secondo te in che modo un libro può renderti felice

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Torno dall’università, dopo ore di lezione sono stanca e distrutta. Mi reco in palestra per allenarmi, torno a casa, mi faccio una doccia, mi rilasso e apro un libro.

                                         

   STOP

Finalmente il mondo si ferma, ci sono solo io, il divano, la coperta e soprattutto uno dei miei nuovi amici a righe e parole: un romanzo. 

La prima cosa che noto è il colore. Lo sfondo bianco è quello che preferisco, perché è vago, accende la mia immaginazione, tanto da invitarmi a disegnarci sopra qualcosa e da fare una scommessa con l’autore. Se riuscirò ad indovinare almeno qualche particolare della trama, avrò un vantaggio su di lui. 

Inizio a sfogliarne le pagine, a respirarne l’odore. No, non sono pazza, i libri hanno un odore ed anche bello forte. Non mi riferisco a quello di parole stampate, ma ad un odore che evoca cose: epoche passate o future, vicende sconosciute, incanto, razionalità, bellezza, verità.

Scorro tutte le pagine fino alla fine, voglio conoscere il loro numero, così da sapere quando la storia che sto “vivendo” sta per giungere al termine ed essere pronta a dirgli addio.

Leggo i nomi dei personaggi, perché mi dicono sempre qualcosa su di loro. Quelli composti da poche sillabe, mi fanno sempre pensare che nascondino qualcosa. I nomi corti mi piacciono, perché sono pieni di cose da scoprire, quelli lunghi invece si sono già svelati, rispondono all’evidenza ed io ne so qualcosa.

Di solito le storie che amo di più sono quelle che hanno pochi protagonisti, perché sono raccontati al meglio e non creano confusione. Alla fine del romanzo non resto con i miei soliti dubbi, tipo: “ed ora che farà Tizio?”, “avrà superato le sue paure?”,  “cosa gli riserverà il futuro?” e via discorrendo. Un lettore con i dubbi è un lettore pericoloso, non ci dormirà la notte, potrà “stalkerare” l’autore (se fosse ancora in vita) o addirittura cambiare  finale alla storia. Insomma, cari scrittori vi dò un consiglio, meglio utilizzare pochi personaggi, ma buoni, se no rischierete di farci perdere la testa.

Finalmente mi accingo a leggere il primo capitolo, ecco incontro lei, la scrittura. Subito mi accorgo se l’autore ha tanto da dire o se per dar vita al suo racconto gli son bastate poche parole. 

Lo ammetto, ho un debole per i romanzi chilometrici, dove c’è tanto da dire, anche dopo aver girato l’ultima pagina. Io li chiamo “inesauribili”. In quelli piccoli ci sto davvero stretta, quasi mai rispondono alle mie esigenze e aspettative, finisce sempre che resto delusa e mi trovo tra le mani troppi interrogativi a cui nessuno può più rispondere.

Voi direte, fai tutto questo quando leggi un libro? Si, faccio tutto questo, ma soprattutto una cosa che faccio è rendermi felice. 

Un libro rende felice perché è un modo di dire basta allo scorrere lento e problematico della vita. E’ una scusa per prendersi del tempo per sé, per vestire i panni di un’altra persona, avere un altro volto e vivere una vita nuova.

Leggere ti cambia la vita.

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