per quale motivo l'impatto antropico potrebbe avere effetti devastanti sul pianeta

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C’è un piccolo regno abbarbicato sulle pendici dell’Himalaya dove più dei soldi contano i sorrisi. Il regno si chiama Bhutan e dagli anni ’70 la sua politica economica non è orientata all’incremento del Prodotto Interno Lordo come negli altri stati. Un sovrano illuminato decise infatti di organizzare il regno in modo da massimizzare la “Felicità interna lorda”: un complesso di obiettivi che non tengano conto solo dei profitti monetari delle attività economiche ma anche dello sviluppo umano, del patrimonio culturale e della conservazione dell’ambiente.

L’impatto antropico, cioè l’insieme di effetti che le attività dell’uomo hanno sull’ambiente che lo circonda, ha infatti raggiunto nell’ultimo secolo una velocità e profondità di influenza senza precedenti nella Storia Naturale. Gli effetti sono molteplici e stanno letteralmente cambiando l’aspetto del nostro pianeta con conseguenze potenzialmente disastrose.

Come tutte le specie, l’uomo modifica il territorio in cui si trova per renderlo più confortevole e avvicinarlo alle sue esigenze di sopravvivenza. Con lo sviluppo dell’agricoltura, per esempio, si è posto alla costante ricerca di terreni adatti alla coltivazione. Questa attività condotta in aree limitrofe alle zone desertiche ha velocizzato enormemente il processo naturale di desertificazione. Conseguentemente territori aridi ma ancora capaci di ospitare la vita stanno progressivamente diventando inabitabili. Le coltivazioni intensive, combinate agli sforzi tesi all’approvvigionamento di legname, hanno pure innescato una sempre più veloce deforestazione.

Porzioni sempre più ampie di foreste sono state abbattute con tragiche conseguenze per la biodiversità. Le grandi foreste pluviali del Sud America e dell’Africa Centrale infatti ospitano da sole circa la metà delle specie viventi sul nostro pianeta. 

L’eliminazione dell’intrico di specie arboree autoctone ha poi compromesso l’integrità del suolo e la sua capacità di assorbire le piogge. L’effetto finale è una erosione più veloce e violenta che ha reso sempre più frequenti quei cataclismi che sono le grandi alluvioni. 

Quello di un’incrementata erosione è pure uno dei problemi dell’estrazione mineraria a cui però si aggiunge l’inquinamento delle faglie acquifere e delle acque di scorrimento. I prodotti di scarto dell’attività di scavo e raffinazione del materiale grezzo rimangono spesso all’aperto. Le piogge dilavano le sostanze velenose come acido solforico e arsenico, trasportandole lontano con gravi ripercussioni su ampia scala per la salute di uomini e animali.

credits: Cosmin Cornea – wikimedia commons



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