cosa paga l'usufruttuario

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(Relazione del Ministro Guardasigilli Dino Grandi al Codice Civile del 4 aprile 1942)

482 Circa la ripartizione delle spese e degli oneri tra proprietario e usufruttuario, si è riveduta e completata negli artt. 1004-1009 la disciplina del codice del 1865 (artt. 501-508). Sono a carico dell’usufruttuario tutte le spese relative alla custodia, all’amministrazione e alla manutenzione ordinaria della cosa: così pure devono essere sostenute dall’usufruttuario le riparazioni straordinarie, rese necessarie dall’inadempimento degli obblighi di ordinaria manutenzione (art. 1004 del c.c.). Le riparazioni straordinarie, invece, sono a carico del proprietario. L’enumerazione che di queste fa il secondo comma dell’art. 1005 del c.c. è conforme a quella contenuta nell’art. 504 del codice del 1865. L’usufruttuario, peraltro, poiché ne trae profitto, deve corrispondere al proprietario per la durata dell’usufrutto l’interesse delle somme per esse erogate (art. 1005, terzo comma). Se il proprietario non esegue le riparazioni, può eseguirle l’usufruttuario, e in tal caso ha diritto al rimborso delle spese senza interesse alla fine dell’usufrutto (art. 1006 del c.c.). Le stesse disposizioni valgono nel caso di rovina parziale, per vetustà o caso fortuito, di un edificio che formava accessorio necessario del fondo soggetto a usufrutto (art. 1007 del c.c.. Per ciò che concerne i carichi annuali, i quali sono addossati all’usufruttuario, l’art. 1008 del c.c., primo comma, risolve affermativamente la questione, sorta a proposito dell’art. 506 del codice del 1865, se l’usufruttuario debba corrispondere anche le rendite fondiarie. Il secondo comma dell’articolo ripartisce poi, per l’anno in corso al principio e alla fine dell’usufrutto, tali carichi tra proprietario e usufruttuario in proporzione della durata del rispettivo diritto. Gravano sul proprietario, salvo diverse disposizioni di legge, i carichi imposti sulla proprietà, inerenti cioè al capitale e non al reddito, ma l’usufruttuario deve corrispondergli l’interesse e, se ne anticipa il pagamento, ha diritto al rimborso del capitale, senza interesse, alla fine dell’usufrutto (art. 1009 del c.c. corrispondente all’art. 507 del codice del 1865). Non ho riprodotto, perché mi sembrava superfluo, la disposizione dell’art. 508 del codice anteriore, con la quale si riconosceva all’usufruttuario di una o più cose particolari il diritto di regresso verso il proprietario per il pagamento dei debiti di questo per cui il bene fosse ipotecato, nonché per le rendite semplici (o censi), le quali sostanzialmente non divergono di un comune debito ipotecario (articoli 1782 del codice precedente e art. 1861 del c.c.). La disciplina delle passività gravanti su un’eredità in usufrutto (art. 1010 del c.c.) è conforme a quella dettata dall’art. 509 del codice del 1865, che, però, più genericamente parlava di usufrutto di un patrimonio: e la modifica rende chiaro che l’usufrutto di un patrimonio non può essere costituito che come usufrutto dei singoli beni di cui il patrimonio è composto, con l’osservanza delle forme prescritte secondo la natura di ciascuno di questi. Al menzionato art. 509 del codice precedente si è aggiunta una disposizione (art. 1010, ultimo comma), che prevede la necessità della vendita dei beni per il pagamento dei debiti. La vendita è fatta d’accordo tra proprietario e usufruttuario, salvo ricorso all’autorità giudiziaria in caso di dissenso. Si è stabilito, infine, che l’espropriazione forzata debba seguire contro entrambi.



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