qual è l'impronta idrica annua di uno statunitense

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Il fabbisogno idrico di un paese non può essere valutato solo su base nazionale ma bisogna tenere conto dei flussi di acqua virtuale presenti nelle merci. Conoscere la dipendenza dalle risorse idriche situate altrove è importante per valutare la sicurezza alimentare nazionale. E per alcuni paesi europei, come Italia, Germania, Regno Unito e Paesi Bassi, le risorse esterne rappresentano dal 60 al 95 per cento dell’impronta idrica totale(red)

Le risorse di acqua dolce della Terra sono soggette a una crescente pressione a causa sia dei consumi sia dell’inquinamento. Fino a poco tempo fa, i problemi di disponibilità, utilizzo e gestione dell’acqua dolce sono stati affrontati a scala locale, nazionale e di bacino idrografico. Il riconoscimento che le risorse di acqua dolce sono soggetti a cambiamenti globali ha portato un certo numero di ricercatori a sostenere l’importanza di porre i problemi relativi alla gestione dell’acqua dolce in un contesto globale, soprattutto perché molti paesi hanno esternalizzato notevolmente la loro “impronta idrica”, ossia il consumo di acqua, attraverso il risparmio di questa risorsa ottenuto importando prodotti i cui cicli di lavorazione prevedono un uso intensivo dell’acqua.

Ora due ricercatori del Dipartimento di ingegneria e gestione delle acque dell’Università di Twente a Enschede, nei Paesi Bassi, hanno realizzato uno studio che mappa con elevata risoluzione spaziale l’impronta idrica (o WF, water footprint) dell’umanità e i flussi “nascosti” fra le varie nazioni.

L'impronta idrica delle nazioni
  © ImageZoo/Corbis

Nello studio, pubblicato sui “Proceedings of the National Academy of Sciences”, i ricercatori hanno dapprima realizzato una stima quantitativa del consumo di acqua di ciascuna nazione distinguendo fra acqua piovana (“WF verde”), acque sotterranee e superficiali (“WF blu”) e volumi di acqua inquinata (“WF grigia”) generata. Successivamente hanno stimato i flussi internazionali di acqua sulla base degli scambi di prodotti agricoli e industriali.

Dallo studio risulta che l’impronta idrica globale media annua nel periodo 1996-2005 è stata di 9087 gigametricubi all’anno (74% verde, 11% blu, 15% grigio), alla quale la produzione agricola contribuisce

per ben il 92 per cento.

L’impronta idrica del consumatore medio globale è di1385 metri cubi. Il consumatore medio negli Stati Uniti ha un’impronta idrica di 2842 metri cubi, mentre in Cina e India questa è pari rispettivamente a 1071 e 1089 metri cubi.

Il maggior contributo all’impronta idrica del consumatore medio viene dai prodotti cerealicoli (27 per cento), seguiti dalla carne (22 per cento) e dai prodotti lattiero-caseari (7 per cento). Il volume e la struttura dei consumi e l’impronta idrica per tonnellata di prodotto dei prodotti consumati sono i fattori principali che determinano l’impronta idrica di un consumatore.

L'impronta idrica delle nazioni
Cortesia A. Y. Hoekstra e M. M. Mekonnen/PNAS 

Il dato più impressionante riguarda però il peso dei flussi di esportazione di questa acqua virtuale: nel periodo considerato il volume totale dei flussi internazionali virtuali di acqua relativi agli scambi di prodotti agricoli e industriali è stato infatti di 2320 gigametri cubi (68 per cento verde, 13 per cento blu, 19 per cento grigia).

I maggiori importatori di acqua virtuale sono gli Stati Uniti, (234 gigametri cubi all’anno), il Giappone (127), la Germania (125), la Cina (121), l’Italia (101), il Messico (92), la Francia (78 ), il Regno Unito (77) e i Paesi Bassi (71). Mentre i maggiori esportatori sono Stati Uniti (314), Cina (143), India (125), Brasile (112), Argentina (98), Canada (91), Australia (89), Indonesia (72), Francia (65) e Germania (64).

“Per alcuni paesi europei, come Italia, Germania, Regno Unito e Paesi Bassi – osservano i ricercatori – l’impronta idrica esterna contribuisce dal 60 al 95 per cento dell’impronta idrica totale. D’altra parte alcuni paesi come Ciad, Etiopia, India, Niger, Repubblica democratica del Congo, Mali, Argentina e Sudan hanno un’impronta idrica esterna molto limitata, inferiore al 4 per cento del totale.”

“Conoscere la dipendenza dalle risorse idriche situate altrove – concludono gli autori – è rilevante per un governo non solo allo scopo di valutare la propria politica ambientale, ma anche nel momento in cui si valuta la sicurezza alimentare nazionale.”
 

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