in che modo internet ha influenzato l'istruzione

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E se la tecnologia creasse micromondi significativi e saperi di lungo respiro?

Le innovazioni degli ultimi decenni e il libero mercato globale dell’informazione hanno permesso un cambiamento sociale senza precedenti.  Se prima l’informazione era accessibile a un numero più o meno ampio di individui, ora la possibilità di accedere alla rete è alla portata di tutti.

È evidente e lampante agli occhi di tutti che lo sviluppo e la diffusione di Internet ha cambiato nell’arco del tempo le modalità di accesso alla conoscenza da parte di tutti gli individui.

Il mondo telematico non si configura solo come serbatoio di tanti e diversi contenuti, ma è un processo di cambiamento che ha investito il mondo della comunicazione e dell’educazione, insinuandosi negli ambienti sociali più impensati e cambiando il nostro modo di accedere alla cultura.

La rete si tramuta in uno strumento di comunicazione di massa, avvicinandosi dal punto di vista sociologico alla comunicazione orale, un mondo nel quale ogni individuo, essendo un nodo attivo della rete, tende ad affermare la propria identità virtuale cercando di confermarla e scolpirla a tutto tondo. Dal punto di vista educativo la logica di rete entra a far parte integrante del processo di apprendimento.

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A tal proposito, le tecnologie si inseriscono in un processo di progettazione destinato alla realizzazione di ambienti di apprendimento capaci di supportare gli studenti e i docenti in tutti gli aspetti comunicativi, relazionali, creativi, inclusivi, flessibili, contribuendo a creare un ambiente generativo di apprendimento.

Le tecnologie rappresentano lo strumento di supporto al servizio dell’innovazione didattica, necessario per rispondere alla complessità e all’eterogeneità della scuola attuale.
 Le tecnologie aiutano a riconoscere e valorizzare le differenze presenti in ciascun gruppo di alunni mediante processi di individualizzazione didattica, ad incentivare metodologie didattiche cooperative e metacognitive e a favorire e potenziare la comunicazione all’interno e all’esterno dei gruppi classe.

Non è necessario rincorrere la tecnologia più innovativa e avanzata, saremo sempre un passo in ritardo. La partita dell’innovazione è tutta sul piano didattico. Usare strumenti innovativi non significa essere innovatori.
 Il mondo, il “villaggio globale” di Mc Luhan, è destinato a divenire sempre più piccolo, ad accorciare le distanze fisiche e culturali, a ridursi notevolmente per creare un avvicinamento fra popoli e culture diverse.

Il percorso dello studente, cittadino del suo tempo, diviene un percorso finemente ramificato e ricco di possibilità. Ogni studente costruisce il proprio sentiero, scegliendo quale strada percorrere, cosa approfondire lungo il tragitto e dove e se è necessario ritornare.

E’ la logica costruttivista che si estrinseca nel costruire la propria conoscenza.
 Le conoscenze individuali saranno tutte uniche perché ciascuno avrà costruito percorsi originali, avrà visitato nodi differenti della rete facendo esperienze diverse.

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Oggigiorno, ogni ragazzo ha a disposizione un cellulare per giocare, un tablet per chattare, un computer per comunicare con il mondo, per ricercare la sua musica preferita, foto, video, scatti di momenti personali da pubblicizzare.

Di fronte a questi mutamenti, il ruolo dei docenti deve assumere una nuova connotazione: da trasmettitore di conoscenze, il docente deve diventare guida, progettista e conduttore di ambienti di apprendimento, quanto più possibile ricchi ed articolati.

L’insegnante è membro di una comunità di pratica ed è in questo luogo, reale e interiore, che egli alimenta il proprio sapere e trasforma la propria conoscenza, rinnovandosi continuamente.

I due tipi di saperi, quello classico e quello innovativo, dovranno convivere nel tempo per passare da una scuola dell’insegnamento a una scuola dell’apprendimento, da una scuola chiusa e autoreferenziale a una scuola aperta al territorio e al “villaggio globale”.

La rivisitazione degli aspetti metodologici si presenta come occasione per riflettere sulle prospettive pedagogiche e le pratiche didattiche da includere nell’ambiente diventato di sperimentazione e di ricerca, favorendo così nuove opportunità di cambiamenti.

La rivoluzione tecnologica degli ultimi tempi evidenzia mutamenti diversi nei percorsi di crescita dei giovani. Si teme che le “app generation” (H. Gardner-K. Davis) possano subire una sorta di ingabbiamento da parte delle tecnologie.

La questione sta nell’andare oltre la negatività apparente introducendo una pedagogia della tecnologia per insegnare come e cosa trarre di proficuo per aumentare e accrescere le conoscenze dei giovani.

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Inclusione, gusto interiore, lentezza, essenzialità, concretezza, creatività, multicanalità, narratività, condivisione, collaborazione: queste alcune delle coordinate pedagogiche che potrebbero essere lo sfondo della pedagogia digitale da attuare nella scuola.

Creare dei micromondi dove inventare progetti e costruire saperi significativi e condivisi potrebbe essere la chance del cambiamento costruttivo, abbattendo i muri, accettando i limiti, assecondando le attitudini e sollecitando le potenzialità di ogni allievo.

La scuola deve educare, formare, far diventare i nostri ragazzi veri cittadini digitali. Rendere più efficace l’apprendimento attraverso compiti di realtà, dimostrare le competenze acquisite mediante una didattica nuova e leggera, sviluppare capacità critica, analitica e selettiva.

Il web conduce a un apprendimento connettivo, a un sapere che si accresce e si modifica, se il docente è in grado di costruire un adeguato ambiente liberante, nel quale interagisce con i ragazzi e con gli altri docenti, sulla base di un rapporto collaborativo e inclusivo.

La rete rappresenta un spazio multidimensionale, contemporaneamente una banca dati, un luogo di interazioni, un ambiente per attività di costruzione cooperativa, un luogo di lavoro condiviso.

La tecnologia da sola non fa scuola, ma se ben usata può aprire nuove modalità di dialogo.

“I saperi volti non al successo ma alla verità, all’essenza sono saperi di lungo respiro; portano a pensare le cose non solo come sono oggi ma come sono state e probabilmente muteranno, indipendentemente dal loro utilizzo immediato e prossimo venturo. I saperi essenziali – saperi di libertà- costruiscono la città futura, valorizzano le diversità e le differenze, quelli minimi e irrinunciabili danno a tutti qualcosa che è estraneo a ciascuno”. (G. Boselli)

 

Roberta Tardi

Docente di lingue straniere, specializzata ed esperta nei processi di inclusione, esperto valutatore dei processi didattici, formatore di educazione linguistica e di linguaggi verbali e non verbali.

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