cosa vedere cinque terre

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Arroccati sulle scogliere e circondati dalla macchia mediterranea, si trovano i cinque piccoli borghi di Riomaggiore, Manarola, Corniglia, Vernazza e Monterosso che, insieme, costituiscono le Cinque Terre. Situate sul versante di Levante della Liguria, sono uno degli angoli più belli e suggestivi della costa. La loro posizione, stretta tra rilievi montuosi e il mare, che la pone al riparo da venti freddi favorendo un clima mite tutto l’anno, se da un lato ha reso difficile, nei secoli, l’insediamento degli abitanti, dall’altro è proprio ciò a cui devono il loro grande fascino.

I cinque borghi sono, infatti, il risultato di grandi opere d’ingegno dell’uomo che, nei secoli, si è dovuto misurare con la particolare morfologia del territorio roccioso, dalle forti pendenze. I centri abitati si sviluppano, infatti, in verticale, con le tipiche case-torre, più alte che larghe, dipinte in vivaci tonalità di giallo e rosa che, a picco sul mare, contrastano con il blu intenso del mare e la vegetazione. Tutt’attorno, invece, si sviluppa una fitta trama di terrazzamenti pianeggianti, detti ciàn, sostenute da muretti a secco, su cui sorgono orti, vigne, oliveti, scalinate, casolari e mulattiere.

Per la loro ricchezza storica, paesaggistica e ambientale, le Cinque Terre sono tutelate dall’Unesco come Patrimonio Mondiale dell’Umanità e dall’omonimo Parco nazionale e Area marina, istituito nel 1999, con la particolarità di essere l’unico in Italia destinato alla protezione di un ambiente antropizzato, che comprende la tutela dei terrazzamenti e dei muretti a secco (dal 2018 iscritti nella Lista del Patrimonio immateriale dell’Unesco).

La costa, ripida e frastagliata, è ricca di baie e insenature ma con poche e piccole spiagge. Tutti i borghi hanno la loro marina con un porticciolo (tranne Corniglia) ma per godersi il mare bisogna adattarsi a tuffarsi dagli scogli oppure camminare lungo la costa alla ricerca di qualche piccola baia. Unica eccezione è la spiaggia di Fegina, a Monterosso, la più famosa e più grande, con sabbia, ghiaia e scogli, considerata dalla rivista americana Forbes tra le 25 più affascinanti del mondo.

spiaggia Fegina Monterosso
Spiaggia di Fegina – Monterosso – Archivio Fotografico Agenzia in Liguria

Ogni borgo delle Cinque Terre ha la sua particolarità, con edifici e monumenti che raccontano della loro storia secolare. Per raggiungerle è sconsigliato l’uso dell’auto – il traffico è spesso interdetto a mezzi privati e le auto si devono lasciare a parcheggi esterni ai centri abitati – ma sono facilmente raggiungibili con il treno oppure via mare, da barche e motonavi. Per visitarle, invece, il modo migliore è a piedi, percorrendo i tanti sentieri che corrono lungo la costa.

Il più famoso è il Sentiero Azzurro che collega i cinque borghi lungo un percorso di 12 chilometri, noto per lo splendido scenario mediterraneo a strapiombo sul mare su cui affaccia. In particolare, il primo tratto, tra Riomaggiore e Manarola, è chiamato la Via dell’Amore: una passeggiata di circa un chilometro che incanta per gli scorci sul mare, la natura selvaggia e la vista romantica che regala, soprattutto al tramonto. Da qualche anno, purtroppo, il sentiero è chiuso a causa dei danni provocati da una forte alluvione ma si sta lavorando per rimetterlo in sicurezza. Ma sono molti i sentieri, sospesi tra terra e mare, immersi nella natura che permettono di ammirare questo angolo di Liguria.

Le Cinque Terre da vivere (come veri liguri)

Cosa vedere e cosa fare alle Cinque Terre

Riomaggiore. È il primo borgo delle Cinque Terre arrivando da La Spezia. Incastonato tra due colline terrazzate, che scendono ripide verso il mare, si sviluppa verticalmente, percorso da vicoli e scalinate che separano le tipiche case-torri dalla forma alta e stretta, colorate di giallo o di rosa e sormontate da tetti in ardesia. Le sue origini risalgono al Duecento quando gli abitanti, insediati all’interno, giurarono fedeltà alla Repubblica di Genova e si spostarono verso il mare da dove svilupparono commerci più veloci e sicuri.

A Riomaggiore si trovano monumenti di grande interesse, come la chiesa di San Giovanni Battista, nella parte alta del borgo, eretta nel 1340, a tre navate con pilastri in stili differenti e due porte gotiche; l’Oratorio di Santa Maria Assunta, del XVI secolo, che ospita un trittico quattrocentesco e una statua lignea del Trecento raffigurante la Madonna e il Castello che domina il centro storico.

Riomaggiore è anche il punto di partenza del famoso Sentiero Azzurro che collega i cinque borghi in un percorso lungo 12 chilometri e deve la sua fama allo splendido scenario mediterraneo a strapiombo sul mare su cui affaccia. Tanto che il primo tratto, che congiunge Riomaggiore con Manarola, è chiamato la Via dell’Amore per l’atmosfera romantica che regala, soprattutto al tramonto. Purtroppo, attualmente il sentiero è chiuso per i danni causati da frane e intemperie degli ultimi anni ma si sta lavorando per rimetterlo in sicurezza. In attesa della sua riapertura, si può percorrere il sentiero che, da Riomaggiore, sale in direzione del Santuario Madonna di Montenero e prosegue per Volastra lungo una piacevole strada pianeggiante.

Manarola. Frazione di Riomaggiore, è arroccato su uno scosceso promontorio di pietra scura, con il suo piccolo porto racchiuso tra due speroni rocciosi. Anche qui il borgo si sviluppa in verticale, dove le tipiche case-torri sembrano emergere dalla roccia a picco sul mare e incastonata nelle colline retrostanti di vitigni ed ulivi. Fondato durante il XII secolo, la storia del borgo è legata alla famiglia dei Fieschi di Lavagna che ne persero il dominio dopo essere stati sconfitti dalla Repubblica di Genova. Il suo nome deriva probabilmente il suo nome da un’antica magna roea, cioè una grande ruota da mulino ad acqua di cui resta testimonianza vecchio frantoio nella parte bassa del paese.

Il cuore di Manarola è piazza Papa Innocenzo IV dove si trovano i monumenti storici più importanti: la chiesa di San Lorenzo, la cui costruzione risale al 1338 in stile gotico-ligure, costituita da tre navate, con un interno barocco illuminato da un grande rosone in marmo bianco che si apre sulla facciata, il Campanile Bianco del XIV secolo, a pianta quadrata, insolitamente staccato dalla chiesa probabilmente perché usato come antica torre di avvistamento e difesa, l’Oratorio dei Disciplinati, del ‘400, e l’antico Ospedale di San Rocco. Il paese è percorso da un dedalo di strette vie e scalinate che passano tra le case, portando in alto verso la via del Belvedere oppure verso il porticciolo e la marina dove fare un tuffo tra gli scogli.

Corniglia. A differenza degli altri paesi, si trova in cima a un promontorio a circa 90 metri s.l.m. e, per questo, è l’unico borgo a non avere un porticciolo. Per raggiungerlo bisogna salire la Lardarina, una lunga scalinata di mattoni di 33 rampe e 377 gradini che dal paese scende alla stazione ferroviaria ed al mare. In alternativa si può prendere un bus in servizio tra la stazione e il paese (compreso nella Cinque Terre Card).

Anche la sua architettura lo rende diverso dagli altri. Antica residenza della nobile famiglia genovese dei Fieschi, ha case più basse, simili a quelle dell’entroterra a testimonianza della vocazione più agricola che marittima. Fin dall’epoca romana, infatti, Corniglia sfruttava i vigneti e terrazzamenti che circondano tutt’oggi il borgo per la produzione di un rinomato vino bianco e diverse anfore vinarie sulle quali compariva il nome di Cornelia sono state rinvenuta durante gli scavi di Pompei.

Il monumento più importante del borgo è la Chiesa di San Pietro, edificata intorno al 1350 in stile gotico ligure, impreziosita da un rosone in marmo bianco di Carrara sulla facciata e impreziosita all’interno da un fonte battesimale del XII secolo, statue degli evangelisti e molte decorazioni, tra cui un bassorilievo che raffigura un cervo, simbolo del paese.

Il cuore del borgo è largo Taragio, la piccola piazza principale che offre una vista spettacolare sul mare e, per questo, chiamata anche “la terrazza”, dominata dall’Oratorio dei Disciplinati, risalente al Settecento. Da qui parte una lunga scalinata che porta alla marina di Corniglia, piccola e solo di scogli. Per fare mare, in alternativa, c’è la spiaggia di Guvano, più bella e un misto di sabbia e sassi: si raggiunge a piedi in 15 minuti attraversando un vecchio tunnel dismesso della ferrovia.

Vernazza. È l’unico porto naturale delle Cinque Terre creato da uno sperone roccioso che si allunga nel mare e su cui sorge il borgo. Forse anche per questo è considerato da molti il più suggestivo, dove le tipiche case-torre colorate e sviluppate in verticale hanno forme più aggraziate e impreziosite da decori e porticati a testimonianza di un elevato livello economico e sociale. Il paese è dominato dai resti del castrum, una serie di fortificazioni medievali tra cui il castello Doria e una torre cilindrica risalenti all’XI secolo, mentre l’abitato è percorso da un’unica via centrale dalla quale si aprono, perpendicolarmente, ripide scalinate dette arpaie.

L’edificio più importante è la chiesa di Santa Margherita di Antiochia, costruita nel XIII secolo in stile romanico-genovese, con ampie finestre trilobate e composta da un corpo medievale e uno rinascimentale. Ai suoi piedi, scendendo da una stradina, si raggiunge il porticciolo e la marina dove fare un tuffo nelle acque turchesi dell’insenatura naturale.

Monterosso al Mare. Diviso in due parti dalla collina di San Cristoforo, è il borgo più grande delle Cinque Terre e anche probabilmente il più antico. Da un lato, sorge il centro storico dove rimangono alcune rovine del castello del XIII secolo, di proprietà dei signori di Lagneto, e ad altre fortificazioni per contrastare le incursioni dei saraceni diventando il più imponente sistema difensivo delle Cinque Terre. Da visitare, la trecentesca chiesa di San Giovanni Battista, in stile gotico-genovese, con la facciata bicroma, oppure, sul colle dei Cappuccini, il castello dei Fieschi e il monastero con la chiesa intitolata a San Francesco, impreziosita da tele attribuite a Van Dick, Cambiaso, Piola e Guido Reni.

La parte più recente e turistica è Fegina e vanta la spiaggia più grande delle Cinque Terre. Qui si trova Villa Montale, dove soggiornò il premio Nobel per la Letteratura, e che in questo “paese roccioso e austero, asilo di pescatori e contadini” trovò ispirazione per molti dei suoi celebri versi. La sua residenza è oggi il centro del parco letterario a dedicato al poeta e scrittore, all’interno del quale diversi sentieri, tra terra e mare, conducono tra i luoghi di Monterosso a lui più cari.

Rinasce il Convento di Monterosso, Luogo del cuore Fai

Cenni di storia delle Cinque Terre

La presenza dell’uomo nell’area delle Cinque Terre è molto antica ed è testimoniata dai ritrovamenti di tombe, manufatti e fossili risalenti al paleolitico e neolitico. All’epoca preromana, risalgono invece le due vie di comunicazione – sul crinale e a mezza costa – che da Portovenere attraversavano tutte le Cinque Terre, utilizzate probabilmente, nel primo caso, per il trasporto e le attività legate all’agricoltura e per la caccia, nel secondo. Non si esclude, poi, l’esistenza anche di alcuni approdi sulla costa delle Cinque Terre e, quindi, di traffici marittimi locali.

Bisogna arrivare, però, all’XI secolo per la nascita dei cinque borghi quando gente della Val di Vara, nella vicina Lunigiana, scelse di spostarsi, a causa dell’incremento demografico, lungo il tratto di costa fra la punta del Mesco e la punta di Montenero liberato dalla minaccia dei saraceni. Sorsero prima Monterosso e Vernazza mentre gli altri borghi nacquero più tardi, sotto l’egemonia militare e politica di Genova.

A differenza di quanto si possa pensare, le Cinque Terre non nascono come borghi marinari ma come borghi agricoli, grazie al clima costiero favorevole alla coltivazione. I primi abitanti furono costretti a plasmare il territorio con il terrazzamento dei pendii per coltivare viti e olivi, oltre a creare boschi di castagni da frutto e boschi da legname. Solo in un secondo tempo, gli abitanti presero confidenza con il mare, spinti anche dalla necessità di sfruttare il trasporto via acqua, più veloce e conveniente per lo scambio di merci. Gli abitanti diventarono, così, sia coltivatori che pescatori a seconda delle necessità e delle stagioni.

Nel XVI secolo, a causa degli attacchi dei turchi, gli abitanti dovettero rafforzare le vecchie fortificazioni e costruirono nuove torri di difesa. A partire dal Seicento, le Cinque Terre cominciarono a vivere un momento di declino che terminò solo nel XIX secolo, grazie alla costruzione dell’Arsenale Militare di La Spezia e alla creazione della linea ferroviaria Genova-La Spezia. Questo, da un lato, permise ai borghi di uscire dall’isolamento ma, dall’altro, portò anche a un graduale abbandono delle attività tradizionali, all’impoverimento della popolazione e all’emigrazione all’estero. Un processo che durò fino agli anni Sessanta, quando lo sviluppo del turismo fece riscoprire i cinque borghi, la loro bellezza e i loro unici scorci.

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Monterosso – iStock

Cosa mangiare alle Cinque Terre

Olio, vino, erbe aromatiche… La cucina delle Cinque Terre deriva i propri sapori dalla terra sui cui sorgono: una cucina soprattutto di magro, poiché qui non c’è spazio per l’allevamento di grandi animali, o di mare. Le specialità di terra più note e apprezzate sono le frittelle di fiori di zucca, o frisé de burbugiun in dialetto locale, minestroni, torte salate di verdure oppure la tradizionale torta di riso di Monterosso, a base di riso, uova, formaggio e funghi, in genere cucinata in occasione della festività della Madonna di Soviore, il 14 agosto.

Le erbe aromatiche, che crescono in abbondanza sui rilievi delle Cinque Terre, hanno un ruolo di rilievo per insaporire diverse ricette. Oltre a origano, timo e maggiorana e, naturalmente basilico, l’ingrediente base del pesto, usato per condire le trofie oppure le tagiain cun er pistu crudu, tagliatelle al pesto arricchite di verdure di stagione.

Non mancano, poi, specialità di pesce e crostacei – dopotutto sono sempre località di mare. Le acciughe, fritte o salate, le frittelle di bianchetti, cioè pesce azzurro in pastella, o i muscoli ripieni insaporiti da un trito aromatico, sono piatti immancabili nel menu dei ristoranti insieme a orate, branzini, totani, seppie, polpi e calamari.

Tra i vini locali, pochi ma rinomati, c’è il vino Cinque Terre DOC, un bianco secco delicato, la cui produzione è consentita esclusivamente in questo territorio, e lo Sciacchetrà, un passito dolce e liquoroso adatto per accompagnare dessert o come vino da meditazione.

Quando andare alle Cinque Terre

Meteo. Le Cinque Terre godono di un clima particolarmente mite che le rendono piacevoli tutto l’anno. Questo è dovuto alla loro posizione geografica, grazie agli Appennini che le proteggono dai venti settentrionali. In inverno, infatti, la temperatura non scende mai sotto gli 0 gradi mantenendosi su valori medi intorno ai 10 gradi, mentre in estate non supera quasi mai i 30 gradi. Il periodo migliore per visitarle va da marzo a ottobre: tornano in servizio i battelli turistici per sostarsi sulle diverse località della costa, si possono fare belle passeggiate lungo i sentieri che collegano i cinque borghi e godersi il mare. Agosto è certamente il mese più caldo e anche quello più affollato.

Da novembre a marzo, anche se le temperature possono essere piacevoli, bisogna tener presente che molte strutture ricettive sono chiuse. In genere, le precipitazioni sono ridotte anche nei periodi invernali e autunnali. Un fatto eccezionale si è verificato nel 2011 quando un nubifragio ha colpito Monterosso e Vernazza, danneggiando seriamente i due borghi e il famoso Sentiero Azzurro con la Via dell’Amore.

Eventi alle Cinque Terre

Durante l’anno, soprattutto con l’arrivo della primavera, la vita dei borghi è animata da diverse sagre, feste e mercatini dedicati ai prodotti e alle specialità locali. Monterosso al Mare è la più vivace e offre diverse occasioni a tema: la Sagra del limone a maggio durante la quale gustare, nei tanti banchetti disposti nelle vie del borgo, il limoncino, la crema di limoni, la marmellata e la torta al limone prodotte con il frutto tipico del paese; a giugno è la volta della Sagra dell’acciuga fritta, fritte nella caratteristica padella in ferro a forma di pesce abbinate al pan fritto e al vino bianco delle Cinque Terre, seguita, a settembre, dalla Sagra dell’acciuga salata, con degustazioni delle rinomate acciughe sotto sale di Monterosso.

A Corniglia, a luglio, si svolge il Festival del basilico, ingrediente principe della tradizione ligure: migliaia di piantine invadono carugi, balconi e terrazzi con il loro colore e profumo. Non mancano anche iniziative come allestimenti coreografici, ricette originali, bevande, gelati o pizze a base di questa pianta aromatica. Ad agosto, poi, un evento che unisce tutti e cinque i borghi: il Festival dello Sciacchetrà, il prelibato vino passito ligure prodotto soltanto nelle Cinque Terre e che diventa protagonista di incontri, degustazioni e visite guidate per esperti e appassionati.

Tradizioni delle Cinque Terre

Patroni e feste religiose sono, invece, momenti in cui far rivivere tradizioni storiche. Nel periodo di Pasqua, a marzo o aprile, un evento caratteristico è quello che si svolge a Manarola, con la Processione del Venerdì Santo e la rappresentazione luminosa della Passione e della Resurrezione di Cristo sulla Collina delle Croci.

A Monterosso al Mare, molto suggestiva è la Festa patronale di San Giovanni Battista (23 e 24 giugno), patrono del borgo, celebrata con il tradizionale falò, una processione e la deposizione di lumini in mare. La festa è celebrata nello stesso giorno anche a Riomaggiore, che con Monterosso condivide lo stesso patrono, con una processione e, spesso, con l’esibizione dei Madonnari che realizzano opere con la tradizionale tecnica al gessetto.

In occasione del Corpus Domini, che si celebra la nona domenica dopo la Pasqua, in genere a giugno, a Monterosso va in scena una celebre Infiorata: tutte le strade del centro storico vengono decorate con splendide opere realizzate con petali di fiori.

Vernazza, invece, celebra la sua Festa patronale di Santa Maria di Antiochia, il 20 luglio con una processione, banchetti nella via principale e fuochi d’artificio alla sera.

Il patrono di Manarola è, invece San Lorenzo, che si celebra il 10 agosto: oltre a passare la serata in vista delle stelle cadenti, si può assistere alla processione della portantina con la statua del Santo per le vie del paese e, infine, sul mare a bordo di una barca.

Anche a Natale gli splendidi borghi delle Cinque Terre sono avvolti da un’atmosfera unica. Da dicembre all’Epifania, a Manarola, si accende il Presepe luminoso dove oltre 300 personaggi di luce sono disposti tra vigneti e terrazzamenti illuminando la collina alle spalle del borgo.

Infine, il 25 dicembre, Vernazza celebra il Natale Subacqueo: dopo aver allestito il giorno della Vigilia un presepe subacqueo, a mezzanotte un gruppo di sub si immerge riportando in superficie la statua di Gesù Bambino portandolo fino alla chiesa parrocchiale.

Come arrivare alle Cinque Terre

Aereo. Gli scali più vicini alle Cinque Terre sono l’Aeroporto Cristoforo Colombo di Genova collegato alla stazione di Sestri Ponente con un servizio navetta circolare Flybus, con corse ogni 15 minuti, e l’Aeroporto Galileo Galilei di Pisa. Entrambi hanno bus o navette che li collegano al centro città o alla stazione.
Treno. Il treno è senza dubbio il mezzo più comodo per raggiungere le Cinque Terre. Sulla linea ferroviaria Genova-La Spezia, i treni regionali fermano in tutti i paesi della costa.
Auto. L’auto non è il mezzo migliore per visitare le Cinque Terre poiché i centri abitati sono chiusi al traffico privato. Ma la si può usare per raggiungerle, lasciando puoi l’auto nei diversi parcheggi situati all’esterno dei paesi. Per Monterosso al Mare e Vernazza, sulla A12 Genova-Livorno uscire al casello autostradale di Carrodano-Levanto e seguire per Levanto e per Monterosso al Mare; per Corniglia, Manarola e Riomaggiore, l’uscita dall’autostrada è La Spezia e poi seguire le indicazioni Cinque Terre, strada panoramica litoranea (SP 370).

Come muoversi alle Cinque Terre

Auto. Per la morfologia del territorio e le stradine strette e ripide, l’auto è sconsigliata per visitare le Cinque Terre. Inoltre, i centri abitati sono chiusi al traffico privato e l’auto deve essere lasciata nelle aree di parcheggio situate all’esterno dei paesi.
Mezzi pubblici. I borghi delle Cinque Terre sono collegati anche dai bus dell’ATC con orari che variano a seconda dei periodi e della stagione
Treno. È certamente il mezzo più comodo per spostarsi tra i diversi borghi e i treni regionali della linea Genova-La Spezia ferma in tutte le località della costa. Per i visitatori è disponibile anche la Cinque Terre Treno Card, una carta emessa dall’ente Parco, che include diversi servizi fra cui treni, i bus navetta, la fruizione di aree e percorsi attrezzati e del Sentiero Azzurro.
A piedi. Le Cinque Terre sono percorse da una rete di sentieri, facili e ben segnalati, che permette di cogliere tutta la loro bellezza. Inoltre, con la Cinque Terre Trekking Card si ha diritto a una serie di servizi come visite guidate, laboratori didattici e il servizio bus all’interno dei paesi.
Nave. In primavera e in estate è operativo il Consorzio marittimo turistico che offre collegamenti giornalieri da La Spezia verso le Cinque Terre. Il servizio offre la possibilità di scendere e risalire a piacere nei paesi delle Cinque Terre (tranne a Corniglia dove non esiste approdo) e anche a Portovenere.

Info: Consorzio Turistico Cinque Terre, Loc. Loreto, Parcheggio Multipiano, Monterosso al Mare (SP), tel +39 0187 819270
Parco nazionale delle Cinque Terre, Via Discovolo – c/o Stazione Manarola, 19017 Riomaggiore (SP), tel. 0187/762600

Testo di Francesca Pace – aggiornato al 2021

Dove Viaggi ©RIPRODUZIONE RISERVATA



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