cosa significa urla e biancheggia il mar

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TESTO

  1. La nebbia a gl’irti colli
  2. Piovigginando sale, 
  3. E sotto il maestrale
  4. Urla e biancheggia il mar; 
  5. Ma per le vie del borgo
  6. Dal ribollir de’ tini
  7. Va l’aspro odor de i vini
  8. L’anime a rallegrar. 
  9. Gira su’ ceppi accesi
  10. Lo spiedo scoppiettando:
  11. Sta il cacciator fischiando
  12. Su l’uscio a rimirar
  13. Tra le rossastre nubi
  14. Stormi d’uccelli neri,
  15. Com’esuli pensieri,
  16. Nel vespero migrar.

PARAFRASI

La nebbia, sciogliendosi in una lieve pioggerella, risale per le colline rese ispide (irti colli, perchè i loro alberi in autunno sono spogli e scheletrici) dalle piante ormai prive di fogliame e, spinto dal vento freddo di nordovest (maestrale), il mare in burrasca é bianco di spuma e rumoreggia frangendosi sulla scogliera (urla – personificazione del mare).
Ma (la congiunzione avversativa serve per contrapporre al paesaggio desolato la vivacità del borgo in piena attività) per le vie del piccolo paese contadino (borgo: Bolgheri il paese dell’infanzia di Carducci) si diffonde, dai tini dove fermenta il mosto (ribollir de’ tini – metonimia), l’odore aspro (aspro odor – sinestesia) del vino nuovo che rallegra i cuori [Allitterazione – la ripetizione del suono r nella seconda strofa le conferisce un timbro festoso] .
E intanto sulla brace del focolare scoppiettano le gocce di grasso che cadono dallo spiedo su cui cuoce la cacciagione (Gira…scoppiettando – anastrofe); e il cacciatore se ne sta sull’uscio a guardare stormi di uccelli che, a contrasto con le rosse (rossastre, per la luce del tramonto) nubi, sembrano neri, come quei pensieri (similitudine uccelli-pensieri) che  che si vorrebbe mandar via lontano (esuli.. migrar) al tramonto (vespero, l’ora del vespro, coincidente all’incirca con il tramonto).





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