quale legno per casse acustiche

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La costruzione di diffusori acustici: il legno

Ecco il primo di una serie di articoli dedicati agli autocostruttori di
diffusori acustici. Si comincia dall’inizio, con la scelta dell’essenza
da utilizzare per la costruzione di una buona coppia di cabinet.

La letteratura in proposito non è certo vasta, ed a grandi linee è
possibile individuare due distinti approcci alla realizzazione del
cabinet, diretti in un primo caso ad assorbire ed eliminare quanto più
possibile le vibrazioni prodotte dagli altoparlanti, in secondo caso a
sfruttare le risonanze dei pannelli per realizzare una vera e propria
cassa armonica, che contribuisce dunque al suono del diffusore.
Io tendo con decisione verso la prima impostazione: la progettazione di
diffusori acustici è ancora sufficientemente tarata nella sua
scientificità da una enorme quantità di variabili, ed aggiungerne
volontariamente di ulteriori mi sembra del tutto fuori luogo.
Io credo che siano gli altoparlanti a dover suonare ed aggiungere a bella posta
risonanze e vibrazioni significa introdurre distorsioni, di cui a dire
il vero non sento la mancanza!
Senza considerare poi che anche nella costruzione di diffusori inerti e smorzati non esiste una regola universale da seguire, ma una serie di probabilità; ecco che allora si impone come materiale più indicato l’MDF, magari smorzato da una serie
di pannelli di materiali bituminosi, gommosi, cellullosi smorzati, e chi
più ne ha più ne metta (sic!)

Interessante è poi l’utilizzo di sandwitch di legni differenti, come ad
esempio multistrato ed MDF, per realizzare dei pannelli che uniscano le
caratteristiche meccaniche di due materiali differenti. E l’utilizzo di
intercapedini da riempire di sabbia, di talco, di pallini di piombo, di
blue tak?
E il marmo, il cemento, o i materiali compositi?
Qui il discorso diviene davvero troppo complesso: le essenze lignee, o
derivate, sono infine le più affidabili e raggiungibili e mi sembra
saggio evitare di occuparsi di materiali troppo complessi da lavorare e
di scarso interesse generale.
Io consiglio di procedere sempre per gradi, e stabilire delle priorità;
il materiale utilizzato per costruire il mobile dovrebbe essere a mio
avviso l’ultimo gradino di una scala piuttosto lunga.
Ho conosciuto persone che curavano sino allo stremo delle forze il cablaggio di
impianti mal assortiti e squilibrati, con la pretesa di potere risolvere
tutto con un connettore dorato od un cavo speciale. Nello stesso modo un
diffusore mal progettato e mal suonante non si trasformerà in un cigno
solo grazie ad uno studio accuratissimo dei modi di vibrazione e della
loro influenza sul suono.
Certo, è sicuramente possibile migliorare le prestazioni di un ottimo
diffusore curando la precisione della costruzione ed il comportamento
del cabinet, ma sarà necessario fare diverse prove, costruendo diversi
mobili identici nelle misure ma di materiali differenti.
Altrimenti ci si può affidare alle cure di un buon MDF, 16 o 19 mm di
spessore e smorzare dove possibile con del bitume di varia provenienza.
Ottima alternativa è poi il multistrato marino (più costoso), sempre
abbastanza rigido e forse meno cupo nel mediobasso.
Bene il multistrato classico, tipo di betulla, ma solo di elevati spessori (sopra i 2,5 cm) ed ancora ottimo un eventuale abbinamento multistrato-MDF, magari
utilizzando la prima essenza per le pareti più piccole del diffusore o
per rinforzi interni.
Bene anche un buon legno massello, sempre gradevole alla vista, da
scegliere però ben rigido, smorzato e stagionato. Ottimo ad esempio il
faggio, il ciliegio, il legno di rosa (ed i prezzi stanno salendo alle
stelle), pessimo invece l’abete.
Da scartare il truciolato, difficile da lavorare e da rifinire.
La soluzione che io ritengo migliore è comunque l’utilizzo di un
sandwitch MDF-multistrato (1 cm + 1 cm); i pannelli costruiti in questo
modo sono rigidi e molto smorzati e le poche vibrazioni possono essere
poi ulteriormente fagocitate da antirombo o guaina di catrame, del tipo
utilizzata in edilizia.
L’assemblaggio non è particolarmente difficile e la lavorazione
piuttosto precisa, consentendo poi una rifinitura piacevole, magari con
una buona impiallacciatura (maggior dettagli in un prossimo articolo).
Non elevato infine il costo complessivo.

© Copyright 1998 Giuliano Nicoletti

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