quale organo è tenuto a verificare la congruità degli accantonamenti

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– la passività “possibile” che, in base al documento OIC n. 31, nonché dello IAS 37, è quella in relazione alla quale il fatto che l’evento si verifichi è inferiore al probabile e, quindi, il range di accantonamento oscilla tra un massimo del 49% e un minimo determinato in relazione alla soglia del successivo criterio di classificazione;

– la passività da evento “remoto”, la cui probabilità è stimata inferiore al 10%, con accantonamento previsto pari a zero.

L’esigenza di giungere ad una corretta quantificazione del fondo rischi è stata fatta propria, più volte, dalla giurisprudenza di questa Corte. Significativa, da ultimo, quanto sostenuto dalla sezione delle Autonomie, nella Del. n. 14/2017, nella parte in cui si afferma che “…Particolare attenzione deve essere riservata alla quantificazione degli altri accantonamenti a fondi, ad iniziare dal fondo contenzioso, legato a rischi di soccombenza su procedure giudiziarie in corso. Risulta essenziale procedere ad una costante ricognizione e all’aggiornamento del contenzioso formatosi per attestare la congruità degli accantonamenti, che deve essere verificata dall’Organo di revisione. Anche in questo caso, la somma accantonata non darà luogo ad alcun impegno di spesa e confluirà nel risultato di amministrazione per la copertura delle eventuali spese derivanti da sentenza definitiva, a tutela degli equilibri di competenza nell’anno in cui si verificherà l’eventuale soccombenza…”

Questa Sezione ha elaborato il suindicato modello applicativo per la quantificazione del fondo rischi del comune, pur considerando che solo esso è il soggetto in capo al quale permane l’obbligo di effettuare una analitica quanto motivata attività di stima e valutazione del grado di rischio afferente alle proprie passività potenziali, nonché è l’unico organismo che possegga e può rilevare tutte le informazioni necessarie a tal fine.

Quindi, con un impegnativo lavoro di classificazione e raccolta dati, in relazione ai ciascuno dei range forniti dall’Ente, si è giunti a quantificare il fondo di che trattasi, sia pure in una misura minima, e quindi nell’ottica più favorevole al Comune, e cioè ipotizzando che esso debba essere quantizzato in riferimento alle sole “passività probabili”, con rischio di verifica superiore al 61% (e applicando a tale gruppo di debiti potenziali, la percentuale del 51%)



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