in che modo gli elimi sono venuti a contatto con i greci

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Quando i Greci e i Fenici colonizzarono la Sicilia, l’isola era già abitata da tre misteriose popolazioni: i Siculi, i Sicani e gli Elimi.

Queste popolazioni non erano originarie del luogo ma esse stesse erano venute da altri luoghi, forse qualche secolo prima dei Greci e dei Fenici.

Degli Elimi si sa davvero poco.
Sull’origine di questa popolazione che si stanziò nella Sicilia occidentale ci sono state diverse ipotesi. Gli storici del mondo antico più o meno concordano con l’ipotesi che gli Elimi provenissero dall’Anatolia e per la precisione fossero Troiani in fuga a causa della guerra di Troia.

Gli antichi storici ci parlano degli Elimi

Lo storico ateniese Tucidide così si esprime a proposito degli Elimi:
“Espugnata che fu Ilio, alcuni dei Troiani sfuggiti agli Achei approdarono con le loro imbarcazioni in Sicilia, ove si stabilirono ai confini dei Sicani, e tutti insieme ebbero il nome di Elimi. Erice e Segesta furono le loro città.

Ad essi si aggiunsero e con loro abitarono alcuni dei Focesi che, al ritorno da Troia, erano stati dalla tempesta sbattuti prima in Libia e di là poi in Sicilia.”
Secondo Tucidide quindi alcuni Troiani, fuggendo dagli Achei, sarebbero giunti in Sicilia con una flotta. Divenuti vicini dei Sicani, entrambi vennero chiamati Elimi.

La profezia di Cassandra

Licòfrone di Calcide, nel poema “Alessandra”, narra le profezie della figlia di Priamo, re di Troia. Alessandra (conosciuta anche come Cassandra), fece delle profezie sulla distruzione di Troia e sulle sue conseguenze.
Una di queste profezie parla di Egesto.
Prima della guerra di Troia le figlie del Troiano Phenodamos, per una vendetta nei confronti del padre o per salvarne la vita, erano state imbarcate verso la Sicilia. Qui fondarono il tempio di Venere Ericina e una di esse ebbe un figlio con il dio fluviale Krimisos.

Questo figlio di nome Egesto fondò tre città nell’isola e vi condusse più tardi dei Troiani scampati alla distruzione della loro città, sotto la guida di un figlio di Anchise, Elimo. Segesta fu così considerata come l’ereditiera di Troia.
Poichè Egesto o Aceste fu allevato in Sicilia conosceva i costumi e la lingua dei nativi. Quando aveva appreso della guerra di Troia si era recato in patria per difendere la città. Non potendone evitare la fine tornò in Sicilia portando anche Elimo e le sue navi. Elimo era un figlio illegittimo di Anchise e dunque fratellastro di Enea.

Cicerone accenna pure all’origine della città di Segesta, una città molto antica fondata da Enea che fuggiva da Troia. Pertanto riteneva giusto che i Segestani si sentissero uniti al popolo romano da una parentela.

Enea in Sicilia

Virgilio nell’Eneide narra il passaggio di Enea in Sicilia. Questi con il padre Anchise e il figlio Ascanio navigava vicino la costa per raccogliere i dispersi.
Vista Troia in pericolo e riconoscendo impossibile ogni tentativo di salvezza, Elimo, principe di sangue reale, insieme ad altri compagni si era affrettato a imbarcarsi per trovare salvezza in Sicilia.

Enea, loro amico, perduta la moglie nell’incendio di Troia, s’imbarcò con ventidue navi e dopo un viaggio avventuroso con varie tappe, sbarcò una prima volta a Drepanum.

In un punto della costa settentrionale della Sicilia, identificato come Pizzolungo, vicino Trapani, seppellì il padre Anchise.
Intanto Elimo, arrivato in Sicilia, si era fermato nella regione del Crimiso, e fu qui che venne ritrovato da Enea.
Dopo essere ripartito da Drepano, Enea era stato spinto dalla tempesta sulle coste del Nord Africa. Qui si era fermato per circa un anno innamoratosi della regina Didone. Abbandonata Didone per compiere il suo destino, cioè fondare Roma, una terribile tempesta aveva costretto le sue navi a rifugiarsi ancora a Drepano.

Nascita di Segesta

Il re di Erice Egesto o Aceste accolse favorevolmente Enea nel suo regno e permise ad Enea di celebrare i giochi funebri in onore di Anchise, nel primo anniversario della sua morte.
Secondo il racconto di Virgilio, Enea comprendendo la stanchezza degli anziani e delle donne al suo seguito, decise di fondare due città per sistemarvi definitivamente gli anziani, le donne e i bambini venuti al seguito suo e di Elimo. A questi si aggiunsero alcuni sudditi di Aceste. Le due città presero il nome di Elima ed Egesta: Egesta è l’attuale Segesta, di Elima invece non si hanno più tracce.

Anche Dionigi di Alicarnasso nella sua storia di Roma, parla del passaggio di Enea e dei Troiani in Sicilia. Qui Enea e i suoi compagni si incontrarono con i troiani venuti da Troia insieme a Elimo, che erano stanziati presso il fiume chiamato Crimiso nella terra dei Sicani.

I Troiani sarebbero stati bene accolti dai Sicani a causa della comunanza di stirpe con Egesto, nato e allevato in Sicilia. Vista l’accoglienza, Enea si mostrò benevolo con loro fondando le città di Egesta e Elima, lasciando in esse parte del suo esercito. La stirpe troiana restò in queste zone con Elimo e Segesto, perciò furono chiamati Elimi.

La provenienza degli Elimi per gli storici moderni

La maggior parte degli autori antichi quindi propende per la provenienza orientale degli Elimi, esattamente dalla Troade.
Lo storico tedesco Adolf Holm invece avanzò l’ipotesi che gli Elimi provenissero dalla Persia, dove si trova una regione chiamata Elam o Elymoide, abitata da un popolo che i Greci denominarono Elimei.

In questo paese inoltre si sarebbe praticato un culto simile a quello della Venere Ericina. Holm conclude che gli Elimi erano un miscuglio di Persiani, di Fenici e forse anche di Troiani trasportati in Sicilia sopra le navi di Tiro. Una prova è la loro continua amicizia e alleanza con i Fenici e i Cartaginesi.

L’ipotesi della provenienza ligure

Secondo altri autori invece l’immigrazione degli Elimi sarebbe stata anteriore a quella dei Siculi, avvenuta nel sec XII a.C.. Gli Elimi sarebbero venuti dalla Liguria ad occupare la Sicilia occidentale.
Si era notato infatti che i nomi delle tre città Segesta, Entella ed Erice hanno un riscontro preciso nella toponomastica ligure.

Eryx, l’attuale Lerici; Segesta, l’attuale Sestri Levante e Chiavari vicina al fiume Entella. La squadra di calcio di Chiavari si chiama Entella.
Ma lo studioso inglese Toynbee nel 1932 avanzò l’ipotesi contraria. Poiché in Liguria i nomi delle tre città erano grecizzate è facile supporre invece che gruppi di Elimi dalla Sicilia siano andati a colonizzare la Liguria.

La lingua degli Elimi

Il linguaggio Elimo in Sicilia subì molto l’influenza di quello greco, dal momento che Greci ed Elimi convivevano e commerciavano tra di loro.
Si sa molto poco della lingua originale degli Elimi: sono stati ritrovati soltanto alcuni testi in una misteriosa lingua con caratteri greci, nessuno dei quali lungo più di dodici lettere, su pochi frammenti di coccio del VI e del V secolo a. C.. Questi sono stati rinvenuti a Segesta mentre alcune iscrizioni erano su monete provenienti da Segesta ed Erice.

La lingua, pur essendo scritta con caratteri ellenici, non è quella greca. Si presenta comunque come una lingua indoeuropea, con dei tratti italici.

I ritrovamenti della Grotta Vanella

Fondamentale è stato il rinvenimento sulle pendici del Monte Barbaro nei pressi della Grotta Vanella di una specie di scarico formato da migliaia di frammenti di ceramica buttati dall’alto, dal pianoro di Monte Barbaro.

Tali frammenti erano in maggior parte appartenenti a ceramiche dipinte. Le decorazioni sono simili a quelle dei vasi troiani e di altri centri dell’Asia minore, pur recependo alcuni caratteri della tradizione locale.
Gli Elimi si sarebbero inseriti tra l’altro senza grossi conflitti o guerre nell’ambito della civiltà sicana, occupando alcuni centri della Sicilia occidentale, rielaborando l’artigianato locale ed introducendovi pochi ma significativi elementi nuovi, motivi che hanno origine nel mondo anatolico sub-miceneo e cipriota.
In questi frammenti tra l’altro iscrizioni in lingua greca si mescolano a quelle in lingua locale. L’ambiente segestano era profondamente influenzato dallo stile di vita e dalla cultura greca. Probabilmente gli Elimi convivevano con popolazioni greche e per questo nella discarica di Grotta Vanella sono stati rinvenuti anche ceramiche greche di importazione.

Si suppone che questo materiale misto provenga dalla distruzione della città da parte del tiranno di Siracusa Dionisio il vecchio agli inizi del sec IV.

Anche ad Erice sono stati praticati alcuni scavi lungo la cinta muraria che hanno portato alla luce frammenti ceramici simili a quelli di Segesta.

Le città Elime erano costruite sui rilievi

Tutti i centri elimi hanno la caratteristica di essere ubicati su montagne o colline. Sono vicine al mare ma non sulla costa.  Ne è un esempio Erice. Ma anche Segesta era sulla sommità di un monte da cui si poteva osservare il mare di Castellammare del Golfo. Entella invece probabilmente era sulle rive del Belice che aveva accesso al mare attraverso il fiume.

Da notare che anche le tre città liguri erano costruite con gli stessi criteri.
Anche Troia era costruita su un monte in prossimità del mare, ma non sul mare.

Gli Elimi provenivano dall’Anatolia?

Altri studiosi hanno messo in evidenza come oltre la penisola italiana possiamo trovare nei Balcani delle popolazioni illiriche chiamate: segestani e siculoti.

Proprio nell’odierna Albania nell’antica città di Butrinto ritroviamo uno stile di costruzione delle mura pressoché identico a quello delle mura elime di Erice.

Anche le mura della capitale degli ittiti (popolo anatolico indoeuropeo) Hattusa, che si trova nell’odierna Turchia, ha delle somiglianze.
Probabilmente è proprio dall’antica Anatolia che partì il nucleo originario di questi indoeuropei che approdarono in Sicilia non direttamente ma attraverso i Balcani e l’Italia, ma questo prima della guerra di Troia.

Il rapporto tra i Greci e i Troiani

Infine altri studiosi hanno notato che i Greci chiamavano Barbari tutti i non greci, e così anche i Fenici, i Siculi e gli Elimi.
I Troiani erano considerati, seppur Barbari, altamente degni di rispetto, grazie anche ai personaggi eroici come Ettore. Troia non era una città greca ma era molto associata alla cultura greca.
Come nei confronti dei Troiani, i Greci avevano una attitudine differente nei confronti degli Elimi.

Che popolazione erano i Troiani?

Fino al 19simo secolo si pensava che Troia fosse solo un mito. Fu il tedesco Heinrich Schliemann a scoprire Troia sulla costa della Turchia, vicino all’Ellesponto, l’attuale Stretto dei Dardanelli.
Dal momento che l’Iliade fu scritta in greco antico e tutti i nomi delle persone e degli dei erano greci si è portati a pensare che anche i Troiani fossero in qualche modo dei greci e che parlassero lo stesso linguaggio.

Ma secondo le più recenti ricerche dei linguisti i Troiani parlavano un linguaggio indo-europeo largamente parlato in diverse parti dell’Anatolia, il Luvio.

I luvi occupavano gran parte di quella che oggi è chiamata Turchia. Questi territori, compresa Troia, gradualmente finirono sotto il controllo dell’Impero Ittita.
Comunque nella stessa Iliade si capisce che i Greci erano in qualche modo molto a contatto con i Troiani, con cui avevano facilmente rapporti commerciali. Le loro culture si influenzavano a vicenda.
Anche la cultura elima in Sicilia fu ellenizzata al punto che della vecchia società rimase molto poco. Ne è un esempio la costruzione del tempio greco a Segesta, intorno al 430 a.C.

Le altre città Elime in Sicilia

La città di Laitas si trovava sul Monte Iato, nel comune dell’attuale San Cipirello, a Palermo. Dalla sua posizione la città controllava la via per Panormos e la vallata del Belice, la via più agevole per arrivare a Selinunte.

Anche in questa città elima si nota l’influsso greco a partire dal VI sec a.C. Viene inrodotto il culto di Afrodite e vengono costruiti tempio, teatro e agorà.
Entella sorgeva sulla Rocca di Entella, lungo il corso del fiume Belice. In posizione strategica, dominava la visuale a 360 gradi. Oggi il sito archeologico si trova nord-ovest del comune di Contessa Entellina.
Gli scavi archeologici più recenti sembrano indicare che l’antica Halyciae, in tempi più recenti chiamata Alicia, si trovava dove adesso si trova Salemi.
Di Elima non si sa molto. Scavi effettuati presso il Monte Castellazzo di Poggioreale hanno fatto rinvenire i resti di un centro urbano che potrebbe essere Elima. Anche questo centro mostra i successivi segni di ellenizzazione visti i contatti con la vicina Selinunte.
L’ubicazione della città di Nakone è sconosciuta. Probabilmente sorgeva nei pressi di Entella.

Ne conosciamo l’esistenza grazie al ritrovamento di alcune tavolette bronzee trafugate e finite sul mercato antiquario («i decreti di Entella e Nakone») redatte nel III secolo a.C., allo scopo di suggellare e disciplinare la ricomposizione di un conflitto intestino (stasis) che aveva colpito la città.

Nei Decreti di Nakone si fa inoltre riferimento alle seguenti città Petra, probabilmente nei dintorni di Segesta; Makella probabilmente tra Segesta e Thermai Himeraìai cioè Termini Imerese e Kytattara, completamente sconosciuta.

fonti

Associazione Nazionale “Ludi di Enea” – Gli Elimi
wikipedia

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