in che modo le tecnologie digitali contribuiscono allo sviluppo sostenibile

[ad_1]

La trasformazione digitale e la pandemia hanno contribuito a fare accrescere negli italiani la consapevolezza della crisi ambientale, orientando le scelte dei consumatori in un’ottica di maggiore sostenibilità: è quanto emerge dalla ricerca “Le Sfide della Sostenibilità Digitale” realizzata da Ipsos e commissionata da Maker Faire Rome e UniCredit.

La ricerca, che ha interessato oltre mille soggetti maggiorenni, fornisce una fotografia del modo nel quale la digitalizzazione sta trasformando il nostro mondo e come questa trasformazione possa essere governata al meglio per raggiungere gli obiettivi di Agenda 2030.

Diversi i temi trattati nell’indagine, dalla percezione del problema ambientale, ai criteri che guidano le scelte dei consumatori, al ruolo che le tecnologie digitali possono ricoprire nel raggiungimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile (SDG).

La ricerca ha esaminato le principali opportunità e sfide che le tecnologie digitali pongono al raggiungimento degli SDGs, individuando due aspetti chiave nella relazione tra la rivoluzione digitale e la sostenibilità: “gli impatti ambientali delle nuove tecnologie” e “la sostenibilità come driver di sviluppo e di mercato”.

Cresce la consapevolezza dell’emergenza ambientale, ma la responsabilità di agire è a carico delle imprese

Nel 2020 è cresciuta la consapevolezza dell’emergenza ambientale tra gli italiani: secondo il 90% degli intervistati, il disastro è inevitabile se non si cambiano rapidamente le proprie abitudini. Una percentuale in salita rispetto a quanto rilevato nell’indagine del 2013 (84%) e più alta rispetto a quella registrata nel Regno Unito (83%), in Francia e in Germania (86%).

Per il 72% degli intervistati, inoltre, il cambiamento climatico è una crisi altrettanto grave quanto la pandemia di Covid-19, percentuale superiore alla media mondiale del 71%.

Tuttavia, rispetto ad altri Paesi dove l’emergenza è meno sentita, gli italiani non credono che la responsabilità di intraprendere azioni rivolte al contrasto del cambiamento climatico e alla protezione dell’ambiente ricada sul singolo: il 54% degli intervistati ritiene infatti che questo ruolo spetti all’industria e alle imprese e in secondo luogo al governo (47%), mentre soltanto il 35% crede che ci sia una responsabilità individuale.

Numeri ben inferiori rispetto a quanto riportato dai vicini europei e che posizionano l’Italia al terzultimo posto nella classifica dei Paesi analizzati, davanti solo a Francia e Giappone.

Al primo posto, tra le azioni che secondo gli intervistati le grandi aziende dovrebbero adottare per proteggere l’ambiente vi è la riduzione dei rifiuti e dell’inquinamento (priorità per il 19% degli intervistati), seguita da ridurre l’uso della plastica, sviluppare prodotti sostenibili e prendersi cura dell’ambiente naturale (ritenuti priorità dal 12% degli intervistati).

Più alta rispetto alla media la percentuale totale di persone che annovera la riduzione della plastica e la cura dell’ambiente naturale tra i temi più importanti per la protezione dell’ambiente (36% contro una media globale del 34% per la plastica e del 31% per la protezione dell’ambiente) da parte delle grandi imprese.

Contrariamente, la percentuale scende sotto la media globale per il rispetto degli standard ambientali (18% contro il 25% di media mondiale) e per la riduzione dell’esaurimento delle risorse (19% contro una media mondiale del 21%).

La sostenibilità guida le scelte dei consumatori

La sostenibilità rimane comunque un tema che influenza la scelta dei consumatori italiani: secondo il 37% degli intervistati, la presenza di prodotti che non danneggiano l’ambiente può cambiare l’immagine che si ha di un marchio o di un’azienda.

Sostenibilità che è intesa nell’accezione più ampia e quindi non tralascia l’impatto sulla società. Per il 31% degli intervistati, infatti, la percezione di un’azienda o di un brand cambia in relazione ai benefici offerti ai dipendenti, mentre per il 29% è importante che si offra un ambiente sicuro dove fare shopping.

Il 48 degli intervistati in Italia ritiene che migliorare le condizioni di lavoro dei dipendenti sia un’azione essenziale al miglioramento della società, mentre per il 50% le grandi aziende dovrebbero migliorare la sicurezza e la salute dei lavoratori.

 

Per il 27% degli intervistati le aziende potrebbero fare di più nell’utilizzo di materiali riciclati nei prodotti/imballaggi e per il 24% potrebbero fare meglio per tutelare la sicurezza e la salute dei lavoratori. A crescere maggiormente rispetto alla precedente rivelazione è la consapevolezza che le grandi aziende non stiano facendo abbastanza per pagare equamente i lavoratori (secondo il 25% degli intervistati, +5% rispetto al 2019), per limitare il loro impatto sui cambiamenti climatici (secondo il 23%, +7% rispetto al 2019), limitare il loro contributo all’inquinamento (23%, +9% sul 2019) e a garantire trasparenza su dove e come vengono utilizzati i prodotti (per il 23%, in salita del 5% rispetto al 2019).

La sostenibilità guida le scelte dei consumatori soprattutto per il cibo – il 64% si considera un consumatore sostenibile quando si parla di food e grocery – e si dichiara disponibile a pagare di più per avere prodotti più sostenibili (55%), ritenendo che i marchi non stiano facendo abbastanza in termini di sostegno alla sostenibilità e alle migliori pratiche etiche.

Le percentuali scendono quando si tratta di tecnologia ed elettronica, dove il 55% dei consumatori ritiene di fare scelte sostenibili, il 50% crede che le aziende non stiano facendo abbastanza e il 49% sarebbe risposto a pagare di più per avere prodotti più sostenibili. Più complicata la situazione per il settore dei viaggi, dove solo il 43% sarebbe disposto a pagare di più in favore di una maggiore sostenibilità, anche se la percentuale di persone che crede che non si stia facendo abbastanza scende al 44%.

Il rispetto dell’ambiente guida le scelte dei consumatori anche per quanto riguarda i servizi, soprattutto quando di parla di servizi digitali: per l’87% degli intervistati è molto o abbastanza importante che il fornitore utilizzi energia pulita, mentre nell’acquisto di prodotti tecnologici incidono la classe energetica (per il 93% del campione), l’impatto ambientale in caso di smaltimento (90%) e l’impatto ambientale nelle fasi produttive (86%).

L’impatto ambientale del digitale

Non manca, tuttavia, la consapevolezza che anche le tecnologie digitali hanno un impatto ambientale: il 34% degli intervistati ritiene che le tecnologie digitali abbiano un alto impatto ambientale, a fronte di un 56% che lo giudica “abbastanza alto”.

In particolare, secondo il 57% influiscono nella produzione di rifiuti difficilmente smaltibili, per il 49% sull’uso di energia – l’86% del campione giudica forte o abbastanza forte l’impatto di queste tecnologie sulla domanda di energia, anche se il consumo dovuto allo streaming viene sottovalutato – , per il 34% nell’aumento dell’inquinamento atmosferico e per il 31% incidono sul riscaldamento globale.

A fronte di questo, vi è anche un’elevata consapevolezza su quelle che sono le tecnologie chiave per ridurre l’inquinamento ambientale e rispettare gli impegni presi nella tutela dell’ambiente.

Secondo gli intervistati, tra le evoluzioni tecnologiche strategiche per creare una società equa e sostenibile ci sono: pannelli solari residenziali per la produzione di acqua calda (56%), isolamento termico degli edifici (52%), utilizzo di materiali riciclabili per la produzione di dispositivi tecnologici (51%) ed efficientamento energetico degli elettrodomestici (47%).

Tra le evoluzioni a media valenza per costruire una società equa e sostenibile gli intervistati hanno scelto veicoli elettrici o plug-in (40%), dispositivi per il controllo dei consumi elettrici domestici (35%) e car e bike sharing (32%).

Importante, secondo gli intervistati, la riduzione dell’impatto ambientale derivante dallo smart working (abbastanza o molto alto per il 95% degli intervistati) e dell’Internet of Things nel ridurre i consumi elettrici domestici (90%).

Cruciale, infine, è il ruolo assegnato all’Intelligenza Artificiale (AI) nell’affrontare le sfide della rivoluzione green: secondo l’86% degli intervistati l’AI ha un impatto abbastanza alto o molto alto nel ridurre l’uso delle risorse, percentuale che scende all’84% nello sviluppo dell’economia circolare e al 79% nel ridurre l’impatto ambientale dell’agricoltura.

“La trasformazione digitale sta modificando radicalmente tutte le dimensioni delle società e delle economie globali e probabilmente cambierà l’interpretazione del paradigma della sostenibilità stesso. La digitalizzazione non è solo un processo che può essere adottato per affrontare le sfide della sostenibilità ma, anche, fondamentale come motore di un cambiamento dirompente su più livelli”, afferma Lorenzo Tagliavanti, Presidente della Camera di Commercio di Roma.

Secondo il rapporto, dunque, queste tecnologie possono essere vantaggiose su molti fronti, inclusa la decarbonizzazione in tutti i settori e la promozione di economie circolari e condivise. Tuttavia, questo processo probabilmente richiederà un’inversione radicale delle tendenze attuali per armonizzare i potenziali dirompenti della digitalizzazione con i percorsi verso la sostenibilità.

A questo proposito, la ricerca evidenzia il bisogno di politiche di regolamentazione, incentivi e cambiamenti di prospettiva, ma anche la necessità di governare al meglio questo processo, per gestire gli effetti dirompenti della digitalizzazione, che stanno sfidando le capacità di assorbimento delle nostre società e moltiplicando le occasioni di revisione dei modelli – culturali, politici, di business – a noi familiari.

La sfida è costruire società della conoscenza responsabili, resilienti, adattive e inclusive, secondo modelli capaci di superare il dualismo top-down/bottom-up, per riscrivere la governance culturale ed economica della sostenibilità.

Clicca per leggere la risposta completa

[ad_2]

Extenzilla.it
Logo
Enable registration in settings - general