in che modo nastagio decide di sfruttare la visione a proprio vantaggio

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Introduzione

 

La novella di Boccaccio Nastagio degli Onesti, inserita nella quinta giornata del Decameron, esprime in modo emblematico alcuni temi caratteristici dell’opera: anche questo testo narra infatti di un amore tormentato e di difficile realizzazione, che si conclude però in modo lieto, grazie all’ingegno del protagonista e alla forza trainante del sentimento amoroso.

 

Riassunto

 

Lo sfondo della novella è una Ravenna duecentesca dove Nastagio, un nobile che ha ereditato ampie ricchezze, brucia d’amore per una giovane donna, più nobile e ricca di lui, che fa parte dell’importante famiglia Traversari 1. Per conquistare le sue grazie Nastagio si spende in feste continue, dilapidando il suo patrimonio e soffrendo profondamente per i continui rifiuti sdegnosi dell’amata, che resta del tutto indifferente al prodigarsi del giovane innamorato. Da subito, l’ostacolo alla realizzazione della passione amorosa è proprio nel carattere, crudo e sprezzante, della bellissima donna: 

quantunque grandissime, belle e laudevoli fossero 2, non solamente non gli giovavano, anzi pareva che gli nocessero, tanto cruda e dura e salvatica gli si mostrava la giovinetta amata, forse per la sua singular bellezza, o per la sua nobiltà sì altiera e disdegnosa divenuta 3, che né egli né cosa che gli piacesse le piaceva.  

La condizione di Nastagio peggiora sempre più e gli amici, vedendolo sofferente e preoccupandosi che faccia sfumare tutto il suo capitale, lo convincono a lasciare Ravenna per cercare di dimenticare la crudele donna amata. Nastagio ubbidisce e lascia la città trasferendosi in campagna. Qui un giorno assiste a una “caccia infernale” (tipico elemento della letteratura e dell’immaginario medievale): una ragazza corre all’impazzata completamente nuda inseguita da un cavaliere nero che, una volta raggiunta, la fa a brandelli a coltellate. La scena si ripete più volte. Nastagio cerca di fermare lo scempio ma il cavaliere gli spiega cosa sta succedendo:

Nastagio, io fui d’una medesima terra teco, ed eri tu ancora piccol fanciullo quando io, il quale fui chiamato messer Guido degli Anastagi, era troppo più innamorato di costei, che tu ora non sé di quella de’ Traversari, e per la sua fierezza e crudeltà andò sì la mia sciagura, che io un dì con questo stocco, il quale tu mi vedi in mano, come disperato m’uccisi, e sono alle pene etternali dannato. Né stette poi guari tempo che costei, la qual della mia morte fu lieta oltre misura, morì, e per lo peccato della sua crudeltà e della letizia avuta de’ miei tormenti, non pentendosene, come colei che non credeva in ciò aver peccato ma meritato, similmente fu ed è dannata alle pene del Ninferno 4. Nel quale come ella discese, così ne fu e a lei e a me per pena dato, a lei di fuggirmi davanti e a me, che già cotanto l’amai, di seguitarla come mortal nimica, non come amata donna; e quante volte io la giungo, tante con questo stocco, col quale io uccisi me, uccido lei e aprola per ischiena, e quel cuor duro e freddo, nel qual mai né amor né pietà poterono entrare, con l’altre interiora insieme, sì come tu vedrai incontanente, le caccia di corpo, e dolle mangiare a questi cani.

La visione “sdoppia” e replica la vicenda di Nastagio, e la quasi identità dei nomi tra protagonista e cavaliere è assai indicativa in merito. Vengono cioè messe in scena le ossessioni amorose di Nastagio e il rischio che lui e l’amata implicitamente corrono (lei perseverando nel rifiuto e lui suicidandosi per il dolore). La caccia infernale è la loro punizione, che si ripete ogni venerdì. Ascoltate le parole del cavaliere, Nastagio aguzza l’ingegno e indice in quel luogo un pranzo per il venerdì successivo, invitando la donna amata con amici e genitori. Puntualmente alla fine del banchetto la “caccia infernale” si ripete, e con essa anche la spiegazione del cavaliere di fronte ai nuovi ospiti. Dopo aver assistito alla cruenta scena e aver compreso la spiegazione del cavaliere, la donna amata da Nastagio si ravvede, cedendo all’amore del giovane. Insieme a lei tutte le donne ravennati diventano più caute nel rifiutare gli innamorati, timorose di fare la stessa fine della donna protagonista della “caccia infernale”.

 

Le convenzioni “cortesi” e la “prova” di Nastagio

 

Con questa novella Boccaccio pone nuovamente l’intelligenza e la scaltrezza degli innamorati al centro della trama, e mette in relazione la propria concezione di amore con le regole e le convezioni “cortesi”: la donna è crudele poiché non cede alle attenzioni del giovane innamorato e questo rifiuto si trasforma in una vera e propria punizione. Parallelamente, viene contestato e “smontato” anche l’atteggiamento iniziale di Nastagio che, non pago di dissipare i beni di famiglia in un’impresa apparentemente impossibile (i famigliari gli suggeriscono infatti l’isolamento anche per preservare le proprie ricchezze), si isola poi in un atteggiamento passivo, a causa del fallimento del proprio sogno d’amore. La convocazione del banchetto si configura allora – all’interno della mentalità mercantile e laica dell’autore – come il superamento di una prova, che permette al protagonista di migliorare la propria situazione: invece che essere causa di ulteriori spese inutili, è occasione per affermare l’intelligenza e l’arguzia di chi insegue in maniera scaltra la realizzazione dei propri obiettivi.

L’evocazione del contesto cortese permette a Boccaccio anche una serie di riferimenti letterario-culturali attraverso cui “filtrare” il messaggio e la morale della novella: se il tema della punizione di una donna particolarmente bella e sdegnosa è frequente nella letteratura classica (si pensi alle Metamorfosi di Ovidio) e cortese (come nei lais provenzali o nell’importantissimo trattato De amore di Andrea Cappellano, o più avanti nelle rime petrose dantesche), l’ambientazione della visione ci riporta al tredicesimo canto dell’Inferno, dove sono puniti suicidi (come Pier delle Vigne) e scialacquatori dei propri beni. La “caccia infernale” è poi un vero e proprio topos della letteratura religiosa e delle prediche degli ordini mendicanti del Medioevo; qui però Boccaccio sfrutta il rimando intertestuale per capovolgerne radicalmente il significato. Da punizione atroce per i peccati d’amore, la “caccia” diventa allora strumento assai utile e produttivo, che l’ingegno di Nastagio sfrutta per coronare i propri intenti d’amore.

 

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