secondo la legge del contrappasso in che modo viene punito ulisse

[ad_1]

Siamo arrivati al XXVI Canto della Divina Commedia, il Canto in cui i due sommi poeti, Dante e Virgilio, incontrano Ulisse. Ci troviamo nel girone dei fraudolenti, di coloro cioè che nella vita si sono macchiati del peccato di aver ingannato il prossimo con le parole. I peccatori che sono nel girone dei fraudolenti, sono condannati ad essere nascosti per l’eternità in una lingua di fuoco. Secondo la legge del contrappasso, come nella vita hanno nascosto le loro reali intenzioni, ora sono nascosti in una lingua di fuoco. Il fuoco sta a significare qualcosa che consuma, che è distruttivo, così come lo sono stati i loro discorsi con i quali hanno ingannato il prossimo.
Ulisse è stato in vita molto abile con le parole e molto astuto; infatti è stata sua l’idea del cavallo di Troia. Ma il peccato più grave di Ulisse, che lo ha condotto all’inferno, è stato quello di aver convinto i suoi compagni ad attraversare le colonne d’Ercole e di essersi inoltrato nell’ oceano sconosciuto, proibito agli uomini da Dio.
Dante immagina che Ulisse, una volta ristabilitosi ad Itaca, non riesca ad avere una vita senza imprese ed avventure. La curiosità e il suo bisogno di esperienze nuove sono ancora vive dentro di lui. E’ per questo che con un gruppo di compagni, nonostante l’ età avanzata, s’imbarca in questa nuova impresa. Una volta giunti alle colonne d’Ercole (lo stretto di Gibilterra) Ulisse fa un breve ma efficace discorso ( “orazion picciola” ) per convincere i compagni a proseguire nell’impresa. Dice loro: “Fatti non foste a viver come bruti, ma a seguir virtute e canoscenza.” I compagni grazie a queste parole si fanno coraggio e, insieme ad Ulisse, proseguono oltre. Arrivati dopo cinque mesi di navigazione in prossimità di una grande montagna (il Purgatorio), vengono però travolti da un turbine che fa affondare la nave. L’equipaggio è quindi punito con la morte, per aver osato trasgredire un divieto divino.
Dire che l’uomo deve nella vita mirare alla conoscenza e ad un comportamento che segua dei principi è giusto; quello che è sbagliato – e lì sta il peccato di Ulisse – è utilizzare queste parole per trascinare gli altri in un’ impresa sbagliata, perché viola il divieto di Dio.
Alessandro Altieri

l’immagine qui sotto rappresenta le colonne d’Ercole

Clicca per leggere la risposta completa

[ad_2]

Extenzilla.it
Logo
Enable registration in settings - general