secondo te in che modo si manifesta il desiderio di felicità

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Star bene. L’uomo è un essere di desiderio.

I bisogni e i desideri si manifestano nell’essere umano come pulsioni che lo muovono a comportamenti tesi a soddisfarle.

Ai motivi , che sono gli scopi, gli obiettivi , le mete cui tendono i comportamenti , è connessa una energia psichica che rende l’uomo attivo e determinato a realizzarli : la motivazione.

Quando c’è una pulsione e il il motivo è l’ amicizia, il comportamento ( la condotta relazionale ) che si adotta con le persone con cui si vuol vivere l’amicizia tende a “compiere” il motivo , realizzare amicizia .

Il motivo può essere sostenuto da una energia di forma piacevole oppure spiacevole.

Ci sono motivi inferiori ( di carenza , mancanza ) o motivi di deprivazione (bisogno di cibo, di acqua, della toilette etc.) cui corrispondono stati motivazionali spiacevoli e irritanti.

Ci sono motivi superiori ( bisogni di crescita, come il bisogno di informazione, di conoscenza, di creazione e bisogni affettivi come il benessere da relazione ) cui corrispondono stati motivazionali piacevoli.

Se vengono soddisfatti tali motivi, lo stato affettivo che ne consegue è quello della soddisfazione, del piacere , dell’appagamento; stato che perdura e c’è una motivazione piacevole residua. A volte non perdura nel tempo perchè il bisogno/desiderio presto si ripresenta .

L’affettività Quando i comportamenti messi in atto raggiungono gli obiettivi e i bisogni/desideri vengono soddisfatti l’essere umano sperimenta una sensazione piacevole , quando li falliscono una sensazione spiacevole.
E’
l’affettività
.

L’esperienza di compimento o realizzazione di un motivo crea uno stato affettivo che è una tonalità di malessere-benessere .

La condotta che si tiene e gli effetti che si vivono producono affettività (una misura di benesse-malessere) o anche emozione (una misura alta di affettività ) che puo’ essere piacevole o spiacevole e puo’ essere misurata su una scala di gradazioni .

La scala dell’affettività Tecnicamente l’affettività è la misura del nostro star bene nel mondo e questa misura puo’ essere positiva o negativa. Nel linguaggio comune provare affetto sta ad indicare uno stato di benessere positivo, una misura di affettività positiva.

Possiamo allora costruire una scala della tonalità del malessere-benessere che sperimentiamo quando raggiungiamo una meta , un obiettivo, sia consapevolmente che inconsapevolmente.

Dal negativo al positivo:

infelicità ….. (la mia vita è un inferno non vedo vie d’uscita)
dolore….
sofferenza…
dispiacere…
disgusto
insoddisfazione…
———————————————————
soddisfazione…
piacere…
appagamento…
gioia …
felicità (sono felice: non desidero più nulla)

Che cos’è la felicità? Lo stato di benessere è sempre soggettivo ed è connesso al proprio essere nel mondo, alle relazioni con il mondo : quali stati di benessere sperimenta l’essere umano?
1° grado-La soddisfazione L’uomo è un essere che ha un corpo animale e con esso è sottoposto ai bisogni. Bisogno di mangiare, bere, riposare etc. Come gli animali, l’uomo che dà una risposta adeguata ai suoi bisogni è soddisfatto.
La soddisfazione è uno stato di benessere che viene dalla risposta adeguata ad un bisogno.

E’ talmente importante essere soddisfatti nella vita che spesso si identifica la soddisfazione con la felicità.
La soddisfazione è sempre e solo quella della persona, non è mai condivisibile.
Se faccio pipì quando mi scappa , gli altri non possono condividere la mia soddisfazione. La soddisfazione è centrata sull’Io e sui suoi bisogni, è per natura egocentrata.
La persona che vive soltanto per sentirsi soddisfatta è una persona egocentrica, chiusa sul proprio Io.
Il comportamento che tende alla soddisfazione è ” la mano che prende”. Soddisfare i bisogni è necessario per l’esistenza ma una esistenza centrata sulle soddisfazioni è una esistenza egocentrica, rafforza l’egocentrismo.
2° grado-Il piacereIl piacere è uno stato di benessere più ricco della soddisfazione che deriva da un desiderio che ha ricevuto risposta adeguata. Molti bisogni nella persona umana diventano qualcosa di più ricco di più complesso del bisogno animale, diventano desideri.
” Ho bisogno di mangiare per sopravvivere : desidero mangiare una pizza!”

Il desiderio coinvolge la persona a livello culturale e creativo. Una cosa è ingurgitare per soddisfare la fame, altro è il piacere di mangiare una pizza.
Si mangia la pizza anche quando non se ne ha bisogno, basta che ne nasca il desiderio !

Anche il piacere è egocentrato, non è mai condivisibile. Il piacere segue una legge particolare secondo cui la persona tende a centrarsi in esso ripetendo quasi meccanicamente i comportamenti che lo provocano.

Una esistenza fondata soltanto sulla ricerca di soddisfazioni e piaceri è una esistenza chiusa sull’io della persona, egocentrata, tende a chiudere la persona su se stessa.
3° grado-L’ appagamento

L’appagamento è la pienezza della soddisfazione e del piacere .

La persona che soddisfa tutti i suoi bisogni, secondo i suoi desideri , dice di sentirsi appagata.
4° grado -La gioia Il desiderio può spingere la persona a stati di benessere più intensi: « ho bisogno di mangiare; desidero mangiare una pizza; non mi va di mangiare da solo, invito degli amici »
La vita di relazione con gli altri ci produce una benessere piu’ intenso di ogni soddisfazione o piacere: è la gioia cioè lo star bene nella relazione con gli altri. La gioia implica la relazione positiva con gli altri.

Per provare gioia la persona deve uscire dal proprio egocentrismo ed aprirsi alla relazione con gli altri.

E’ capace di stabilire relazioni affettive positive con gli altri. La gioia necessita di una partecipazione attiva, culturale, creativa della persona nella relazione con gli altri. La persona che spinge il suo desiderio verso la gioia costruisce attivamente la propria vita cercando di creare le condizioni per la gioia percio’ è aperta, comunicativa, creativa, attenta alle relazioni.

La gioia è radiante, comunicativa, contagiosa.
La gioia apre la persona alla relazione con gli altri, la spinge alla comunicazione, alla creatività culturale , spinge all’affetto, alla condivisione, alla tenerezza, all’amicizia, in definitiva muove all’amore.
Il segno della gioia di vivere è l’ irradiare . La persona gioiosa ” DA'”, DONA.5° grado -La felicità

La gioia è uno stato di benessere tendenzialmente duraturo ma in realtà si manifesta a tratti. E’ passeggera ma è la porta della felicità.

Una persona che vive permanentemente nella gioia dice di sentirsi felice. «sto così bene nel mondo e con gli altri da non desiderare più nulla, sono felice »
La felicità viene intesa comunemente come uno stato di benessere totale della persona che non lascia desideri residui e viene espressa come pienezza dell’esistere .

L’individuo felice si percepisce come uomo compiuto, colmato, realizzato. L’uomo felice , ama!La felicità è uno stato di benessere della persona che vive una gioia piena, permanente, sovrabbondante. Non desidera più nulla.. … e per questo DA’. Questo il segno .

Solo la persona felice diventa capace di autotrascendersi ( superare se stessa ) , per DARE e DARSI spontaneamente con gioia agli altri cioe’ amare . DARE significa AMARE . La persona felice si manifesta come colui che sa DARE // AMARE. La persona felice lo sente : ha l’energia per amare” in tutto ciò che fa

Il benessere che la persona felice sperimenta la apre agli altri in tutte le dimensioni (affettiva, culturale, euristica, politica, sportiva, economica, etc ) e mette in moto tutte le sue risorse per ” dare”.

La persona felice non sente piu’ il desiderio di prendere: e’ nella condizione e nella capacita’ di poter dare! Il comportamento che tende alla felicità è ” la mano che è aperta per DARE a tutti“.

Essere felici è essere autenticamente ” umani”. Non si può essere felici da soli , ognuno è veramente felice solo quando ama : la felicità non può prescindere da una relazione fondata sul DARE.L'”umanità autentica” è cultura della felicita’ // cultura dell’amore . Costruire la felicità significa costruire se stessi come esseri umani autentici.

Essere capaci di amare // creare felicità -insieme agli altri- significa essere autenticamente ” umani”.

Nella scuola istituzionale si apprende come gli uomini del passato hanno pensato e vissuto l’ autenticità umana, ma si apprende anche ad analizzare il passato per intravederne i fallimneti ed i nuovi sviluppi possibili .
Il valore da realizzare per ogni essere è sempre la felicità, ma ogni epoca deve trovare i modi adeguati per realizzarlo La specie umana ha dovuto inventare la scuola per conoscere ed elaborare le culture , per comprenderle e progettare nuove e piu’ autentiche forme di vita “umana” personale e collettivaL’amore è la via universale per la felicità ed è un comportamento che si può acquisire solo attraverso  l’ esperienza di felicità insieme agli altri .
Che cosa sia l’amore ( da non confondere con l’innamoramento ) tutti lo apprendiamo esistenzialmente dai genitori : tutto ciò che fanno per noi lo fanno per vederci felici .

Da subito l’esistenza umana manifesta una carenza radicale, la mancanza dell’altro come elemento essenziale perchè l’esistenza diventi piena, felice. Il soggetto umano è segnato fin dal concepimento dal desiderio dell’altro: la mamma. Da subito si stabiliscono relazioni affettive con l’altro : la mamma fa di tutto per renderci felici // ci ama. L’amore che riceviamo e la felicità che vi è connessa è ciò che rende la vita un valore. Fin dalla nascita. Questo desiderio-esigenza dell’altro più tardi si manifesta come esigenza di affetto, amicizia , di appartenenza ad un gruppo .

La forza che accompagna questi processi,
l’ eros
, spinge poi verso l’altro come ricerca del reciproco di noi stessi perchè nasca un desiderio ed una capacità di far felice l’altro che coinvolge la totalità della persona, un amore totale, una comunione di vita che si traduce in capacità di trovare gioia e felicità e di generare figli cui trasmetterla.
L’identità e l’autenticità umana.
Nel nostro mondo, ogni giorno, adottiamo più o meno freneticamente una molteplicità di comportamenti: chi/cosa stiamo costruendo ogni giorno con la nostra vita?
L’autenticita‘ della vita umana, il suo valore , il suo significato, sta nelle risposte /comportamenti che gli uomini danno al bisogno di amarsi per costruire la felicità.L’essere umano è culturale, un essere segnato fin dal suo concepimento da una rete di rapporti interpersonali significativi ( famiglia, gruppo etnico, sociale, religioso) .

I gruppi sociali, cui l’ Io si sente appartenere, tendono a organizzare e realizzare valori con i quali l’individuo si pensa, si comporta, si situa e si relaziona con se stesso e con gli altri formano e trasformano la sua identità.
Cercando di costruire la felicità insieme agli altri l’uomo costruisce se stesso, la sua identità. La percezione che la persona ha di sè , le aspettative, i valori organizzati in priorità che intende realizzare , costituiscono e costruiscono continuamente la sua Identità : “Chi” è, autenticamente.
L’identità riguarda il modo in cui ogni uomo costruisce se stesso come membro di determinati gruppi sociali: nazione, classe , cultura, etnia, genere, professione, religione, etc.

Non è uno status definitivo della persona, ma è una realtà continuamente sottoposta al bisogno di migliorarsi, di svilupparsi verso una autenticità dell’essere. La domanda , ” come posso essere felice , corrisponde per l’essere umano a ” Chi sono chiamato a diventare per essere felice ? Qual è la mia umanità autentica?La ricetta della felicità (?)Tutto lo scibile umano su questo argomento viene riassunto da tutte le grandi culture con questa regola di vita che -non per niente- viene chiamata ” La
Regola d’Oro
” :

«tutto cio’ che vuoi sia fatto a te , tu fallo agli altri».
i
Detta in altro modo:
« come ami te stesso, tu ama gli altri».

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