natale” a eliminare i cadaveri del fratello e della cognata. Aggiunse che quel “ragazzo” si era poi trasferito nel Nord Europa. I carabinieri e il pm fecero due più due e per Natale Romano Monachelli scattarono l’arresto in Svezia e l’estradizione. Le accuse del pentito coincidevano infatti quasi alla perfezione con quelle di Erika e l’uno non poteva sapere delle dichiarazioni dell’altra. Proprio la donna però ha successivamente ritrattato salvando inizialmente l’ex marito. Adesso la cittadina svedese è a giudizio per falsa testimonianza.

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