in che modo si collegano il mito di enea e quello di romolo

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La leggenda di Roma è una operazione politica di ricostruzione delle origini da parte degli storici romani. Nel periodo imperiale l’urbe gode di un potere incontrastato nel mondo antico ma non anche di nobili origini. Un aspetto poco tollerato dai primi imperatori romani. La ricostruzione della leggenda è opera dello storico Livio che raccoglie e interpreta le diverse leggende verbali di Roma per costruire una origine nobile e sacra alla civiltà romana. Per raggiungere questo scopo prende spunto dall’antica leggenda di Enea, conosciuta nelle popolazioni latine fin da tempi immemori. I nessi politici dell’operazione sono molto chiari:

  1. I greci distruggono la città di Troia.
  2. Gli esuli troiani in fuga sbarcano sulle coste del Lazio.
  3. I troiani e i latini (popolazione indigena) si fondono in un’unica civiltà.
  4. Dalle terre latine di Alba Longa, fondata dal figlio di Enea, nasce Romolo e quindi Roma.
  5. L’impero dell’urbe conquista la penisola greca.

Vediamo ora in dettaglio i massimi termini della leggenda di Roma. Se da un lato in ogni leggenda esiste un fondo di verità, è pur vero che la leggenda romana è arrivata a nostri giorni nella sua versione imperiale, scritta quasi mille anni dopo gli eventi, e quindi condita con molti elementi di propaganda per nascondere le umili origini di Roma. Dal punto di vista storico la città di Roma nasce da popolazioni latine-etrusche della Valle del Tevere dedite alla pastorizia

La leggenda di Enea e di Roma

La caduta di Troia ad opera dei greci causa l’esodo di massa dei troiani per il Mediterraneo. Il gruppo condotto da Enea sbarca sulle coste laziali entrando in contatto con le popolazioni indigene dei latini. Dopo una prima serie di scontri, le due etnie optano per un quieto vincolo di pace e di buona convivenza. Per cementare l’unione dei due popoli lo stesso Enea prende come sua sposa Lavinia, figlia del re Latino. Dalla loro unione matrimoniale nasce la nuova stirpe latino-troiana e una nuova città fondata dallo stesso Enea, Lavinium (attuale Pratica di Mare). Il matrimonio di Enea e di Lavinia provoca le ire del vicino re dei rutuli (Ardea) Turno cui era promessa in sposa Lavinia. Una collera che presto si trasforma in una dichiarazione di guerra. Lo stesso re dei latini cade sul campo di battaglia. Nonostante la grave perdita del re, le popolazioni latine-troiane riescono a organizzare un’eroica difesa militare e avviare la guerra vittoriosa contro i rutuli. L’esito sfavorevole della guerra costringere Turno di Ardea a chiamare in suo aiuto gli etruschi di Mezenzio, re di Caere (attuale Cerveteri). In questo periodo storico Caere è una delle più forti potenze commerciali e militari del centro Italia. Nella battaglia finale le popolazioni latino-troiane sconfiggono definitivamente le compagini dei rutuli e degli etruschi. Enea uccide di proprio pugno il re Turno in battaglia, poi scompare misteriosamente per mano divina ( scomparsa di Enea ). La vittoria sul campo e la morte di Turno conclude una guerra che segna anche il destino glorioso delle popolazioni latine. Gli etruschi di Mezenzio, impressionati dall’eroismo dei latini, stipulano un trattato di pace con il popolo latino-troiano accettando il fiume Tevere come confine naturale tra le popolazioni etrusche e latine. Al termine della guerra con gli etruschi il figlio di Enea, Ascanio, fonda una nuova comunità sulle pendici del monte Albano, nasce Alba Longa. Dalla comunità di Alba Longa, dopo 400 anni, vedranno la luce i gemelli Romolo e Remo e quindi la stirpe romana. Tramite la leggenda di Enea la città di Roma ricollega la propria origine alla civiltà troiana e in tal modo legittima la propria supremazia sul mondo greco.

Eneide di Virgilio. Le gesta dell’eroe troiano Enea sono narrate nel poema Eneide scritto dal poema latino Virgilio per celebrare la gloria di Roma nei primi anni dell’impero di Augusto. La distruzione di Troia da parte dei greci, la fuga di Enea verso il Lazio e la nascita della stirpe latino-troiana da cui nasceranno gli stessi Romolo e Remo, sono narrati nell’Eneide. La morte del poeta Virgilio nel 19 a.C. gli impedisce di revisionare l’opera e sul punto di morte ordina la distruzione del manoscritto. Tuttavia, la richiesta del poeta non viene accolta dall’imperatore Augusto che salva il poema dalle fiamme e ne ordna la pubblicazione. Per i romani dell’età imperiale l’Eneide ha la medesima importanza dell’Odissea per i greci.

Aspetti in comune tra Enea e Romolo. La scomparsa misteriosa di Enea dopo la vittoria contro i rutuli è un espediente che ricorre spesso nella leggenda di Roma. Anche lo stesso Romolo, secondo la leggenda, scompare misteriosamente dopo una vittoriosa battaglia. In entrambi i casi la tradizione popolare associa la scomparsa dell’eroe al suo ingresso nell’olimpo degli dei. Enea e Romolo hanno anche un altro aspetto in comune, entrambi sono figli di una divinità. Enea è figlio della dea Venere mentre Romolo è figlio del dio Marte.

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