per quale motivo sono stati istituiti i sacramenti

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I sette sacramenti

I sette

Sacramenti

Cos’ un Sacramento?
Un Sacramento un segno esteriore istituito da Cristo per dare la
grazia.
Sono queste tre cose, vale a dire: un segno esteriore o visibile,
l’istituzione di quel segno da parte di Cristo, e il dono della Grazia
attraverso l’uso di quel segno, sempre necessarie per l’esistenza di un
Sacramento?
Queste tre cose, vale a dire: un segno esteriore o visibile, l’istituzione
di questo segno da parte di Cristo, e il dono della grazia attraverso l’uso
di questo segno, sono sempre necessarie per l’esistenza di un
Sacramento e se anche uno solo di questi elementi mancante esso non pu
considerarsi un Sacramento.
Perch la Chiesa impiega numerose cerimonie o azioni per
applicare i segni esteriori dei Sacramenti?
La Chiesa impiega numerose cerimonie o azioni per applicare i segni
esteriori dei Sacramenti per aumentare la nostra reverenza e devozione verso
di essi, e per spiegarne il significato e i gli effetti.
Quanti sono i Sacramenti?
I Sacramenti sono sette: Battesimo, Cresima, Santa Eucarestia, Penitenza,
Estrema Unzione, Santi Ordini e Matrimonio.
Tutti i Sacramenti vennero istituiti da Nostro Signore?
Tutti i Sacramenti vennero istituiti da Nostro Signore perch solamente
Dio ha il potere di unire il dono della grazia all’uso di un segno esteriore
o visibile. La Chiesa, comunque, pu istituire le cerimonie che debbono
essere celebrate per amministrare o dare i Sacramenti.
Come sappiamo che i Sacramenti sono sette e non di pi o di meno?
Sappiamo che i Sacramenti sono sette e non di pi o di meno perch la
Chiesa ha sempre insegnato questa verit. Il numero dei Sacramenti
materia di Fede e la Chiesa non pu sbagliare in materia di Fede.
Perch sono stati istituiti i Sacramenti?
I Sacramenti sono stati istituiti come mezzi speciali attraverso i quali
noi riceviamo la grazia meritata per noi da Cristo. Poich Cristo il
donatore della grazia, Egli ha il diritto di determinare il modo in cui essa
sar data, e chi rifiuta di ricevere i Sacramenti non ricever la grazia
di Dio.
I Sacramenti ricordano in qualche modo i mezzi con i quali Nostro
Signore merit le grazie che riceviamo attraverso di essi?
I Sacramenti ricordano in molti modi i mezzi con i quali Nostro Signore
merit le grazie che riceviamo attraverso di essi. Il Battesimo ricorda la
Sua profonda umilt; la Cresima la Sua incessante preghiera, la Santa
Comunione la cura dei bisognosi; la Penitenza la Sua vita di mortificazioni;
l’Estrema Unzione la Sua morte esemplare; i Sacri Ordini la Sua istituzione
del sacerdozio e il Matrimonio la Sua stretta unione con la Chiesa.
Le necessit dell’anima assomigliano alle necessit corporali?
Le necessit dell’anima assomigliano certamente alle necessit
corporali; perch il corpo deve nascere, deve essere fortificato, nutrito,
guarito dall’afflizione, aiutato nell’ora della morte, guidato dall’autorit
e deve ricevere un luogo ove dimorare per mezzo del Sacramento del
Matrimonio.
Da quale fonte i Sacramenti hanno il potere di dare la grazia?
I Sacramenti hanno il potere di dare la grazia per i meriti di Ges
Cristo.
L’effetto dei Sacramenti dipende dal merito o dal demerito di
colui che li amministra?
L’effetto dei Sacramenti non dipende dal merito o dal demerito di colui
che li amministra ma dai meriti di Ges Cristo che li ha istituiti e dalla
meritevole disposizione di coloro che li ricevono.
Quale grazia danno i Sacramenti?
Alcuni Sacramenti danno la grazia santificatrice e altri la aumentano
nelle nostre anime.
Quando si pu dire che un Sacramento dona la grazia alle nostre
anime e quando la aumenta?
Si dice che un Sacramento dia la grazia quando non c’ nell’anima alcuna
grazia, o in altre parole, quando l’anima in peccato mortale. Si dice che
un Sacramento aumenti la grazia quando vi gi nell’anima la grazia, che
viene ancora aumentata dal Sacramento ricevuto.
Quale peccato commette chi riceve i Sacramenti vivendo in peccato
mortale?
Chi riceve i Sacramenti vivendo in peccato mortale commette un sacrilegio,
che peccato grave in quanto abuso di cosa sacra.
In quale altro modo, oltre che ricevendo indegnamente i
Sacramenti, si pu commettere sacrilegio?
Oltre che ricevendo indegnamente i Sacramenti si pu commettere
sacrilegio abusando di persone, luoghi o cose sacre; per esempio ferendo
volontariamente una persona consacrata a Dio; derubando o distruggendo una
Chiesa; usando i sacri arredi dell’Altare per scopi illegittimi, etc.
I Sacramenti oltre alla grazia santificatrice danno qualche altra
grazia?
I sacramenti oltre alla grazia santificatrice danno un’altra grazia
chiamata grazia sacramentale.
Che cos’ la grazia sacramentale?
La grazia sacramentale uno speciale aiuto che Dio dona per raggiungere
il fine per il quale Egli ha istituito ciascun Sacramento.
I Sacramenti danno sempre la grazia?
I Sacramenti danno sempre la grazia se noi li riceviamo con la giusta
disposizione.

I sacramenti sono una realt fondamentale per la vita
cristiana.

Per chi gi li conosce, li celebra e li vive con fede e
impegno forse non dir nulla di nuovo. Ma vorrei rivolgermi anche, e
soprattutto, ai miei fratelli di fede che sono in crisi, perplessi, spoetizzati
o addirittura disgustati nei confronti della religione (per motivi che forse
solo loro conoscono) e a tutti coloro che cercano Dio con cuore sincero, con
fatica e sofferenza. A tutti vorrei ricordare che Dio si fa trovare sempre se lo
cerchiamo con desiderio sincero, con umilt e con disponibilit. Sarebbe
meglio dire che Dio stesso che cerca tutti, vuole avvicinarsi a tutti e
incontrare tutti.

Tenter di esprimere la fede e la dottrina cristiana di
sempre con le immagini, le idee e il linguaggio di oggi: quello popolare, quello
corrente per intenderci. Metter tutto limpegno per parlare chiaro e con
semplicit: per farmi capire. E il motivo molto semplice. Se non mi capite,
perdo tempo io, faccio perdere tempo prezioso a voi e, quello che peggio, il
vangelo che lieta notizia, il vangelo che messaggio di gioia e di vittoria
(Cristo ha vinto la morte e ci ha donato la vita eterna di Dio) diventerebbe
notizia noiosa, insulsa e barbosa; e Cristo, che interessantissimo e merita
di essere conosciuto e amato, diventerebbe per colpa mia, deludente e
insignificante.


Come vanno le cose in Italia riguardo alla pratica
religiosa, alla celebrazione dei sacramenti e alla conseguente incidenza nella
vita pratica?

Esistono milioni di praticanti pieni di fede e di amore di
Dio; esiste un mondo di bene; ci sono tante energie spirituali, ci sono tanti
santi allopera, tante persone buone che consumano la loro vita per il regno
di Dio nel nascondimento e nel silenzio. Noi cristiani dobbiamo essere
ottimisti: ne abbiamo tutte le ragioni.

Ma esiste anche il rovescio della medaglia e non sarebbe
onesto chiudere occhi per non vederlo.

Noi cristiani, che siamo battezzati di vecchia data, che
abbiamo ricevuto la fede comodamente nella culla, che apparteniamo ad un popolo
tradizionalmente cristiano da secoli, abbiamo spesso la presunzione di sapere gi
tutto, di avere gustato gi tutto, di avere gi fatto tutto e quindi di avere
il sacrosanto diritto di essere lasciati in pace: ci sentiamo tranquillamente a
posto.

Mi diceva un signore poco praticante: “Io in chiesa
non ci vengo quasi pi perch sempre la stessa minestra. Ormai il vangelo
lo conosco a memoria. Andate a predicarlo ai neri o ai gialli”.

S, s, anche ai neri e ai gialli, certamente! Ma anche
a noi!

Proprio noi abbiamo bisogno di un riciclaggio della nostra
fede, di un aggiornamento serio della nostra istruzione religiosa, di
unaratura profonda nel terreno della nostra ignoranza, di una potatura
intelligente dei nostri pregiudizi e delle idee errate su Dio (e sono tante!),
sulla chiesa e sulla religione cristiana (e sono tante, tantissime).

La pratica religiosa sempre stata un problema. Oggi,
dicono che i praticanti sono diminuiti di numero ma migliorati di qualit. Beh!
Fare la conta dei praticanti non dovrebbe essere tanto difficile. Valutarne la
qualit forse non compito nostro. Lasciamo fare a Dio questo mestiere: lui
solo legge nelle menti e scruta i cuori. Un fatto tuttavia certo: molti non
vanno pi in chiesa e non celebrano i sacramenti perch non capiscono nulla
dei sacramenti e non molto di Ges Cristo.

S, sono battezzati, cresimati e sposati in chiesa ma non
hanno compreso (o non gliel hanno spiegato bene) che cosa successo quando
hanno celebrato questi sacramenti: lo ignorano totalmente o quasi.

Diceva il papa Paolo VI: “Un certo modo di conferire
i sacramenti senza un solido sostegno della catechesi circa questi medesimi
sacramenti e di una catechesi globale, finirebbe per privarli in gran parte
della loro efficacia. Il compito dellevangelizzazione precisamente quello
di educare nella fede in modo tale che essa conduca ciascun cristiano a vivere i
sacramenti e non a riceverli passivamente o a subirli”. (EN,47)

Il papa ha fatto la diagnosi esatta della nostra
situazione e ha dato il rimedio giusto per risolvere il problema: sono
indispensabili levangelizzazione, la catechesi, leducazione alla fede per
vivere i sacramenti.

Che cosa sono i sacramenti?

Prima di dare delle descrizioni e delle definizioni provo
a spiegarmi con un esempio facile e sicuramente comprensibile a tutti.

Guardiamo due innamorati. Si dicono parole damore, si
scambiano dei gesti damore. Queste parole, questi gesti non solo significano
lamore ma lo producono, lo mantengono, lo alimentano. Non possibile amarsi
senza dimostrarselo con delle parole e dei gesti veri e inequivocabili. Ci
siamo?

Ebbene! I sacramenti sono le parole, i gesti, i segni
efficaci dellamore di Dio per noi. Sono i gesti che Dio-Amore (1Gv 4,8) fa
allumanit (a noi, a me) di cui follemente innamorato.

Sono momenti certissimi della presenza di Cristo che si
incontra con noi. Sono incontri localizzabili , sensibili con luomo Ges
risuscitato e glorioso: una presa di contatto velata, misteriosa, ma reale,
pienamente umana, cio corporale e spirituale, con il Signore. Sono mezzi per
un incontro reale tra uomini viventi: tra luomo Ges e noi.

Molti uomini onesti chiedono: “Come si pu trovare
Dio? Come si pu avere un rapporto vero e personale con lui?”. La dottrina
cristiana risponde: Attraverso la persona storica di Ges Cristo.

“E come posso trovare questo Ges Cristo vissuto
duemila anni fa? Dove lo posso trovare?”. La risposta semplice, chiara e
per qualcuno forse inattesa (qualcuno dir: la prima volta che la sento; non
me lavevano mai detto!). La risposta questa: “Cristo nei
sacramenti; l lo troviamo sempre, vero Dio e vero uomo, risorto, vivente e
vivificante (che vuol dire: che comunica a noi la sua vita, la vita stessa di
Dio, la vita eterna, che ci fa vivere per sempre).

Quindi i sacramenti non sono cose, non sono macchine per
produrre qualche effetto magico per i creduloni e gli ignoranti. I sacramenti
sono incontri veri, concreti e vivi tra persone vere, concrete e vive; incontri
tra innamorati: tra Cristo e me, tra Cristo e te.

Di conseguenza i sacramenti non sono semplici nozioni da
studiare sul catechismo: sono avvenimenti, fatti e come tali vanno vissuti: si
imparano vivendoli, celebrandoli, andandoci ai sacramenti. Lamore, lo sapete
bene non si impara sui libri, non si fa coi libri, ma con una persona concreta e
viva che ci d completamente se stessa e alla quale diamo completamente noi
stessi. I sacramenti sono questo: Cristo, Dio e uomo, che ci d totalmente se
stesso e al quale diamo totalmente noi stessi. I sacramenti sono azioni
attraverso le quali Dio infonde in noi, riversa, travasa in noi il suo amore,
che lo Spirito Santo, e suscita in noi la capacit di amare lui con tutto il
cuore e gli uomini suoi figli e nostri fratelli come lui li ama.

Siamo partiti intenzionalmente dai segni che si danno due
innamorati, i segni dellamore: la strada migliore, anzi, lunica per
comprendere Dio e i suoi sacramenti, che sono lagire di Dio. Perch? Perch
Dio amore.

Abbiamo imboccato questa strada (la strada dellamore) e
continuiamo su di essa.

Luomo fin dal suo nascere ha bisogno di aria, di
nutrimento, di calore e di tante altre cose (voi che avete dei figli lo sapete
bene) ma pi ancora ha bisogno di baci, di carezze, di tanto amore.
dimostrato che senza questi gesti damore il bimbo deperisce.

Il bambino, luomo di ogni et, la donna hanno il
bisogno primario di essere amati e di amare, di incontrare gli altri e di
stringere legami con essi, di fare alleanze, di far festa, di fare comunit.
Dio ha creato luomo socievole, bisognoso degli altri, bisognoso di comunicare
con gli altri e di ricevere comunicazioni dagli altri: i nostri meravigliosi
sensi servono appunto per questo.

Se luomo fosse solo, sperduto in questo grande
universo, sarebbe disperato, angosciato; preferirebbe morire che vivere in tale
condizione: sarebbe perduto.

La salvezza delluomo, la sua piena realizzazione
legata necessariamente alle sue alleanze damore: alleanze damore del bimbo
con i suoi genitori (pensate cosa accadrebbe ad un neonato se non avesse dei
genitori, o altri al posto loro, che si prendono cura di lui: sarebbe destinato
a morte sicura nel giro di pochi giorni), alleanza damore delluomo con la
sua donna e con i suoi simili. Alleanze vissute coi fatti, manifestate con gesti
e parole.

Ma luomo (ed ecco qui il punto che ci interessa!) non
vive solo di amore umano e di alleanze umane. creatura di Dio, figlio di
Dio, e il suo cuore cerca, si sgomenta e si angoscia fino a quando non incontra
un Dio da cui si senta personalmente amato. S. Agostino ha scritto: “Ci hai
fatti per te, o Dio, e il nostro cuore non ha pace finch non riposa in
te” (Confessioni I,1).

Di questo Dio luomo trova le tracce meravigliose nella
creazione. Ad ogni passo scopre la sua azione e la sua presenza invisibile.
Tenta anche di rendigli culto; ma tutto questo resta una religione imperfetta
perch non lo ricongiunge completamente al suo creatore. Dio non risponde; non
c dialogo. Lincontro personale, lunione delluomo con Dio
possibile solo se Dio decide di prendere liniziativa amorosa di accostarsi a
lui: pu essere soltanto un dono di grazia. La salvezza delluomo, la sua
piena realizzazione legata a questo incontro personale con Dio. Se luomo
senza luomo, suo simile, non avrebbe senso, sarebbe disperato, angosciato e
perduto, destinato alla morte a breve scadenza, che cosa dovremmo dire
delluomo senza il suo Dio? Non esisterebbe neppure! La salvezza delluomo,
quella vera, definitiva e totale, sta nellincontro dellamore libero e
personale di Dio con la risposta libera e personale delluomo a questa
iniziativa divina. Non si tratta pi della semplice presenza nella creazione di
un Dio muto e nascosto; si tratta della presenza profonda e stabile di Dio
nelluomo, della inabitazione di Dio nelluomo (Gv 14,23; 1Cor 6,19).

E questa presenza amorosa, stabile e duratura diventa
unione intima, alleanza, matrimonio con lui, comunione di intenti, di vita e di
destino: Dio con noi, Dio in noi. proprio questa la meravigliosa realt dei
sacramenti: un mistero di alleanza, una fusione di destini e di vita. Questo
il punto centrale per comprendere in profondit i sacramenti.

Che cos unalleanza? Cosa produce?

Pensate allesperienza del vostro matrimonio: quello
un sacramento di alleanza.

Ogni alleanza come il congiungimento di due affluenti,
di due corsi dacqua: essi formano un unico fiume, mescolano in modo
irreversibile le loro acque e fanno un percorso comune. un avvenimento, un
fatto storico perch la storia delle due parti interessate viene modificata
completamente.

Ecco, tutto questo avvenuto nella storia di Dio e
delluomo: hanno fuso in modo irreversibile le loro esistenze in uneterno
amore, in uneterna alleanza.

La prima alleanza tra Dio e luomo, quella fondamentale,
la creazione. Proprio come la prima alleanza dei genitori con il loro figlio
sta appunto nel dare inizio a questo figlio tanto desiderato e amato fin da
prima in maniera incondizionata.

Aprendo la bibbia noi incontriamo proprio nelle prime
pagine il libro della Genesi. I primi undici capitoli della Genesi non sono una
storia naturale dellorigine del mondo, ma danno la prima testimonianza
dellamore di Dio per luomo, del suo primo atto di paternit terreste:
“Facciamo luomo a nostra immagine, a nostra somiglianza” (Gen
1,26).

Questa alleanza fondamentale dura sempre: la creazione
infatti continua in ogni istante. Il cielo e la terra, il sole e la luna, il
suolo e i suoi frutti, la fedele successione dei giorni e delle notti, delle
stagioni e degli anni sono segni sensibili, manifestazioni concrete e
indiscutibili, “sacramenti” di questa alleanza di Dio con noi sue
creature.

Fino a quando spunter un filo derba e sboccer un
fiore, fino a quando nascer un bambino sulla terra noi avremo davanti agli
occhi i segni sicuri che Dio non si ancora stancato di noi, che rimane con
noi, cammina con noi, fa storia con noi: in una parola, che ci ama con amore
eterno e incondizionato nonostante tutti i nostri tradimenti e le nostre
stanchezze, i nostri ma e i nostri perch.

Ma poich Dio ama luomo alla follia vuole accostarsi
ancora di pi a lui, sua creatura, vuole rivelarsi, manifestarsi a lui meglio
di quanto ha fatto attraverso la creazione, vuole cercare la sua intimit,
farsi suo compagno di viaggio nellavventura della vita, abitare in lui,
renderlo simile a s, divinizzarlo pienamente.

Ed ecco allora la storia di questo amore lungo e
travagliato che la bibbia descrive ampiamente e che noi riassumiamo, con
dispiacere, ma per necessit, in poche parole. Dio fa alleanza con un uomo,
Abramo, e ne fa il suo amico. Accostandosi a lui intende accostarsi allumanit
intera. Gli dice, infatti: “In te si diranno benedette tutte le famiglie
della terra” (Gen 12,3).

Da questo amico nascer un popolo che Dio far suo
popolo, Israele, che ricever la sua rivelazione e la custodir per poi
passarla alla chiesa e al mondo: la rivelazione di Dio e del suo amore per gli
uomini, infatti, per tutti.

Il progetto damore concepito fin dalleternit nel
cuore di Dio si realizza dunque attraverso una lunga storia damore. Questa
storia comincia con la creazione, si arricchisce e si esplicita meglio nella
chiamata di Abramo e del popolo dIsraele per compiersi nellevento sommo,
definitivo e insuperabile che lunione di Dio con tutta lumanit in Ges,
Figlio di Dio fatto uomo. In Cristo morto e risorto trova pieno significato
luomo e luniverso. Scrive S. Paolo: “Tutte le cose sono state create
per mezzo di lui (Cristo) e in vista di lui” (Col 12,16).

Ges il sacramento, il segno che Dio ci salva,
lapparizione visibile di Dio in persona. In lui ” apparsa infatti la
grazia di Dio apportatrice di salvezza per tutti gli uomini” (Tt 2,11).

Dio si rivela come colui che cerca luomo, colui che
tanto innamorato delluomo fino a diventare uomo lui stesso.

Dio che discende per raggiungere luomo. lui il
samaritano che si prende cura dellumanit ferita (Lc 10,30-37).

lui il buon Pastore che va in cerca della pecora
smarrita

(Lc 15,4-7). lui che ci ha amati per primo (1Gv 4,19).

Scrive levangelista Giovanni: “Dio ha tanto amato
il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perch chiunque crede in lui non
muoia, ma abbia la vita eterna. Dio non ha mandato il Figlio nel mondo per
giudicare il mondo, ma perch il mondo si salvi per mezzo di lui (Gv 3,16-17).

Tiriamo subito una conclusione importante, fondamentale: i
sacramenti sono gesti di Dio, non nostri, sono una iniziativa libera e gratuita
di Dio, non uniniziativa nostra.

Il grande gesto sacramentale di Dio, il pi grande, il pi
eloquente, il pi efficace quello di essersi fatto uomo. Cristo dunque il
primo, il vero sacramento perch egli lo strumento e il segno efficace della
divinizzazione dellumanit.

Nellincarnazione, in Ges di Nazaret una natura umana
innalzata alla dignit divina: un uomo diventa veramente Dio.

E questo non avvenuto per Ges soltanto – che cosa ne
avrebbe fatto lui, che gi il Figlio di Dio da sempre e per sempre? -ma per
tutti noi, per tutta lumanit. Egli il segno, il tipo, il modello
delladozione filiale a cui Dio vuole elevare tutti gli uomini. E ne il
segno efficace perch egli viene per “riunire insieme i figli di Dio che
erano dispersi” (Gv 11,52), per essere “il primogenito tra molti
fratelli” (Rm 8,29) e per condurli, mediante la sua morte e risurrezione, a
condividere tutto ci che egli ed ha: li fa figli ed eredi di Dio (Rm 8,17),
partecipi della natura divina” (2Pt 1,4), partecipi della vita di Dio. I
santi padri della chiesa hanno forgiato una frase di una forza e di una potenza
notevoli per descrivere questo avvenimento: Dio si fatto uomo perch
luomo diventasse Dio. “Meraviglioso scambio! (esclama la liturgia della
chiesa). Il Creatore ha preso unanima e un corpo, nato da una vergine;
fatto uomo senza opera duomo, ci dona la sua divinit” (Lit. 1
gennaio).

La vigilia della sua passione Ges, parlando della sua
imminente morte in croce e della sua ascensione al cielo, del suo ritorno al
Padre, disse: “Io, quando sar elevato da terra, attirer tutti a
me” (Gv 12,32).

Ges passa da questo mondo al Padre (Gv 13,1) portando
con s tutti gli uomini; vorrei dire: tirandoseli dietro, nonostante le loro
pesantezze e le loro infedelt.

il mistero pasquale: Pasqua vuol dire, appunto,
passaggio da questo mondo al Padre, per Ges e per noi.

Tutti i sacramenti non sono altro che il mistero pasquale
che si realizza nella vita degli uomini: cio il Cristo risorto che raggiunge
lumanit e i singoli nella loro vita quotidiana: li sostiene, li accompagna,
li trasforma, li divinizza e li conduce al Padre.

Cristo Dio. Tutto ci che egli compie in quanto uomo
dunque atto di Figlio di Dio, atto di Dio. Luomo Ges lincarnazione
dellamore redentore di Dio, la venuta dellamore di Dio in forma visibile.

Tutti gli atti umani di Ges sono atti di Dio, cio atti
personali di Figlio di Dio in forma umana: essi hanno in s una potenza divina
di salvezza. Ma poich questa forza divina ci appare sotto forma terrena,
visibile, palpabile, i gesti di salvezza compiuti da Ges sono gesti
sacramentali. Sacramento, infatti, significa dono divino di salvezza in una
forma e attraverso una forma esteriormente tangibile, costatabile e concreta.
Dunque i gesti umani di Ges sono segni visibili di Dio: sono gesti
sacramentali.

Che cosa ha fatto concretamente Ges per manifestare
questo infinito amore e per salvarci?

Come abbiamo gi ricordato, il pi grande, il pi
eloquente, il pi efficace gesto sacramentale di Dio stato quello di farsi
uomo, di morire e risorgere per noi uomini e per la nostra salvezza. Tutti i
gesti di Ges che riempiono le scarne pagine dei vangeli sono gesti
sacramentali, ma ci vero soprattutto per quegli atti che, sebbene operati
in una forma umana, sono tuttavia per loro natura esclusivamente atti di Dio
come i miracoli e la redenzione.

Ricordiamo qualcuno dei miracoli pi noti: Ges cambia
lacqua in vino, moltiplica i pani, perdona i peccati, sana i malati,
risuscita i morti, istituisce leucaristia.

Lapostolo Giovanni termina il suo vangelo con queste
parole: “Molti altri segni fece Ges in presenza dei suoi discepoli, ma
non sono stati scritti in questo libro. Questi sono stati scritti perch
crediate che Ges il Cristo, il Figlio di Dio, e perch, credendo, abbiate
la vita nel suo nome” (Gv 21, 30-31).

Ora permettete che richiami la vostra attenzione su ci
che sto per dirvi. Tutti i gesti damore e di salvezza compiuti da Ges non
sono cessati quando egli scomparso dalla nostra vista ed salito al Padre,
duemila anni fa.

Cristo, sacramento dellincontro con Dio, con noi
tutti i giorni fino alla fine del mondo (Mt 28,20) per compiere nuovamente e
perennemente su di noi i suoi gesti di salvezza attraverso i sacramenti della
sua chiesa.

La presenza del Cristo risorto e glorioso continuata e
resa operante nel mondo della chiesa. Per questo la chiesa detta sacramento
di Cristo, cio mezzo o strumento attraverso il quale Cristo continua la sua
opera nel mondo.

la chiesa, dunque, il sacramento dellincontro con
Cristo. Cerchiamo di comprendere meglio. Dio non ama solo i cristiani e non
salva solo i cristiani lasciando perire tutti gli altri. Sta scritto: “Dio
vuole che tutti gli uomini siano salvati” (1Tm 2,4).

Il Padre non ha dato il suo Figlio unigenito per una
ristretta cerchia di privilegiati, ma per tutto il mondo (Gv 3,16-17).

Ges ha versato il suo sangue per tutti gli uomini senza
eccezioni (Mt 26,28); ogni celebrazione delleucaristia ce lo ricorda:
“Questo il calice del mio sangue… versato per voi e per tutti”.

Ges, quindi, morto ed risorto per tutti; per tutti
salito al Padre. La sua volont decisa ed efficace di “attirare
tutti a s” (Gv 12,32).

E come realizza tutto questo?

Attraverso la chiesa. Questo popolo di Dio, la chiesa, che
nasce per opera dello Spirito Santo dalla fede e dai sacramenti, diventa il
sacramento globale e permanente del suo Signore Ges Cristo; che vuol dire:
Cristo risorto e salito al Padre, scomparso dalla nostra vista, continua a
“far segno” a tutti gli uomini, a chiamarli a s, a santificarli e a
salvarli attraverso la sua chiesa.

Leggiamo nei documenti del Concilio Vaticano II: “La
chiesa in Cristo come un sacramento o un segno e uno strumento dellintima
unione con Dio e dellunit di tutto il genere umano” (LG I,1).

E ancora: “Il Signore, ottenuto ogni potere in cielo
e in terra, prima ancora di essere assunto in cielo, fond la sua chiesa come
sacramento di salvezza e invi gli apostoli nel mondo intero, come egli era
stato invitato dal Padre, comandando loro: “Andate, dunque, e insegnate a
tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito
Santo, insegnando loro a osservare tutte le cose che vi ho comandato” (AG
I,5). La chiesa , dunque, innanzitutto un popolo per il mondo, per gli uomini:
essa esiste per annunciare e realizzare con la parola e i sacramenti la salvezza
universale. Ges ha detto ai suoi cristiani: “Come il Padre ha mandato me,
anchio mando voi” (Gv 20,21). Ne consegue che chiesa, sacramento, di
Cristo vuol dire segno innalzato tra i popoli e non comunit ripiegata su se
stessa e incurante della salvezza degli altri, di tutti gli altri. Essa deve
manifestare e portare al mondo la salvezza di Dio, in Cristo Ges; deve essere
per tutti gli uomini il segno, il sacramento dellincontro con Ges
salvatore.

Ges ha detto ai suoi cristiani: “Voi siete il sale
della terra; ma se il sale perdesse il sapore con che cosa lo si potr rendere
salato? A nullaltro serve che ad essere gettato via e calpestato dagli
uomini. Voi siete la luce del mondo: non pu restare nascosta una citt
collocata sopra un monte, n si accende una lucerna per metterla sotto il
moggio ma sopra il lucerniere perch faccia luce a tutti quelli che sono nella
casa. Cos risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perch vedano le
vostre opere buone e rendano gloria al vostro Padre che nei cieli” (Mt
5,13-16).

Dice il Concilio Vaticano II: “Essendo Cristo la luce
delle genti, questo santo concilio, radunato nello Spirito Santo, ardentemente
desidera con la luce di lui splendente sul volto della chiesa, illuminare tutti
gli uomini annunziando il vangelo ad ogni creatura” (LG I,1).

Non affrettiamoci ad affermare sbrigativamente: la chiesa
Cristo. Perch se vero che Cristo il capo della chiesa, anche vero
che i cristiani, membra del corpo, sono spesso membra miserabili, spastiche, che
non obbediscono agli ordini che vengono dal capo Cristo. La chiesa non
Cristo, ma il segno, il sacramento di Cristo: essa lo proclama ed in essa che
lo si pu e lo si deve trovare. La chiesa non Cristo, ma Cristo e la chiesa
sono un corpo solo: capo e membra, sposo e sposa (Ef 5,31-32): non sono
separati, ma distinti si!

Come Cristo incarnato fu il volto del Padre, (Gv 14,9) cos
la chiesa deve essere per gli uomini il volto del Cristo asceso al cielo, il
segno efficace che lo rende visibilmente presente nel mondo, il suo
“sacramento”. ci che essa realizza nei suoi santi, il mistero
e la missione che tutti siamo chiamati a vivere: essere il segno visibile
dellamore invisibile di Dio.

E qui vorrei accogliere una obiezione diffusissima e
abusata: “Ma non possibile andare a Dio senza passare attraverso la
mediazione della chiesa?”. Questa obiezione mal posta.

Nelle religioni che non sono il cristianesimo il problema
in effetti quello di andare a Dio, ma per il cristianesimo no, perch Dio
che viene a noi, e la chiesa il cammino di Dio verso luomo, la strada che
lui stesso ha aperto per venire a noi. La chiesa dunque non uninvenzione
nostra che possiamo modificare o disfare a nostro piacimento, ma
uninvenzione di Dio. Ripeto: la chiesa il cammino di Dio verso luomo,
il mezzo scelto da Dio per salvare lumanit.

Lo so che le obiezioni nei confronti della chiesa e del
suo operato sono tante, ma non questo il momento per rispondere a tutte.

Vorrei solamente aggiungere una considerazione. Non esiste
contraddizione tra la santit della chiesa e la nostra mediocrit. Al
contrario, la santit della chiesa spicca nel fatto che essa non ha paura di
essere insozzata dal contatto con i peccatori (che siamo noi). Dallinizio
alla fine della sua vita pubblica Ges ha frequentato i peccatori e non cera
il lui nessun atteggiamento brusco o di emarginazione verso di loro; anzi,
diceva: “Non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori” (Mt
9,13); “Sono venuto a cercare e a salvare ci che era perduto” (Lc
19,10).

Se la chiesa escludesse i tiepidi, i mediocri e i
peccatori con la pretesa di diventare un ghetto di puri e di perfetti,
smetterebbe subito di essere santa perch non esiste imperfezione maggiore qui
in terra del ritenersi perfetti.

Dio amore, Dio misericordia e piet. Ricordate la
parabola del samaritano (Lc 10,29-37): Dio che si fa “prossimo”
delluomo, lo cura e lo porta in luogo adatto (la sua chiesa) e si fa carico
di tutte le spese della degenza, della guarigione e della salvezza; ha preso su
di s i nostri mali e ha pagato per tutti.

Ma c modo e modo di salvare.

Per farmi capire user un esempio romantico. Il medico
che salva la vita ad una ragazza gravemente malata o incidentata sicuramente
un grande benefattore a cui la ragazza porge vivissimi ringraziamenti e serba
riconoscenza imperitura. E tutto pu finire l. Ma potrebbe anche nascere tra
loro (e perch no) una simpatia che diventa amore e che sfocia in un
matrimonio. Bene! proprio ci che avvenuto tra il medico-Dio e lumanit
incidentata. Dio amore fino alla follia, fino alle estreme conseguenze. Dio
ha amato lumanit unendola a s in un matrimonio indissolubile (Ez 16; Mt
22,1-14).

Dio ha sposato con amore infinito lumanit intera.
Voglio essere pi concreto ancora e pi veritiero: Dio ha sposato, ha unito a
s in un amore infinito e indistruttibile ogni uomo nel suo essere pi
profondo, sia che questuomo lo sappia oppure no. Dio ha detto allumanit
intera e alla singola persona: “Ti faccio mia sposa! Ti amer per sempre,
per leternit!”. Il Figlio di Dio sposa lumanit nel suo sangue
versato sulla croce. Non esiste gesto pi grande damore. la nuova ed
eterna alleanza: in Ges, Dio “passa” alluomo perch luomo
“passi” a Dio; il Figlio di Dio lascia suo Padre e si unisce
allumanit, sua sposa, e i due formano una carne sola: il corpo di Cristo
morto e risorto.

Questo mistero di matrimonio grande: il matrimonio
di Cristo con la sua chiesa. lunico matrimonio con la M maiuscola da cui
derivano come pallide, pallidissime immagini tutte le altre unioni damore.

Scrive lapostolo Paolo: “Voi, mariti, amate le
vostre mogli come Cristo ha amato la chiesa e ha dato se stesso per lei, per
renderla santa, purificandola per mezzo del lavacro dellacqua accompagnato
dalla parola, al fine di farsi comparire davanti la sua chiesa tutta gloriosa,
senza macchia n ruga o alcunch di simile, ma santa e immacolata. Cos anche
i mariti hanno il dovere di amare le mogli come il proprio corpo, perch chi
ama la propria moglie ama se stesso. Nessuno mai infatti ha preso in odio la
propria carne; al contrario la nutre e la cura, come fa Cristo con la chiesa,
poich siamo membra del suo corpo” (Ef 5,25-30).

“Cristo purifica la sua chiesa, per mezzo del lavacro
dellacqua accompagnato dalla parola”: ecco il battesimo.

“La nutre e la cura”: ecco leucaristia, la
riconciliazione, lunzione degli infermi…

soprattutto nelleucaristia che Cristo unisce a s
la sua sposa in un gesto di insuperabile intimit.

I sacramenti sono questo “lavoro” amoroso di
Cristo, rinnovato costantemente in incontri ripetuti nel tempo, in attesa di un
incontro definitivo, inebriante ed eterno.

Cristo con interventi successivi santifica, consacra,
divinizza sempre pi lumanit sua sposa, cio ogni uomo, ogni comunit
che si espone al sole del suo amore celebrando i sacramenti.

Abbiamo detto: santifica, consacra, divinizza.

Sono tre parole per indicare la stessa realt: ci
trasforma in altri Cristo, in altri se stesso fino a diventare una cosa sola con
lui. I sacramenti infatti sono i segni efficaci dellalleanza, dellunione
delluomo con Dio: la rivelano e la realizzano nello stesso tempo.

Ges Cristo risorto realmente presente nella
celebrazione dei sacramenti. Attraverso gesti e parole che
“significano” la sua presenza e la sua azione egli ci salva qui e
adesso.

In tutti i sacramenti Ges ci tocca personalmente, entra
in contatto con noi: ci purifica, ci perdona, ci guarisce, ci nutre, santifica
il nostro amore umano e lo sublima facendolo diventare divino…

Leucaristia ci dona il Cristo stesso, morto e risorto
per noi, e gli altri sacramenti diversificano le ricchezze del mistero di Cristo
morto e risorto secondo le particolari situazioni di colui che li riceve:
perdono per il peccatore, consacrazione dellamore per chi sposa, rimedio e
sostegno al malato, consacrazione per chi diventa sacerdote…

Ges ha detto: “Io sono con voi tutti i giorni”
(Mt 28,20).

Celebrare un sacramento dunque realmente celebrare Ges
presente in mezzo agli uomini. Egli non un personaggio del passato:
risorto, vivente oggi, un nostro contemporaneo, misteriosamente
presente nel mondo e operante nella chiesa.

Essere cristiani perci significa scoprire questa
presenza del Signore, accoglierla nei nostri cuori e nei nostri
“affari”, nelle ventiquattro ore della nostra giornata e sottometterci
alla sua azione nella nostra vita. Cristo, infatti, ci raggiunge nella nostra
esistenza mediante i sacramenti per trasformarci.

sempre lincontro misterioso con Ges sulla strada
di Emmaus (Lc 24,13-35).

Lo ricordate il racconto dei discepoli di Emmaus? Due
uomini stanno camminando sulla strada verso questo villaggio. Si allontanano
definitivamente da Gerusalemme dove Ges, il loro maestro, il loro amico
morto su una croce. Mentre camminano, discorrono, discutono. Hanno il volto
triste. Senza farsi riconoscere, Ges si avvicina, li raggiunge sulla loro
strada, si inserisce in ci che essi vivono. La sua presenza, certamente reale,
pi reale di prima, resta tuttavia misteriosa. “I loro occhi erano
incapaci di riconoscerlo” (Lc 24,16).

Si rende necessario un segno, un sacramento: lo
riconobbero nello spezzare il pane. E il segno efficace: eccoli, trasformati,
ardenti di fede e di speranza. Ripercorrono verso Gerusalemme la strada della
loro disperazione. Ritrovano i fratelli, fanno chiesa con essi… I sacramenti
fanno la chiesa.

Qualche anno dopo, Paolo, o meglio Saulo, caduto a terra
non vede nessuno, ma sente una voce che gli dice: “Io sono Ges che tu
perseguiti! Ors, alzati ed entra nella citt e ti sar detto ci che devi
fare” (At 9,5-6).

Ges lo rinvia alla chiesa. A Damasco, infatti, Anania,
mandato dal Signore, raggiunge Paolo nella sua cecit. Anania agisce come
ministro di Dio e rappresentante della comunit. Gli impone le mani e gli
conferisce il battesimo e lo Spirito Santo.

Attraverso i segni sacramentali, che sostituiscono le
apparizioni del Risorto, coloro che non hanno vissuto personalmente con Ges
allora, possono a loro volta incontrarlo e riconoscerlo oggi e affermare: ”
il Signore!” (Gv 21,7).

A questo punto si pone una domanda: ” proprio
necessario passare attraverso i riti sacramentali per vivere di Ges
Cristo?”.

Dopo lascensione di Ges al cielo, dopo che egli
definitivamente scomparso dalla nostra vista, per noi necessario incontrarlo
l dove egli ci ha detto. Il Cristo risorto ci d appuntamento nella sua
chiesa. Essa , come sappiamo, il sacramento di Cristo come Cristo il
sacramento del Padre. Non c fede reale in Ges Cristo se si rifiuta di
entrare nella trama del suo disegno e della sua volont. Non si pu pretendere
di incontrarlo negli uomini se si rifiuta di riconoscerlo proprio in quel gruppo
particolare di uomini, la chiesa, che egli ha istituito dicendo: “Io sono
con voi tutti i giorni fino alla fine del mondo” (Mt 28,20).

Dice il Concilio Vaticano II: “Cristo sempre
presente nella sua chiesa, in modo speciale nelle azioni liturgiche. presente
nel sacrificio della messa, sia nella persona del ministro, egli che offertosi
una volta sulla croce offre ancora se stesso per il ministero dei sacerdoti, sia
soprattutto sotto le specie eucaristiche. presente con la sua virt nei
sacramenti, di modo che, quando uno battezza Cristo che battezza. presente
nella sua parola, giacch lui che parla quando nella chiesa si legge la
sacra scrittura. presente infine quando la chiesa prega e loda, lui che ha
promesso: “Dove sono due o tre riuniti nel mio nome, l sono io in mezzo a
loro” (Mt 18,20). Di fatto, in questopera cos grande con la quale
viene resa a Dio una gloria perfetta e gli uomini vengono santificati, Cristo
associa sempre a s la chiesa, sua sposa amatissima, la quale prega il suo
Signore e per mezzo di lui rende culto alleterno Padre” (SC 7).

La fede cristiana consiste nel fidarsi di Cristo, nel
credergli con i fatti ogniqualvolta egli ci invita a incontrarlo corporalmente,
nel credere fermamente che lui presente quando ci riuniamo per celebrarlo:
“Dove sono due o tre riuniti nel mio nome io sono in mezzo a loro” (Mt
18,20); quando ascoltiamo la sua parola annunciata dalla chiesa: “Chi
ascolta voi, ascolta me; chi disprezza voi, disprezza me” (Lc 10,16);
quando lo riconosciamo nel sacramento del fratello bisognoso: “Ogni volta
che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli pi piccoli,
lavete fatto a me” (Mt 25,40); ma anche, e non meno, quando si presenta
a noi, misteriosamente presente nei segni sensibili dei sacramenti: l la fede
cristiana riconosce il Signore personalmente presente, corporalmente presente.

Lapostolo Tommaso pot mettere le sue mani nelle
cicatrici del Risorto. Ges gli dice: “Perch mi hai veduto, hai creduto:
beati quelli, che pur non avendo visto, crederanno” (Gv 20,29).

Questultima frase ci riguarda personalmente: attraverso
qualsiasi sacramento siamo messi in contatto con il Cristo vivificante in
maniera altrettanto reale, in maniera altrettanto corporale, seppure diversa,
come se ci fossimo trovati in mezzo a coloro che egli perdon, guar, nutr e
istru duemila anni fa in Palestina. Perci credere in Ges Cristo vuol dire
praticare i sacramenti. Non si possono contrapporre fede e pratica, parola e
sacramento.

La fede cristiana ha bisogno di riti sacramentali perch
in essi che il Cristo risorto ci d appuntamento. Un cristianesimo senza
riti corporali, ossia senza gesti concreti di celebrazioni sacramentali, molto
presto diventa un cristianesimo spiritualizzato, teorico, superficiale e
praticamente privo di incidenza nella vita.

Tentiamo di rispondere ad unaltra domanda prima di
finire:

“Per celebrare i sacramenti bisogna avere la
fede?”

I sacramenti sono per i credenti: sono i sacramenti della
fede.

Il primo gruppo raccolto intorno a Ges, la prima chiesa,
un gruppo di peccatori, tuttaltro che innocenti e puri, ma sono dei
credenti. Ci vuole la fede cristiana per celebrare i sacramenti.

Notate! Non ho detto che ci vuole la fede per celebrare i
sacramenti; ho detto che ci vuole la fede cristiana. Perch non ogni religiosit
vaga, non ogni credenza di qualche genere di per s fede cristiana. Dir di
pi: credere in Dio non la fede cristiana. Altrimenti sarebbero cristiani
anche gli ebrei e i musulmani.

La fede cristiana essenzialmente fede in Cristo
salvatore: fede esplicita in Ges Dio morto e risorto per la salvezza degli
uomini (cfr. 1Cor 15,1-5).

Ma allora, potreste obiettare, bisogna cacciare dalla
chiesa coloro che praticamente non hanno la fede “cristiana”?

Cristo non ha mai cacciato nessuno, eccetto i demoni e i
mercanti dal tempio. E la chiesa, come lui, inviata innanzitutto a chi
perduto, lontano, malato. Sullesempio del buon Pastore, suo maestro, essa
deve sforzarsi di cercare tutti i perduti fino a che li trovi (Lc 15).

La chiesa inviata a tutti gli uomini e deve trovare la
sua gioia e la sua ragion dessere nellincontrarli, nellascoltarli, nel
partecipare alle loro ricerche.

Ma nessuno ha mai detto che lunica maniera che la
chiesa possiede per accogliere gli uomini sia quella di dar loro un sacramento!

Sacramentalizzare tutti e subito sarebbe un modo di
accalappiare i “clienti”, di legarli in maniera definitiva che sa di
rapimento, di sequestro.

Se coloro che chiedono i sacramenti non sanno quello che
chiedono, non vanno accontentati; perch ogni sacramento un gesto damore,
di alleanza, di intimit tra Dio e luomo; chi lo celebra senza fede, senza
crederci, scherza pesantemente con Dio e prende in giro se stesso. Per chi
invece li celebra con fede e impegno personale, i sacramenti diventano sorgenti
di vita eterna.

(Pedron Lino)

 

 

 

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