elephant gin quale tonica

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La Germania che distilla gin continua a darci soddisfazioni. L’Elephant nasce vicino ad Amburgo circa un anno fa ma ha il cuore in Africa, sia nell’ispirazione che nelle botaniche insolite che ribollono nel suo alambicco. Eppure, quel che colpisce il naso la prima volta che lo si tuffa nel bicchiere, è quel profumo di mela verde che arriva insieme al ginepro e addolcisce un gin che poi si rivela di spirito nettamente maschio. Assertivo e assai adatto da miscelare con le acque toniche più dolci.

Katerina Logvinova prepara i Gin & tonic all’Elephant. Con fettina di mela

La bottiglia è bellissima, anche se purtoppo asseconda la tendenza alemanna: la capienza è di mezzo litro e non i 70 cl che, anni fa, pensavamo fossero un diritto sindacale acquisito. L’etichetta rimanda ai caratteristici francobolli triangolari del Sudafrica, un richiamo alle lettere che spedivano in patria gli esploratori dell’Africa del XIX secolo.

Ma veniamo a lui, il contenuto della bottiglia. Se l’incontro tra la mela e il ginepro è la prima nota, al naso e poi anche al palato arriva un aroma insolito: sembra menta, ma menta non è. Sembra citrico, ma agrume non è. Per far presto: non l’ho riconosciuto. E allora l’ho chiesto a Katerina Logvinova, l’eccellente bartender dell’Ego di Milano che di recente è diventata la brand ambassador di Elephant. Paziente, mi ha fatto riempire i polmoni, a una a una, delle botaniche presenti nel gin e alla fine l’ho scoperto: quell’aromatico ineffabile è Buchu, una pianta molto diffusa in sudafrica, dove viene anche distillata da sola per fabbricare spiriti locali. Grande sorpresa anche per il Baobab, che non c’è soltanto quando cerchiamo un po’ d’Africa in giardino nei pomeriggi troppo azzurri. Ma produce anche un frutto che si usa essicato e polverizzato: citrico di sapore, di una piccantezza sul genere dello zenzero al naso. Lo zenzero è peraltro presente, insieme al Pimento, per dare spunto. E poi c’è l’artemisia, la pianta dell’assenzio, nella sua versione africana.

Io ho provato l’Elephant:

Nel Gin & tonic, in due versioni. La prima, con l’acqua tonica della Tassoni, aromatizzata al cedro. La dolcezza della nuova tonica viene decisamente temperata dall’imperioso Elephant, e il mix ha una brillantezza sorprendente. La seconda, con la tonica d’elezione, l’inglesissima Fentimans. Anche qui, una tonica tutt’altro che amara. E anche qui, Elephant emerge deciso con le sue note piccanti. Insomma, il carattere del gin tedesco sembra esaltato da una base dolce. E la guarnizione sua designata è una fettina di mela.

Nel Martini, nella versione di Katerina Logvinova. Con vermouth Noilly-Prat e Bob’s bitter Orange & Mandarin. La personalità dominante dell’Elephant qui viene ammansita dalle note citriche del bitter per fondersi in un grande aperitivo. Potessi, lo riberrei anche adesso. Quel che non ho provato, ma colmerò la lacuna, è l’Elephant in the Room di Katerina: gin dell’Elefante, sciroppo di mirtilli, té verde Sagan-Daylya, Carpano dry e profumatissima tintura di bochu.

 

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