quale strumento viene usato per produrre la ceramica


Come si crea un laboratorio per lavorare la ceramica?E, soprattutto, cosa occorre per poter lavorare bene e con agilità, con tutto quello che serve?

All’inizio fu l’argilla

La prima materia che dobbiamo procurarci è ovviamente l’argilla e scegliere quale tipo utilizzare. Al mondo infatti esistono tantissime varietà, perché l’argilla altro non è che terra, presente ovunque in natura e con caratteristiche specifiche a seconda della posizione in cui viene trovata.

Ecco le più conosciute sul mercato:

  • Terraglia
  • Terraglia forte e tenera
  • Refrattaria
  • Gres
  • Porcellana

Un laboratorio con più postazioni 

Per lavorare la ceramica occorre un locale sufficientemente grande che permetta di poter avere degli spazi differenziati, in cui potersi dedicare alle varie fasi della trasformazione e all’applicazione delle diverse tecniche necessarie. Quindi un tavolo o più tavoli su cui trattare l’argilla nei vari modi conosciuti: a “Sfoglia”, a “Lastra”, a “Colombino”, a “Colaggio”.

Attrezzature piccole e variegate per una modellatura ottimale della ceramica

È importante procurarsi assicelle in legno di varie misure su cui poggiare la ceramica per evitare che, durante la lavorazione, si attacchi su una superficie liscia e sulle quali lasciare asciugare inoltre i nostri pezzi quando saranno finiti. C’è bisogno poi di piccoli tornielli in ferro per poter avere una visuale a tutto tondo del nostro oggetto: infatti grazie a questi strumenti, che consentono al manufatto di ruotare, lavorare la ceramica richiederà meno sforzo.

Di seguito un elenco di tutta la piccola attrezzatura per stendere, foggiare, levigare, tagliare, stirare, lisciare, spugnare, tornire e forare l’argilla.

  • Attrezzi in legno: spatole per modellatura, stecche, compasso, sagome.
  • Attrezzi in metallo: mirette, mirette per modellazione, filo taglia argilla, tornesini, lancette, raschietto in acciaio, attrezzi graffito, traforatore, pennello graffito, calibro per tornio.
  • Attrezzi in plastica: gomma torniante, spugna

Utensili specifici per specifiche tecniche.

Secchi e stampi per la tecnica a “Colaggio”

Se decidiamo di lavorare la ceramica con la tecnica a “Colaggio”, occorreranno alcuni secchi in cui contenere l’argilla liquida e degli stampi in gesso in cui versarla, una volta ottenuta la consistenza necessaria.

Tornio per tecnica a “foggiatura”

Per realizzare vasellame medio grandepiattibicchieri, tazze e tanti altri oggetti d’uso quotidiano, possiamo avvalerci di un tornio. L’uso del tornio per lavorare la ceramica è molto antico. La pratica del foggiare un vaso mediante una ruota, il cui meccanismo di movimento si è modificato nei secoli, risale alla metà del IV millennio a.c. Per la prima volta fu impiegata in Mesopotamia e poi si diffuse in tutta l’Asia Minore. Nel II millennio fu utilizzata dai vasai cretesi e poi da quelli greci e, come racconta la leggenda, fu Thalos, nipote di Dedalo, a farlo conoscere. In Italia si diffuse nell’VIII sec a.c. e dal Bel Paese si diffuse in tutto il bacino del Danubio. Il tornio è stato spesso rappresentato su pitture vascolari greche e in affreschi e bassorilievi egizi e persino descritto in un passo dell’Iliade: “Composto da una larga ruota di legnoterracotta o pietra, rotante ad un asse fissato per terra, il cui movimento veniva impresso dalle mani dell’assistente vasaio”. Il tornio azionato invece dalla forza impressa dal piede appare più tardi e fino ad oggi non ha subito sostanziali modifiche strutturali.

In sostanza, il tornio è costituito da due piani circolari fissati ad un asse centrale girevole. La ruota sotto, più grande, imprime un movimento circolare al disco superiore più piccolo dove si appoggi la palla d’argilla da foggiare. Il movimento viene quindi dato dal piede del vasaio mentre, nei torni moderni, dall’azione del motore elettrico.

Il tornio ha senza dubbio permesso al vasaio di lavorare la ceramica al meglio, di sviluppare la sua produzione e di soddisfare una maggiore richiesta di vasellame nella società.

Quattro sono le fasi della foggiatura al tornio:

  1. Centraggio della palla di argilla
  2. Apertura
  3. Sollevamento delle pareti
  4. Foggiatura del vaso

Esistono diversi tipi di tornio esistenti per lavorare la ceramica:

  • A pedale
  • Elettrico
  • A centratura laterale
  • A centratura frontale
  • Con seduta
  • Da tavolo
  • Hobbistici
  • Professionali
  • Di diversa potenza

Dalla sagomatura alla finitura: i colori della ceramica

Dopo essere stata foggiata l’argilla può essere colorata. Nella “tavolozza” degli attrezzi necessari allo scopo allora non dovrà mancare l’ampia gamma delle opportunità offerte dal mondo degli smalti e degli engobbi.

Esempi di colori ceramici di vario tipo in polvere e pronti:

  • Sottocristallina
  • Smalti ad alta e bassa temperatura
  • Tinta unita ed ad effetto
  • Smalti raku
  • Engobbi tinta unita e puntinati
  • Colori opachi
  • Colori 3d
  • Vernici
  • Cristalline

Ultimo step: la cottura della ceramica. Dai forni a gas a quelli elettrici

La struttura dei forni per la cottura della ceramica è costituita da un involucro di mattoni ad alto isolamento termico e /o fibra ceramica, con una porta apribile frontalmente o dall’alto per il carico e scarico degli oggetti. Il forno, per raggiungere determinate temperature, che variano dai 750 ai 1300 gradi circa, a seconda del tipo di cottura che si deve fare, viene riscaldato con resistenze elettriche, con bruciatori per gas gpl o metano o cherosene, o ancora, per tecniche più artigianali e arcaiche, con la legna.

Forno elettrico per risultati stabili e ripetibili

La cottura della ceramica in forno elettrico a livello artigianale è probabilmente la più usata in Italia, ci sono forni anche di piccole dimensioni per hobbisti e piccoli artigiani. Si utilizza principalmente per fare il biscotto della ceramica e cuocere smalti. Il risultato è molto stabile e ripetibile avendo una standardizzazione del processo di cottura.

Forno a gas per maggiori variazioni in cottura

forni a gas per la cottura della ceramica danno maggiori possibilità di variazioni durante la cottura degli smalti. Si possono realizzare le cotture in ossidazione ma anche in riduzione di ossigeno agendo sull’apertura e chiusura dei bruciatori e della ciminiera, modificando l’atmosfera interna alla camera di combustione e agendo quindi sugli ossidi metallici e sali presenti negli smalti. Sta all’abilità del ceramista capire la conduzione del forno per ottenere il miglior risultato possibile nella cottura degli smalti. Ogni singolo forno a gas ha un carattere diverso e il ceramista deve capirlo e adattarlo alle proprie esigenze e obiettivi. Sono particolarmente adatti nella cottura del rakugres e porcellana.

Forno a legna per ottenere veri pezzi unici

Ad un livello ancora più interessante, probabilmente, ci sono i forni a legna. La cottura della ceramica ad alte temperature si raggiunge molto lentamente caricando legna in una camera di combustione alla quale si accede da una porta o spostando dei mattoni. Nella zona più interna del forno è caricata la ceramica che viene investita dal fuoco diretto e dal fumo della combustione della legna. Anche in questo caso, come nel forno a gas, si può agire sulla cottura in riduzione di ossigeno e i risultati che si possono ottenere sono ancora più variegati e unici. Ogni pezzo di ceramica che esce dal forno è realmente un pezzo unico.

foto della luna creata in ceramica raku,

75,00215,00 IVA inclusa

50,00300,00 IVA inclusa

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foto di un piatto in ceramica raku color turchese con una pianta selavatica come dettaglio della texture

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Corsi di ceramica

  • Corso base con cottura Raku
  • Corso di tornio per ceramica
  • Corso base di modellato: La figura umana
  • Corsi avanzati di modellato
  • Workshop Bucchero e Naked Raku
  • Corso di disegno

immagine della vetrina del laboratorio di ceramica Raku Terra Crea a Verna



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