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Introduzione

 

Il giovane Holden (The catcher in the rye nel titolo originale 1) è il romanzo più celebre di Jerome D. Salinger (1919-2010), uno scrittore americano eccezionalmente schivo (visse infatti buona parte della sua vita completamente ritirato, rifiutando gran parte dei contatti con il mondo), oggi considerato uno dei più importanti autori americani del ventesimo secolo. Il giovane Holden, pubblicato nel 1951 e tradotto in Italia per la prima volta nel 1961, è ormai un “long-seller”, cioè un libro che continua ad avere buone vendite malgrado il passare degli anni, ed è considerato un classico novecentesco della letteratura giovanile. Al suo interno vengano trattati temi come la solitudine, il cinismo, l’ipocrisia e la difficoltà di affrontare il mondo, che fanno ricondurre quest’opera al genere del “romanzo di formazione” 2

 

Riassunto

 

La storia è ambientata negli Stati Uniti degli anni Cinquanta. Holden Caulfield è il narratore e al momento dei fatti raccontati ha sedici anni. La storia comincia un sabato: Holden è stato appena espulso dal college di Pencey perché ha sostenuto un numero insufficiente di esami e deve tornare a casa, a New York, il mercoledì successivo. L’incontro d’addio con Spencer, suo professore di storia che lo rimprovera per il suo atteggiamento immaturo, lo irrita profondamente, così come lo infastidiscono alcuni suoi compagni al dormitorio al punto che Holden arriva alle mani con uno di loro, Stradlater, che esce con Jane, una ragazza di cui Holden è molto geloso (più avanti nel romanzo racconterà come lui e la ragazza si sono incontrati). Il protagonista decide allora di recarsi in anticipo a New York, ma, invece di avvertire i genitori, si ferma all’Edmont Hotel alcuni giorni prima di tornare a casa. Nel treno che lo porta in città e, successivamente, in albergo fa svariati incontri (la madre di un compagno, un tassista scocciato, un travestito, una coppia di amanti dalle abitudini singolari) e ne manca altri, come quello con Faith Cavendish, un’ex spogliarellista.

All’albergo, piuttosto sordido e malfamato, Holden conosce tre ragazze più grandi di lui in sala da ballo, che però poi lo lasciano da solo. Holden, in cerca di alcolici pur essendo minorenne, si sposta quindi nel jazz club di Ernie, dove incontra Lillian, l’ex ragazza di suo fratello, con cui intrattiene una conversazione vuota e superficiale, sospettando che lei lo stia solo usando per suoi fini personali. Holden fa ritorno dunque in albergo dove, con la complicità di Maurice, addetto all’ascensore, conosce Sunny, una prostituta. I due hanno un incontro in camera che Holden, alla fine, si rifiuta di portare a termine. Sorgono così problemi col pagamento di Sunny: Maurice, che vuole altri soldi, viene coinvolto e la scena termina con una scazzottata tra lui e Holden.

La mattina successiva seguono svariati incontri tra le strade di New York mentre il protagonista si reca in stazione per riporvi le sue valigie: Holden organizza un appuntamento con Sally, una fiamma del passato, per andare insieme a uno spettacolo a Broadway ma, quando le propone di scappare insieme per vivere in uno chalet in montagna, Sally rifiuta drasticamente. La ragazza, dopo alcuni scambi di battute poco amichevoli con il protagonista, si irrita fino a piangere. Holden, dopo un altro incontro fallito con Carl, suo ex tutor che gli consiglia una cura psichiatrica, si ubriaca, vaga senza meta per Central Park e in seguito si introduce furtivamente a casa dei suoi genitori, dove confesserà alla sorellina Phoebe di essere stato espulso dal college. Quando i genitori rientrano, Holden si nasconde in un armadio e poi esce di casa senza essere visto, per recarsi dal prof. Antolini, un suo stimato docente di Letteratura inglese da cui il protagonista spera di torvare ospitalità per la notte. Giunto da lui, Holden ha una lunga conversazione con l’uomo e poi si addormenta. Tuttavia, nel corso della notte si sveglia mentre Antolini è intento a pettinargli i capelli. Sconcertato e confuso, Holden abbandona l’abitazione e torna a vagare per New York City. Il giorno successivo, il protagonista incontra di nuovo Phoebe, cui vuole confessare il proprio progetto di abbandonare la città. La ragazza, che ha già compreso le intenzioni del fratello, arriva all’incontro con una valigia, ma Holden rifiuta categoricamente di portarla con sé. I due si riappacificano quando, a Central Park, il protagonista le compra il biglietto per una giostra. Holden, quasi commosso e felice, osserva Phoebe divertirsi sotto la pioggia.

Le ultime parole della voce narrante non svelano cosa sia capitato ad Holden in seguito: si accenna solo alla tubercolosi che lo ha colpito e che lo ha spinto a ricoverarsi per un periodo in un sanatorio e alla sua decisione, per l’anno seguente, di riprendere gli studi.

 

Un romanzo di formazione mancato

 

Phony ricorre per almeno trenta volte all’interno del romanzo. In inglese indica tutto ciò che è falso, posticcio, menzognero ed ha dunque una valenza assolutamente negativa. Come ha recentemente scritto Matteo Colombo, il traduttore della nuova edizione italiana del Giovane Holden “Motti, la precedente traduttrice, la traduce in modi diversi: finto, pallone gonfiato, sbruffone, ma per un ragazzo che divide il modo fra bene e male – e tutto quel che è male è phony – serviva una parola unica, quasi ipnotica”. E la parola “ipnotica” scelta da Colombo per la sua traduzione è ipocrita. È infatti l’ipocrisia il grande nemico di Holden Caulfield, soprattutto quella degli adulti.

Si tratta di uno dei temi centrali del romanzo: Il giovane Holden è evidentemente un tipico Bildungsroman, un romanzo di formazione del passaggio dall’adolescenza all’età adulta. Tuttavia, nello specifico caso de Il giovane Holden il confine tra età giovanile ed età adulta non è varcato per scelta – non si sa quanto consapevole – del protagonista stesso, che ritiene l’età adulta falsa e pretenziosa. Di conseguenza Holden ammanta la propria incapacità psicologica di crescere con una presunzione morale che funziona come una barriera protettiva: il vuoto di valore che Holden trova intorno a sé può essere anche interpretato come uno specchio della propria tormentata condizione interiore. Il distacco, misto spesso a disprezzo e cinismo, che egli prova per il mondo degli adulti – ma di cui lui stesso è sovente corresponsabile – ha il suo contraltare nell’esaltazione dell’innocenza, un altro tema molto caro alla letteratura americana, impersonato in particolar modo da Phoebe.

 

Bibliografia:

J. D. Salinger, Il giovane Holden, Einaudi, Torino, 2014.
R. Giachetti, Il giovane Salinger, Milano, Baldini e Castoldi, 1998.
E. Ranaboldo, Invito alla lettura di Jerome D. Salinger, Milano, Mursia, 1999.



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