quale vaccino quarantenni lombardia

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MILANO – A poco più di quarantott’ore dal via alle prenotazioni, già il 59% dei quarantenni lombardi aveva chiesto la vaccinazione contro il coronavirus: le prenotazioni “anagrafiche” erano a quota 519.756 ieri mattina, e si sommano alle circa 361.800 già effettuate in precedenza dai nati tra il ’72 e l’81 in categorie proritarie (come sanitari, malati cronici, “estremamente vulnerabili” e caregiver), per un totale di 881.544 adesioni, il 59% del milione 504.315 quarantenni censiti dall’Istat in Lombardia. 

Erano 293.702, sempre a ieri mattina, le prime dosi d’antiCovid somministrate a 40-49 enni (e 125.148 i richiami): uno su cinque in Lombardia ha avuto almeno un’iniezione-scudo, si sale a uno su tre (il 33%) considerando solo quelli che l’hanno chiesta. Per un milione 211.996 quarantenni lombardi che non rientravano in alcuna categoria prioritaria, la possibilità di prendere appuntamento è scattata nella notte tra mercoledì e giovedì, e dei quasi 520mila che l’avevano fatto a ieri mattina ben più di un terzo vive tra il Milanese e il Lodigiano, dato che l’Ats Metropolitana, con 179.933 prenotazioni, rappresenta il 34,62% del totale, seguita dall’Ats dell’Insubria (16,48%), da quella di Bergamo (12,57%), dalla Brianza (12,15%), dall’Ats di Brescia (10,8% delle nuove adesioni dei quarantenni), dalla Val Padana (6,79%), da quelle di Pavia (3,84%) e della Montagna (2,75%). 




Tra quattro giorni, il 27 maggio, il portale aprirà le prenotazioni ai trentenni, che in Lombardia sono un milione 145.186, e uno su cinque (il 21%) ha aderito alla campagna in altre categorie: con 199.644 prime dosi iniettate a ieri mattina, l’antiCovid è già arrivato al 17% di questa fascia d’età. E anche, sempre per appartenenza a categorie prioritarie, al 16% dei 983.209 ventenni lombardi e al 4% dei 378.782 sedici-diciannovenni, per i quali le prenotazioni si apriranno il 2 giugno. Negli ultimi giorni, il ritmo quotidiano di vaccinazioni (che viene regolato dal commissario nazionale in base alle dosi a disposizione) è aumentato di quasi diecimila rispetto all’ultimo periodo (giovedì ne sono state iniettate 94.535, venerdì 92.033), e l’ultima strigliata del generale Francesco Paolo Figliuolo alle Regioni che annunciano fughe in avanti (il Lazio giovedì apre le vaccinazioni ai maturandi), raccomandando di finire prima di vaccinare chi più rischia prendendo il Covid, non dovrebbe riguardare la Lombardia, dove, sottolinea la vicepresidente e assessore al Welfare Letizia Moratti in un tweet, a ieri mattina erano state iniettate 802.751 vaccini ai “fragili”, erano protetti con almeno una dose il 99% degli ultraottantenni che hanno aderito alla campagna (a loro volta il 96% del totale, la copertura della popolazione complessiva è al 94%), il 96% dei settantenni (che hanno aderito all’88%, la copertura con una dose è dell’85% del totale, sei punti sopra la media nazionale) e il 90% dei sessantenni che hanno chiesto il vaccino, a loro volta l’83% della platea in base all’ultimo censimento Istat, con una copertura complessiva del 75% in questa fascia d’età, contro il 61% della media italiana.




L’adesione è alta, 77%, anche tra i cinquantenni, il 29% dei quali ha già avuto una dose di vaccino (si sale al 37% considerando solo quelli che l’hanno chiesto); e in generale è al 60% tra gli 8 milioni 554.100 lombardi vaccinabili in quanto over 15, con 5 milioni 170.844 candidati prima dell’apertura delle ultime due fasce d’età. E complessivamente tre milioni 575.917 vaccinati con la prima dose, il 42% della popolazione vaccinabile e il 69% di quella che ha chiesto il vaccino. 

È uno scudo che sta accelerando la ritirata della terza ondata pandemica: se venerdì i ricoverati causa coronavirus negli ospedali sono scesi sotto quota duemila, ieri i pazienti in terapia intensiva Covid erano meno di trecento (289), e questo non succedeva in Lombardia dal 28 ottobre, quando l’offensiva pandemica d’autunno li fece quadruplicare in meno di due settimane, dai 96 del 17 ottobre ai 370 del trenta. Le rianimazioni Corona, che sotto quota 360 letti occupati non erano scese nella breve tregua armata tra la seconda e la terza ondata, sono in picchiata, se si pensa che sotto i 400 ricoverati erano andate solo lunedì scorso, meno di una settimana fa. E che i morti di Covid, ieri, sono stati 13: un quarto rispetto ai 57 che si contavano in ventiquattr’ore un anno fa, il 22 maggio 2020. Quel giorno i ricoverati in terapia intensiva erano ancor meno di adesso, 207, ma nei reparti Corona se ne contavano più di quattromila; ieri, invece, 1.566.
 




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