quando le intercettazioni sono inutilizzabili

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Cass. pen. n. 15288/2018

I risultati delle intercettazioni telefoniche disposte per un reato rientrante tra quelli indicati nell’art. 266 cod. proc. pen. sono utilizzabili anche relativamente ad altro reato, non contemplato da detta previsione, la cui sussistenza emerga dalle stesse intercettazioni, ancorch per esso venga successivamente disposta la separazione del procedimento.

Cass. pen. n. 8880/2018

In tema di intercettazioni di conversazioni e comunicazioni, l’impiego di una motivazione sintetica del decreto che autorizza il ritardo nel deposito dei verbali e delle registrazioni sino alla conclusione delle indagini preliminari non determina l’inutilizzabilit del contenuto delle intercettazioni, atteso il mancato richiamo nell’art. 271, comma 1, cod. proc. pen. del comma 5 dell’art. 268 cod. proc. pen., n, in assenza di un’esplicita previsione normativa, costituisce un vizio censurabile in sede di legittimit.

Cass. pen. n. 14248/2017

In tema di intercettazioni di conversazioni o comunicazioni, il mancato rispetto del termine di 5 giorni dalla conclusione delle operazioni per il deposito dei verbali e delle registrazioni non causa di nullit, non essendo espressamente prevista, n di inutilizzabilit dei risultati delle intercettazioni, atteso il mancato richiamo, nell’art. 271 cod. proc. pen., al quarto e al sesto comma dell’art. 268 dello stesso codice. (In motivazione la Suprema Corte ha precisato che, in caso di autorizzazione al ritardato deposito, il termine di cui all’art. 268, comma quinto cod. proc. pen. coincide con quello di cui all’art. 415 bis stesso codice, sicch si fa luogo ad un unico deposito e l’indagato ed il suo difensore possono esercitare anche le facolt di cui all’art. 268, comma sesto del codice di rito).

Cass. pen. n. 19158/2015

La registrazione di conversazioni effettuata da un privato su impulso della polizia giudiziaria non costituisce una forma di documentazione dei contenuti del dialogo, ma una vera e propria attivit investigativa che comprime il diritto alla segretezza con finalit di accertamento processuale, che richiede un provvedimento dell’autorit giudiziaria ovvero un decreto motivato in forma scritta del Pubblico Ministero. (Fattispecie nella quale la Corte ha ritenuto non sufficiente ai fini dell’utilizzabilit delle registrazioni la mera autorizzazione orale del P.M.).

Cass. pen. n. 41142/2013

In tema di sindacato di legittimit, con riferimento al divieto di utilizzazione del risultato delle intercettazioni eseguite fuori dai casi preveduti dalla legge, il relativo motivo di ricorso pu essere esaminato solo a condizione che l’atto asseritamente inutilizzabile (o dal quale consegue l’inutilizzabilit della prova) sia stato specificamente indicato e faccia parte del fascicolo trasmesso al giudice di legittimit, atteso che – pur trattandosi di motivo di carattere processuale e, pertanto, pur essendo alla Corte consentito di esaminare il fascicolo del procedimento – l’applicazione di tale principio presuppone in concreto che da parte del ricorrente venga quantomeno indicato l’atto viziato e che esso sia contenuto nel fascicolo. (Fattispecie relativa alla mancata indicazione ed allegazione dei provvedimenti asseritamente viziati).

Cass. pen. n. 27278/2013

In tema di intercettazioni, qualora sia stata disposta l’utilizzazione di impianti esterni e il prosieguo delle operazioni con impianti interni, non sussiste alcun obbligo di avvisare i difensori circa il mutamento degli strumenti captativi, attesa la natura di atti di indagini “a sorpresa” delle intercettazioni.

Cass. pen. n. 17979/2013

Il divieto di utilizzazione dei risultati delle intercettazioni, stabilito dall’art. 271, comma secondo, c.p.p., posto, tra gli altri, a tutela dell’avvocato (come degli altri soggetti indicati nell’art. 200, comma primo, c.p.p.) e dell’esercizio della sua funzione, ancorch non formalizzato in un mandato professionale, purch detto esercizio sia causa della conoscenza del fatto, ben potendo un avvocato venire a conoscenza, in ragione della sua professione, di fatti relativi ad un soggetto del quale non sia difensore. Ne consegue che detto divieto sussiste ed operativo quando le conversazioni o le comunicazioni intercettate siano pertinenti all’attivit professionale svolta dai soggetti indicati nell’art. 200, comma primo, c.p.p. e riguardino, di conseguenza, fatti conosciuti in ragione della professione da questi esercitata, a nulla rilevando il fatto che si tratti di intercettazione indiretta. (Fattispecie in cui la S.C. ha censurato la decisione del giudice di merito il quale era pervenuto alla conclusione dell’utilizzabilit dei risultati delle intercettazioni delle conversazioni dell’imputato con un avvocato, distinguendo tra fatti conosciuti da quest’ultimo in quanto difensore in un procedimento civile e fatti di cui avrebbe conosciuto come “amico”, esulanti dal divieto in questione, non considerando che la ragione della conoscenza di detti fatti era pur sempre data dal rivestire la qualit di avvocato e che proprio in quanto tale egli forniva consigli all’imputato).

Cass. pen. n. 1287/2013

Sono inutilizzabili le riprese video, pur se autorizzate dal Gip, di comportamenti non comunicativi, eseguite all’interno del domicilio anche se esse abbiano registrato attivit direttamente criminose. (Fattispecie in tema di reato di corruzione e turbativa d’asta, i cui gravi indizi erano documentati attraverso videocaptazioni di scambio di denaro).

Cass. pen. n. 12252/2012

La proroga tardiva dell’autorizzazione alle operazioni di intercettazione non pu legittimare a posteriori le captazioni “medio tempore” eseguite, delle quali non dunque consentita l’utilizzazione probatoria, ancorch il loro contenuto pu costituire “notitia criminis” validamente posta a fondamento di attivit d’indagine e dell’autorizzazione allo svolgimento di ulteriori intercettazioni.

Cass. pen. n. 1153/2009

L’inutilizzabilit dei risultati delle intercettazioni, accertata nel giudizio penale di cognizione, ha effetti anche nel giudizio promosso per ottenere la riparazione per ingiusta detenzione.

Cass. pen. n. 4111/2008

In tema di intercettazioni di conversazioni o comunicazioni, non determina l’inutilizzabilit delle intercettazioni la circostanza che il verbale delle operazioni eseguite venga redatto in un luogo diverso da quello in cui viene effettuata la registrazione, n la predetta sanzione processuale pu essere estesa all’inosservanza delle prescrizioni di cui all’art. 89 att. c.p.p., tra cui non compresa l’identificazione del luogo di redazione del verbale con quello in cui le registrazioni sono state materialmente eseguite.

Cass. pen. n. 1161/2008

L’inutilizzabilit delle intercettazioni nel giudizio di cognizione non preclude la loro utilizzabilit nel processo di prevenzione, se non in presenza di vizi tali da determinarne una patologica inutilizzabilit, come accade ad esempio quando siano violate le regole indicate dall’art. 15 Cost.; in ogni altro caso, i risultati delle intercettazioni inutilizzabili possono essere acquisiti e valutati nel processo di prevenzione. (Fattispecie in cui la S.C. ha ritenuto che l’inadeguata motivazione sull’uso degli impianti di intercettazione esterni non pu considerarsi un vizio in grado di proiettare i suoi effetti nell’ambito delle regole probatorie del processo di prevenzione, in quanto non intacca in modo sostanziale la validit della prova acquisita nel procedimento di prevenzione).

Cass. pen. n. 33810/2007

La distruzione delle documentazione delle intercettazioni, i cui risultati non possono essere utilizzati a norma dell’art. 271, commi primo e secondo, c.p.p., non pu essere disposta in esecuzione di una dichiarazione di inutilizzabilit intervenuta nel procedimento incidentale de libertate perch presuppone una statuizione di inutilizzabilit processualmente insuscettibile di modifiche, che faccia escludere la possibilit di utilizzazione futura nell’ambito del processo.

Cass. pen. n. 29688/2007

L’esecuzione di intercettazioni illegali, ai sensi degli artt. 268 e 271 c.p.p., ne determina l’inutilizzabilit come prova in qualsiasi tipo di procedimento, in quanto assunta in violazione dei diritti dei cittadini garantiti dai principi costituzionali, e quindi anche nel procedimento di prevenzione, dove pure vige la regola della piena e autonoma utilizzabilit di qualsiasi elemento indiziario.

Cass. pen. n. 1812/2007

I risultati delle intercettazioni disposte al fine di agevolare le ricerche del latitante non possono essere utilizzati a fini probatori qualora non siano state osservate le garanzie e le prescrizioni di cui agli artt. 266 e seguenti c.p.p., trovando applicazione, nonostante la mancanza di un espresso richiamo nell’art. 295, comma terzo, c.p.p., il regime dei divieti di utilizzazione di cui all’art. 271 c.p.p.

Cass. pen. n. 2817/2006

L’inutilizzabilit delle intercettazioni eseguite fuori dai casi consentiti o nell’inosservanza delle disposizioni stabilite dagli artt. 267 e 268, commi primo e terzo, c.p.p. attiene non soltanto al contenuto delle conversazioni ma anche ad ogni altro dato da esse desumibile, come le generalit dei soggetti coinvolti nella captazione, dal momento che si tratta di dato informativo non desunto da altri accertamenti ma proprio e soltanto dai risultati delle intercettazioni.

Cass. pen. n. 3437/2005

Quando si prospetta davanti al giudice di legittimit l’inutilizzabilit dei risultati delle intercettazioni telefoniche, l’eccezione, per i limiti intrinseci del giudizio di legittimit, pu essere esaminata solo se l’atto inutilizzabile, o dal quale consegue l’inutilizzabilit, sia stato specificamente indicato e faccia parte del fascicolo trasmesso al giudice di legittimit. pur vero che, trattandosi di motivo di natura processuale, alla Corte di cassazione sarebbe consentito di esaminare gli atti del fascicolo processuale al fine di verificare il fondamento dell’eccezione proposta, ma l’applicazione concreta di questo principio presuppone, comunque, che venga quanto meno specificamente indicato l’atto affetto dal vizio denunciato e che l’atto da esaminare sia contenuto nel medesimo fascicolo. Se, invece, questa indicazione non viene fornita, deve ritenersi che il motivo sia inammissibile per genericit, non consentendo al giudice di legittimit di individuare l’atto affetto dal vizio denunciato. Mentre se l’indicazione viene fornita, ma l’esame dell’eccezione richiede l’acquisizione di atti o documenti o notizie di qualsiasi genere che non formano parte del fascicolo del processo, deve ritenersi che costituisca onere della parte richiederne l’acquisizione al giudice di merito, compreso quello d’appello, ed anche indipendentemente dalla formulazione di motivi di appello sul punto, in considerazione della rilevabilit delle ipotesi di inutilizzabilit anche d’ufficio e in ogni stato e grado del procedimento. Del resto, diversamente, verrebbe attribuito al giudice di legittimit un compito di individuazione, ricerca e acquisizione di atti, notizie o documenti del tutto estraneo ai limiti istituzionali del giudizio di legittimit.

Cass. pen. n. 45189/2004

Nel caso di acquisizione dei risultati di intercettazione disposte in altro procedimento, l’eventuale inutilizzabilit della prova a norma dell’art. 271 c.p.p. pu dipendere dall’illegalit del procedimento di ammissione dell’intercettazione, ma non dalla mancata trasmissione del documento rappresentativo dell’intervenuta autorizzazione o della proroga delle operazioni; e, trattandosi di un fatto processuale, il fatto dal quale dipende tale illegalit va provato dalla parte che la eccepisce. (Mass. redaz.).

Cass. pen. n. 10772/2004

In tema di disposizioni per l’attuazione dell’art. 68 della Costituzione, con riferimento alla disciplina sulla utilizzabilit delle intercettazioni, delle conversazioni o delle comunicazioni, l’espressione alle quali hanno preso parte membri del Parlamento di cui all’art. 6 comma 1 legge n. 140/2003 va interpretata nel senso di ritenere comprese nella tutela apprestata dalla norma tutte le conversazioni nelle quali il membro del Parlamento il vero interlocutore, anche se comunica per mezzo di un terzo il quale svolge funzioni di nuncius e si limiti esclusivamente a trasmettere il messaggio. (In applicazione del principio la Corte ha ritenuto ricompresa nella disciplina della menzionata norma l’ipotesi di cui alla fattispecie relativa all’intercettazione cosiddetta indiretta di conversazioni sostenute tra il venditore di stupefacente ed un soggetto che fungeva da tramite con il membro del Parlamento, acquirente della droga).

Cass. pen. n. 44756/2003

Il disposto di cui all’art. 271 c.p.p., non richiamato, a differenza degli artt. 268, 269 e 270, dall’art. 295, comma 3, c.p.p., non pu essere invocato come causa di inutilizzabilit delle intercettazioni effettuate ai sensi di detta ultima norma.

Cass. pen. n. 20072/2003

Il divieto di intercettazione di conversazioni o comunicazioni nei confronti dei difensori, sancito dall’art. 103, quinto comma, c.p.p., riguarda l’attivit captativa in danno del difensore in quanto tale, e dunque nell’esercizio delle funzioni inerenti al suo ufficio, quale che sia il procedimento cui si riferisca, e non si estende ad ogni altra conversazione, non inerente (tanto pi ove costituisce essa stessa reato), che si svolga nel suo studio o domicilio. La prescrizione anzidetta non si traduce, in definitiva, in un divieto assoluto di conoscenza ex ante, come se il legale godesse di un ambito di immunit assoluta o di un privilegio di categoria, ma implica una verifica postuma del rispetto dei relativi limiti, la cui violazione comporta l’inutilizzabilit delle risultanze dell’ascolto non consentito, ai sensi dell’art. 103, settimo comma, e la distruzione della relativa documentazione, a norma dell’art. 271 richiamato dallo stesso art. 103, settimo comma, del codice di rito.

Cass. pen. n. 9245/2003

Non d luogo a inutilizzabilit dei risultati di intercettazioni eseguite in altri procedimenti ai sensi dell’art. 270 c.p.p. il mancato deposito dei verbali e delle registrazioni, come pure dei decreti di autorizzazione (ove si ritenga che anche a tali decreti debba estendersi l’obbligo previsto dalla suddetta disposizione normativa), atteso che tali inosservanze non rientrano fra quelle indicate, con carattere di tassativit, dall’art. 271 c.p.p.

Cass. pen. n. 26015/2001

In tema di intercettazioni di conversazioni o comunicazioni, all’eventuale mancata specificazione, nel decreto del P.M. emesso in via di urgenza, della durata delle operazioni a norma dell’art. 267, comma 3, c.p.p., sopperisce l’indicazione legislativa del termine massimo di quindici giorni ivi previsto, sicch non si determina l’inutilizzabilit dei relativi risultati, che l’art. 271 stesso codice ricollega alla violazione dell’art. 267, da ritenere configurabile solo nel caso in cui sia stato superato quel termine massimo.

Cass. pen. n. 8437/2001

A differenza di quanto si verifica nel caso in cui sia mancata ab origine la registrazione su supporto magnetico di conversazioni intercettate, il sopravvenuto deterioramento di detto supporto recante le registrazioni a suo tempo debitamente effettuate non causa di inutilizzabilit dei risultati delle intercettazioni, quando essi siano recuperabili mediante ricorso ad altri mezzi, ivi comprese le annotazioni effettuate sui c.d. brogliacci e le eventuali deposizioni dei verbalizzanti.

Cass. pen. n. 3631/2000

In tema di intercettazioni telefoniche in sede cautelare, sanzionata da inutilizzabilit ex art. 271 c.p.p. la sola violazione dell’obbligo di trasmissione al Gip o al tribunale del riesame dei decreti autorizzativi o delle eventuali proroghe, stabilito al fine di consentire ad essi l’esercizio delle funzioni di controllo loro demandate dalla legge, non anche la mancata allegazione della documentazione inerente alla mera attivit esecutiva dell’attivit di intercettazione.

Cass. pen. n. 2405/1999

In tema di acquisizione dei tabulati concernenti il flusso informatico relativo ai dati esterni alla comunicazione telefonica, il divieto di utilizzazione previsto dall’articolo 271 c.p.p. riferibile all’acquisizione dei tabulati tutte le volte che avvenga in violazione dell’articolo 267 c.p.p., cio in assenza del prescritto decreto motivato. Ne consegue che l’eventuale successiva autorizzazione alle acquisizioni gi disposte dal P.M. non pu avere efficacia sanante essendo estraneo al nostro ordinamento processuale l’istituto della ratifica, sicch l’inutilizzabilit originaria impedisce del tutto di avvalersi del mezzo di prova.

Cass. pen. n. 7239/1999

legittima l’utilizzazione, nel processo, del contenuto di una conversazione privata (nella specie, tra presenti) registrata su nastro magnetico da parte di uno degli interlocutori. (Nell’enunciare tale principio, la S.C. ha ritenuto anche manifestamente infondata una questione di legittimit costituzionale di numerose norme del codice di procedura penale, prospettata in riferimento, tra gli altri, agli artt. 15 e 24 Cost., sul rilievo che la divulgazione del contenuto della registrazione non incide sulla libert e segretezza delle comunicazioni, non costituendo un’intromissione dall’esterno in ambiti privati inviolabili, ma riguarda solo l’interesse alla riservatezza, non tutelato costituzionalmente e, in ogni caso, soccombente rispetto all’interesse pubblico all’accertamento della verit).

Cass. pen. n. 1347/1999

Il pubblico ministero, nel chiedere l’applicazione di una misura cautelare sulla base dell’esito di intercettazioni telefoniche, non ha il potere di coprire con omissis, per rappresentate esigenze di segretezza connesse alle attivit di indagine ancora in corso, i numeri indicativi delle utenze controllate, sostituendo le relative indicazioni, anche nelle copie dei decreti autorizzativi trasmesse a corredo della richiesta, con identificativi convenzionali. Ove ci avvenga, l’esito delle intercettazioni da considerare inutilizzabile e la misura cautelare eventualmente disposta va revocata.

Cass. pen. n. 1231/1999

Le intercettazioni telefoniche effettuate sulla base di decreto autorizzativo motivato per relationem non rientrano nell’ambito previsionale dell’art. 271 c.p.p. e, pertanto, non ricadono nel divieto di utilizzabilit ivi previsto. Peraltro, il decreto cos motivato pu integrare un possibile vizio di inidonea o insufficiente motivazione che, in quanto tale, non pu essere rilevato d’ufficio dal giudice di merito n pu essere dedotto per la prima volta in sede di legittimit attesoch l’assenza di qualsivoglia valutazione in ordine alla congruit della motivazione dei decreti in questione sottende la mancanza di qualsiasi censura in sede di riesame ed impedisce al giudice di legittimit una pronuncia che comporterebbe necessariamente l’esame del merito.

Cass. pen. n. 6037/1999

La registrazione ed utilizzazione delle dichiarazioni rese ad un terzo da persona successivamente imputata sono legittime perch non riconducibili nell’ambito delle intercettazioni irrituali n in quello delle dichiarazioni indizianti rese da persona non indiziata n indagata, rispettivamente inutilizzabili a norma degli articoli 63 e 271 c.p.p.. Ed invero non si in presenza di intercettazioni, cio di occulta conoscenza da parte di terzi e mediante congegni particolari, di comunicazioni riservate; ma di registrazione di un colloquio ad opera di uno degli interlocutori, attivit riconducibile ad una memorizzazione di notizie procurate lecitamente. (La Corte nella specie ha ritenuto che le registrazioni suddette sono acquisibili ed utilizzabili in dibattimento come documenti).

Cass. pen. n. 6723/1998

Poich l’inutilizzabilit degli esiti delle intercettazioni deriva dalla effettiva inosservanza delle disposizioni richiamate dall’art. 271 c.p.p., essa non pu ricollegarsi alla mancata trasmissione al tribunale del riesame, da parte del pubblico ministero, dei decreti autorizzativi delle operazioni: tale trasmissione, infatti, non costituisce un obbligo di legge e la sua funzione soltanto quella di rendere verificabile l’effettiva sussistenza delle condizioni legittimanti l’effettuazione delle intercettazioni. invero evidente che dall’omessa allegazione non pu desumersi n l’inesistenza n l’invalidit dei decreti in questione non trovando simile presunzione la bench minima base normativa, per cui un’eventuale affermazione di inutilizzabilit risulterebbe del tutto arbitraria; n, tantomeno, pu farsi da essa discendere una nullit per violazione dei diritti della difesa ai sensi dell’art. 178, lett. c) c.p.p., considerato che l’obbligo di trasmissione non pu dirsi funzionale a garantire l’intervento dell’indagato, n tantomeno la sua assistenza o rappresentanza.

Cass. pen. n. 985/1998

In tema di intercettazioni telefoniche, la sanzione di inutilizzabilit, stante la regola della tassativit, non pu essere allargata sino a comprendere l’inosservanza dell’art. 89 delle disposizioni di attuazione del codice di procedura penale, non espressamente richiamate dall’art. 271 dello stesso codice. Ne consegue che la predetta sanzione non pu trovare applicazione nei casi in cui il P.M. non abbia allegato alla richiesta di misura cautelare i verbali delle operazioni di intercettazione e le registrazioni delle conversazioni nella loro integralit, essendo sufficiente la presentazione di trascrizioni sommarie e di semplici riferimenti riassuntivi, previsti, del resto, dall’art. 268, comma secondo, c.p.p.

Cass. pen. n. 982/1998

Nel caso di intercettazione telefonica a cornetta sollevata, la registrazione dei colloqui fra presenti non dipende da un’indebita violazione della privacy ma dal comportamento degli interlocutori, i quali, lasciando il ricevitore alzato, fanno s che la loro conversazione – altrimenti percettibile solo tramite un’intercettazione ambientale – viaggi liberamente lungo la rete telefonica, rimanendo scoperta dal punto di vista della segretezza. Pertanto, il casuale ascolto di tale conversazione nel corso di un’intercettazione telefonica ritualmente autorizzata utilizzabile ai fini dell’applicazione di una misura cautelare, non rientrando nella sfera di operativit degli artt. 15 Cost. e 266-271 c.p.p., che non sono applicabili nella specie.

Cass. pen. n. 11/1998

In materia di intercettazioni telefoniche, l’inutilizzabilit va riferita solo alla violazione delle norme degli artt. 267 e 268, commi primo e terzo, c.p.p., mentre le eventuali illegittimit formali (come quelle relative a violazione delle altre previsioni del citato art. 268 o alla mancata motivazione del decreto autorizzativo) ne determinano, semmai, l’invalidit. (Fattispecie relativa a censura di asserita inutilizzabilit delle intercettazioni dovuta ad aspetti motivazionali dei relativi provvedimenti).

Cass. pen. n. 21/1997

In tema di intercettazioni di conversazioni e comunicazioni, l’inutilizzabilit che disciplinata dall’art. 271 c.p.p., siccome norma a carattere speciale, prevalente, come tale, su quella del precedente art. 191 colpisce non l’intercettazione in quanto mezzo di ricerca della prova, bens i suoi risultati, che possono rivestire sia la natura di prova, tipica della fase del giudizio, sia quella di indizi, tipica della fase delle indagini preliminari. E invero, irragionevole ricollegare la sanzione dell’inutilizzabilit a questa o a quella fase del procedimento ovvero a questo o a quel particolare tipo di violazione. E poich tale inutilizzabilit rilevabile d’ufficio o eccepibile ad istanza di parte in ogni stato e grado del procedimento, ne consegue che, in sede cautelare, il giudice per le indagini preliminari e quello del riesame (o dell’appello) devono esercitare il potere-dovere di verificare la legittimit delle intercettazioni al fine di valutarne l’utilizzabilit dei risultati, e quindi la sussistenza dei gravi indizi di colpevolezza. Ne discende che onere del P.M. trasmettere al Gip e, successivamente, al tribunale della libert in sede di riesame o di appello i decreti autorizzativi delle intercettazioni, al fine di consentire ad essi l’esercizio delle funzioni di controllo loro demandate dalla legge.

Cass. pen. n. 5301/1996

In tema di utilizzabilit della prova, il fatto che l’inutilizzabilit sia stata dichiarata nel corso del procedimento incidentale de libertate svoltosi durante le indagini preliminari, anche se con il vaglio della Corte di cassazione, non ha alcun effetto preclusivo sulla sua utilizzazione in sede di giudizio dal momento che il problema dell’utilizzabilit delle prove si pone esclusivamente con riferimento al dibattimento ed ogni valutazione compiuta in proposito in tema di procedimento cautelare, non pu vincolare il giudice del dibattimento. (Nell’affermare il principio di cui in massima la Corte ha ritenuto irrilevante ai fini della decisione della utilizzabilit delle intercettazioni telefoniche, il fatto che nel corso di un procedimento cautelare relativo ad alcuni degli imputati, fossero state dichiarate inutilizzabili le intercettazioni successive ad una certa data).

Cass. pen. n. 3/1996

L’inutilizzabilit dei risultati delle intercettazioni di conversazioni o comunicazioni ha rilievo anche nel procedimento cautelare, poich la sanzione processuale colpisce i risultati viziati del mezzo di ricerca della prova in quanto tali, in qualunque sede si intenda impiegarli, donde la conseguenza che, in sede di richiesta della misura cautelare il pubblico ministero ha, verso il Gip, l’obbligo di allegare i decreti autorizzativi delle intercettazioni e, nel procedimento di riesame o di appello, il giudice a quo ha lo stesso obbligo verso il tribunale e, in caso di sua inosservanza, il Gip nel primo caso e il tribunale della libert nel secondo devono disporne l’acquisizione. Ne deriva che, in caso di riesame, il termine perentorio di cui all’art. 309, comma nono, c.p.p., decorre dalla data di arrivo di tali decreti al tribunale. (Fattispecie relativa a procedimento di riesame di misura cautelare conclusosi prima dell’entrata in vigore dell’art. 16 della legge n. 332 del 1995 che ha trasformato in perentorio il termine ordinatorio dell’art. 309, comma quinto, c.p.p.; per essa, la S.C. ha ritenuto l’applicabilit, in forza del principio tempus regit actum, della disciplina anteriore a tale legge).

Cass. pen. n. 4136/1996

Dall’inutilizzabilit delle intercettazioni telefoniche consegue necessariamente l’impossibilit di acquisire il contenuto delle stesse attraverso l’esame testimoniale delle persone che hanno provveduto al loro ascolto. (Fattispecie di non luogo a procedere in ordine al reato ex art. 367 c.p., nella quale l’inutilizzabilit stata fatta discendere dalla circostanza che la registrazione era stata effettuata sull’utenza dell’indagato, sottoposta ad intercettazione per indagini relative ad altro reato, da cui era risultato che all’ora indicata non era pervenuta alcuna telefonata minatoria, ma solo una sveglia telefonica).

Cass. pen. n. 2455/1995

In materia di intercettazioni telefoniche va fatta distinzione, ai sensi dell’art. 271 c.p.p., tra violazioni di legge che rendono le intercettazioni inutilizzabili per la loro sostanziale illegittimit e violazioni di legge che le rendono, invece, inutilizzabili per illegittimit formale. Sono sostanzialmente illegittime ai sensi degli artt. 267 e 268, commi 1 e 3, c.p.p., le intercettazioni eseguite fuori dei casi consentiti dalla legge e cio in assenza di gravi indizi di reato o di assoluta indispensabilit ai fini della prosecuzione delle indagini; sono, invece, formalmente illegittime le intercettazioni realizzate senza le modalit previste dai citati artt. 267 e 268, e cio, ad esempio, senza decreto autorizzativo motivato o con modalit di registrazione o deposito diverso da quelle previste dalla legge. Soltanto l’illegittimit sostanziale rende le intercettazioni inutilizzabili ai fini della verifica dei gravi indizi di colpevolezza necessari ex art. 273 c.p.p. per l’applicazione della custodia cautelare, mentre entrambi i tipi di illegittimit comportano, nei casi previsti dall’indicato art. 271, l’inutilizzabilit dei risultati delle intercettazioni ai fini del giudizio.

Cass. pen. n. 1344/1995

In materia di intercettazioni telefoniche, ai sensi dell’art. 268 comma 6, c.p.p. l’obbligo di avviso al difensore sussiste solo per l’ascolto delle registrazioni e non per l’esame delle loro trascrizioni. Infatti la trascrizione delle registrazioni un atto successivo disposto dal giudice ai sensi dell’art. 268 comma 7, c.p.p. e all’esito di tali operazioni non previsto il deposito degli atti trascritti, in quanto le trascrizioni sono inserite nel fascicolo del dibattimento e, quindi, sono direttamente esaminate dal difensore.

Cass. pen. n. 7759/1994

Il principio fissato nell’art. 185, comma 1, c.p.p., secondo cui la nullit di un atto rende invalidi gli atti consecutivi che dipendono da quello dichiarato nullo, non trova applicazione in materia di inutilizzabilit, riguardando quest’ultima solo le prove illegittimamente acquisite e non altre la cui acquisizione sia avvenuta in modo autonomo e nelle forme consentite. (Nella specie, in applicazione di tale principio, la Corte ha escluso che la ritenuta inutilizzabilit di intercettazioni telefoniche nel corso delle quali era stata acquisita una notizia di reato potesse estendersi ad altre successive intercettazioni ritualmente disposte a seguito di detta notizia).

Cass. pen. n. 728/1994

La registrazione di una telefonata, fatta da uno degli interlocutori, all’insaputa dell’altro, utilizzabile come prova nel procedimento penale. Essa ha la natura di documento, di cui all’art. 234 c.p.p. e, non rientrando tra le intercettazioni telefoniche, non sottoposta alle limitazioni e formalit proprie delle predette intercettazioni, n il fatto che essa venga registrata alla insaputa di uno dei due interlocutori costituisce offesa alla libert di autodeterminazione dell’altro

Cass. pen. n. 5331/1994

Nell’ipotesi in cui una intercettazione venga ritualmente ordinata con riferimento al reato per il quale si procede, che in astratto preveda la pena massima superiore a cinque anni, e successivamente l’imputazione venga mutata in altra, per la quale l’intercettazione stessa non sarebbe stata ammissibile, la prova acquisita utilizzabile, in quanto il divieto di cui all’art. 271 c.p.p. imposto soltanto con riferimento ai provvedimenti adottati in casi non consentiti. Se l’atto invece legittimo, i suoi risultati mantengono tale carattere anche se la modifica della qualificazione giuridica del reato fa diventare, con valutazione postuma, non pi conforme alla previsione processuale la intercettazione eseguita.

Cass. pen. n. 1625/1993

processualmente inutilizzabile il contenuto di una conversazione tra presenti intercettata in modo anomalo e fortuito (nella specie, a seguito di errato posizionamento del ricevitore di apparecchio telefonico, le comunicazioni effettuate mediante il quale siano oggetto di intercettazione regolarmente autorizzata), non potendosi estendere detta autorizzazione, legata a presupposti e parametri del tutto diversi rispetto a quelli legittimanti la cosiddetta intercettazione ambientale, a quest’ultima.

Cass. pen. n. 4604/1993

Le intercettazioni telefoniche possono costituire valida fonte di ricostruzione del quadro indiziario prima ancora che vengano trascritte, purch siano state rispettate le norme processuali concernenti le autorizzazioni e le modalit di esecuzione, in quanto, da un lato, il mancato deposito dei verbali e delle registrazioni delle intercettazioni telefoniche, disposte in altro procedimento, presso l’autorit giudiziaria competente per il diverso procedimento, non causa di inutilizzabilit dei risultati delle intercettazioni, e dall’altro il mancato rispetto degli artt. 267 e 268 c.p.p. rileva solo in tema di prova ai fini del giudizio.

Cass. pen. n. 5467/1992

La registrazione e l’utilizzazione delle dichiarazioni rese a terzo da persona successivamente imputata sulla base di esse sono legittime, in quanto non possono essere ricondotte n nell’ambito delle intercettazioni irrituali, n in quello delle dichiarazioni indizianti nei confronti di persona non indiziata n indagata, inutilizzabili ai sensi, rispettivamente, degli artt. 271 e 63 c.p.p. Ed invero, quanto alle prime, non si in presenza di intercettazioni, cio di occulta presa di conoscenza, da parte di terzi e mediante congegni particolari, di comunicazioni riservate, ma di registrazione di un colloquio ad opera di uno degli interlocutori, cio di un’attivit riconducibile nella memorizzazione fornita di notizie che uno degli interlocutori si procurato lecitamente dall’altro, riguardo alla quale attivit il diritto alla riservatezza, il solo astrattamente opponibile costituito dalla pretesa che la notizia, liberamente affidata ad altri, non sia da costui propalata senza il consenso dell’affidante, non costituisce un valore garantito nel processo, ma cede certamente rispetto all’esigenza di formazione della prova. Quanto alle seconde, l’inutilizzabilit opera con riferimento alle dichiarazioni rese all’autorit giudiziaria o alla polizia giudiziaria e non assolutamente ipotizzabile n che un privato possa trovarsi investito vive funzioni di polizia giudiziaria (al di fuori dei casi di flagranza del reato ex art. 383 c.p.p. nei quali, peraltro, pu esimersi dalle stesse), n che sia tenuto, se in colloquio con persona che gli confidi fatti compromettenti sul piano penale, ad ascoltarlo dopo avergli assicurato le garanzie previste per l’imputato. (In motivazione la S.C. ha precisato che le dichiarazioni rese dall’imputato al teste e da costui registrate su nastro magnetico possono in ogni caso costituire oggetto di testimonianza diretta del teste e indiretta degli agenti di P.G. cui siano state comunicate, e che il nastro magnetico legittimamente pu essere acquisito agli atti processuali).



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