perché aguero non gioca


L’attaccante argentino è finito ai margini del club, indietro nelle scelte di Guardiola. Tra infortuni, Covid e contratto in scadenza.

C’è stato un periodo storico in cui scrivere la formazione del Manchester City sembrava quasi semplice: Sergio Agüero e altri dieci. Oggi invece si potrebbe dire: undici e non Sergio Agüero. Non per questioni di ostracismo, sia chiaro. A Manchester il Kun è ancora uno dei fan favourite e non potrebbe essere altrimenti. Nelle gerarchie in campo, però, ha perso tantissime posizioni.

15 presenze, poco più di 500 minuti, 3 goal di cui due su rigore. Solo 6 presenze nell’undici titolare, ma senza mai iniziare e finire una partita fino al 13 maggio scorso, contro il Fulham. Unici 90 minuti disputati fino a questo punto. Peraltro con un goal, dal dischetto. Numeri inusuali per uno dei migliori attaccanti dello scorso decennio, con una carta d’identità di certo non da buttare: 32 anni, 33 il prossimo 2 giugno.

Eppure, dopo 257 goal in 385 partite, la storia d’amore tra Agüero e il City sembra ai titoli di coda per quanto riguarda il campo. A livello contrattuale lo è già, visto che a fine marzo il club ha annunciato di non voler rinnovare l’accordo in scadenza al 30 giugno.

Quest’anno Guardiola è tornato all’antico, ovvero al sistema senza un numero ‘nove’ di ruolo a fungere da riferimento, come è stato abitualmente Agüero per il City, come è stato in precedenza Lewandowski al Bayern Monaco. Da Bernardo Silva da Foden, da De Bruyne a un attaccante più atipico come Gabriel Jesus, Pep ha fatto ruotare molto i suoi uomini, ottenendo risultati sempre soddisfacenti. Soprattutto con il tridente composto da Mahrez, Foden e Bernardo Silva, quello maggiormente proposto nelle ultime settimane.

Sergio Aguero Manchester City GFX

Agüero è rimasto a guardare nella maggior parte dei casi. Nella prima parte di stagione ha dovuto fare i conti con un infortunio al ginocchio che si portava dietro già da giugno, dalla ripresa della Premier League. Poi una ricaduta, un problema alla coscia e infine il Covid-19 che lo ha colpito a gennaio e lo ha tenuto fermo per un mese. Nelle ultime due sfide contro Leeds e Aston Villa in Premier League, oltre che nella semifinale di FA Cup, non ha trovato posto nemmeno in panchina.

Facile saltare alle conseguenze: la mancanza pressoché totale di continuità non ha mai permesso ad Agüero di raggiungere una forma fisica accetttabile per incidere davvero in una squadra come il Manchester City. Che è stata in grado di fare a meno dei suoi goal redistribuendoli nel resto della rosa: cinque giocatori in doppia cifra, altri due con 8 o più goal all’attivo.

Dal suo arrivo in Europa nel 2006, ha segnato meno soltanto nel suo anno d’esordio all’Atlético Madrid, chiuso con 6 goal. Una volta ambientatosi, ha iniziato a segnare a raffica. Il suo minimo prima di questa stagione era di 17 goal nel 2012/13. Una stagione in calando che sembra più un’eccezione che la regola. Il Kun ha tutta l’intenzione di rimettersi in pista, di trovare un altro top club e di dimostrare che a 32 anni, quasi 33, il suo meglio deve ancora venire.

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