quale lingua viene studiata nuovamente durante il rinascimento


1303 – 1305

Nello stesso periodo Dante Alighieri, teorico politico filosofo, scrive il trattato Il De vulgari eloquentia (L’eloquenza in lingua volgare), affrontando il tema dibattuto in quel momento sulla giusta lingua. Il testo vuole approfondire la lingua volgare e per fare questo, decide di scriverlo in latino per poter essere letto e commentato dai dotti della sua epoca. 

Il trattato affronta una serie di temi, come ad esempio la storia e le origini delle lingue e delle loro tipologie storico-geografiche, il problema della lingua letteraria unitaria non ancora definita e capillarmente diffusa, ponendo di fatto una questione di primaria importanza che deve essere risolta attraverso un serio e profondo lavoro di revisione e di nuova creazione. 

Affronta la questione dei dialetti, oltre un centinaio, che sono il frutto di entità locali anche molto piccole, che mantengono la loro struttura “stretta e chiusa” da renderli quasi incomprensibili. Si sofferma sulla loro catalogazione e ricerca tra tutti, quel dialetto o quell’idioma linguistico che più si possa avvicinare ad una più estesa popolazione, al fine di una maggior comprensione su tutto il territorio italiano.

Dante definisce la lingua volgare quella lingua che il bambino impara dalla balia, e come tale è quella lingua che più è pura, originata senza alterazioni linguistiche a differenza della grammatica (termine con cui Dante indica il latino) vista come lingua “costruita e artificiosa” voluta solo dai dotti e dai signori per meglio differenziarsi dal popolo. 

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