quale di questi obblighi grava sui lavoratori

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Obbligo di diligenza, obbedienza, fedeltà e riservatezza: le regole che il lavoratore dipendente è tenuto a rispettare.

Nel contratto di lavoro subordinato, le obbligazioni principali sono due: il datore di lavoro è tenuto a corrispondere la retribuzione, mentre il dipendente ha l’obbligo di svolgere correttamente la prestazione lavorativa.

Gli obblighi che scaturiscono dal contratto di lavoro dipendente, però, non si limitano alla corresponsione della retribuzione ed allo svolgimento delle mansioni affidate, ma sono numerosi ed articolati: il datore di lavoro, ad esempio, ha l’obbligo di assicurare i dipendenti contro gli infortuni e le malattie professionali, di tutelare la loro integrità psicofisica, di versare i contributi previdenziali. Ne abbiamo parlato in “Quali doveri ha il datore di lavoro“.

Quali obblighi gravano sui lavoratori? I doveri principali del lavoratore dipendente sono tre: l’obbligo di diligenza, l’obbligo di obbedienza, l’obbligo di fedeltà e riservatezza.

Vediamo nel dettaglio in che cosa consistono questi obblighi, qual è il comportamento che il dipendente deve tenere e che cosa succede in caso di violazione.

Obbligo di diligenza

Il Codice civile [1] stabilisce che il lavoratore debba usare la diligenza richiesta dalla natura dell’attività svolta, dall’interesse dell’impresa e da quello superiore della produzione nazionale.

Il dovere di diligenza riguarda non solo lo svolgimento in concreto dei compiti e delle mansioni affidate, ma tutto il rapporto di lavoro, e si estende anche alla reperibilità al domicilio in caso di assenza per malattia.

La violazione dell’obbligo di diligenza legittima il datore:

  • ad agire per il risarcimento di eventuali danni (se, ovviamente, la condotta negligente del dipendente ha causato un danno per l’azienda);
  • a comminare sanzioni disciplinari, previo rispetto del procedimento dello statuto dei lavoratori [2], fino ad arrivare al licenziamento.

L’obbligo di fornire la prova della scarsa diligenza grava sul datore di lavoro.

Obbligo di obbedienza

Il Codice civile [1] stabilisce che il lavoratore sia tenuto ad osservare le disposizioni per l’esecuzione e la disciplina dell’attività impartite dall’imprenditore e dai suoi superiori, cioè dai collaboratori del datore di lavoro dai quali dipende. La violazione dell’obbligo di obbedienza legittima il datore:

  • ad agire per il risarcimento di eventuali danni (se, ovviamente, la condotta disobbediente del dipendente ha causato un danno per l’azienda);
  • a comminare sanzioni disciplinari, previo rispetto del procedimento dello Statuto dei lavoratori [2], fino ad arrivare al licenziamento.

Obbligo di fedeltà e riservatezza

Il Codice civile [3] stabilisce che il dipendente non deve trattare affari, per conto proprio o di terzi, in concorrenza con l’imprenditore, né divulgare notizie attinenti all’organizzazione e ai metodi di produzione dell’impresa, o farne uso in modo da poter recare ad essa pregiudizio.

In pratica, l’obbligo di fedeltà si concretizza in un generale divieto di concorrenza ed obbligo di riservatezza. La costituzione di una società in proprio, che ha per oggetto la stessa attività economica svolta dal datore, comporta la violazione del dovere di fedeltà anche se l’attività concorrenziale non è stata ancora avviata.

La violazione dell’obbligo di fedeltà e riservatezza legittima il datore:

  • ad agire per il risarcimento di eventuali danni (se la condotta del dipendente ha causato un danno all’azienda);
  • a comminare sanzioni disciplinari, previo rispetto del procedimento dello statuto dei lavoratori [2], fino ad arrivare al licenziamento.

Il divieto di concorrenza è valido dopo il licenziamento?

Come osservato, il Codice civile prevede il divieto, per il lavoratore, di svolgere attività “in concorrenza” mentre il rapporto di lavoro è in corso, senza che sia necessario stipulare alcuno specifico patto in proposito. Il divieto non opera, invece, dopo che il rapporto di lavoro è terminato.

Per regolare il divieto di concorrenza per il periodo di tempo successivo all’eventuale cessazione del rapporto di lavoro, le parti devono dunque concludere un vero e proprio patto di non concorrenza, per iscritto: il patto è valido se è previsto uno specifico compenso, che funge da corrispettivo per l’astensione dallo svolgimento di attività in concorrenza.

La denuncia viola l’obbligo di riservatezza?

La normativa antiriciclaggio [4] tutela i lavoratori che segnalano reati o irregolarità di cui siano venuti a conoscenza nell’ambito di un rapporto di lavoro pubblico o privato.

In particolare, la legge dispone che, nelle ipotesi di segnalazione o denuncia, la rivelazione di notizie coperte dall’obbligo di segreto si considera effettuata per giusta causa, se si persegue l’interesse all’integrità delle amministrazioni, pubbliche e private, nonché alla prevenzione e alla repressione delle malversazioni.

La disposizione non si applica ai lavoratori che hanno un rapporto di consulenza professionale o di assistenza con l’ente, l’impresa o la persona fisica interessata. Nel dettaglio, quando notizie e documenti oggetto di segnalazione o denuncia sono oggetto di segreto aziendale, professionale o d’ufficio, e sono rivelati con modalità eccedenti rispetto alle finalità dell’eliminazione dell’illecito, la rivelazione costituisce una violazione dell’obbligo di segreto, soprattutto se risulta effettuata al di fuori del canale di comunicazione specificamente predisposto a tal fine.


note

[1] Art. 2104 cod. civ.

[2] Art. 7 L. 300/1970.

[3] Art. 2105 cod. civ.

[4] Art.3 L. 179/2017.

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