vino quale futuro

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 Proviamo a ripartire, a riconquistare un minimo di normalità, a riprendere le
nostre abitudini, le nostre vite. Non accadrà, ovviamente, in un attimo o in
pochi giorni. La ripresa della normalità – qualunque cosa significhi
per ognuno di noi – sarà un processo graduale e dipendente da fattori che, in
questo momento, non è possibile stabilire o prevedere. Un po’ per volta
riprenderemo a fare quello che abbiamo sempre fatto anche se sono in molti a
sostenere che lo faremo in modo totalmente diverso. Forse sarà – o ci
sembrerà – diverso all’inizio della ripresa, probabilmente avremo bisogno di
un lunghissimo tempo per ristabilire quello che ha caratterizzato le nostre
vite fino a qualche mese fa. Del resto, la storia e le vicende umane ci
insegnano che al termine di qualunque evento catastrofico è necessario molto
tempo per rimediare alle conseguenze, tuttavia – anche questo ci insegna la
storia – potrebbe in realtà rappresentare un’opportunità per progredire e
migliorare.

 In questo momento – mentre sto scrivendo queste parole – in Italia si stanno
adottando e definendo le misure che definiscono la cosiddetta “fase 2” e che
dovrebbe garantire una progressiva, sebbene cauta, ripresa delle attività
produttive e sociali. Anche il mondo del vino tenta di ripartire, guardando al
futuro immediato che sta prendendo vita nei vigneti, cercando di capire come
dovrà essere la vendemmia 2020. La ripartenza riceverà evidentemente un
concreto aiuto dalla concomitante riapertura di bar e ristoranti, sebbene con
pesantissime imposizioni sia nel potenziale numero di clienti da accogliere,
sia negli ingenti investimenti economici sostenuti per garantire la sicurezza.
A tale proposito, si deve infatti osservare che – proprio a causa delle misure
di sicurezza che gli esercizi pubblici devono adottare – molti ristoranti e
bar hanno deciso di non riaprire poiché i costi necessari per l’adeguamento non
giustificano il potenziale profitto.

 La riapertura dei ristoranti, anche se in modo limitato e ridotto, può
contribuire in parte alla ripresa del mercato enologico. Fino a poco tempo fa,
infatti, ai ristoranti era consentita solamente l’attività di consegna a
domicilio e l’asporto. In queste due attività, sebbene garantiscano ai
ristoranti un profitto, per così dire, di sofferta sopravvivenza, era
piuttosto improbabile che la vendita includesse anche il vino. Con la
riapertura dei ristoranti, invece, è molto probabile che nell’ordine del tavolo
sia incluso anche il vino. Non sarà certamente questo a ridare il necessario
slancio alla ripresa del mercato enologico, ma – non c’è dubbio – è
decisamente meglio di niente. Anche se non si verificherà un assalto ai
ristoranti, è comunque un buon segnale e, di questi tempi, le buone notizie
fanno decisamente piacere. Sì, certo, non sarà come eravamo soliti frequentare
i ristoranti qualche mese fa: le misure preventive e di sicurezza imposte al
settore della ristorazione non incoraggiano la socialità tipica del convivio,
tuttavia, in questo momento, è indispensabile dare la massima priorità alla
prevenzione e alla salute delle persone.

 Si tratta, in ogni caso, di una situazione provvisoria e di “transizione”,
nella speranza che – presto – le condizioni possano permettere uno stile di
vita più “umano”. Comunque sia, è un passo in avanti e che certamente porterà
benefici sia al settore della ristorazione sia a quello del vino, nonostante
– in questo momento   sia difficile fare qualunque stima o previsione. Come
sarà il futuro del mercato del vino? Più precisamente: come sarà il futuro
mondo del vino in senso generale? Una domanda alla quale, inevitabilmente, è
necessario rispondere in tempi brevi poiché fra pochi mesi si darà inizio alla
vendemmia. A tale proposito, possiamo già prevedere l’annata 2020 non sarà
abbondante come quelle precedenti. Si presuppone, infatti, che nei
vigneti italiani – non da meno, in quelli europei – si farà ampio uso della
cosiddetta “vendemmia verde”, con lo scopo di limitare la produzione. Questa
pratica, infatti, consiste nell’eliminazione di parte dei grappoli con la
conseguente riduzione delle rese del vigneto.

 Si deve considerare, infatti, che tutte le cantine stanno affrontando il non
semplice problema dell’invenduto e pensare di produrre nuovo vino senza avere
venduto quello dell’annata precedente, complica ulteriormente la situazione. Le
misure preventive e il conseguente blocco delle attività produttive si è
infatti verificato proprio quando le cantine erano pronte per la
commercializzazione dei vini dell’annata 2019. Tutto questo ha innegabilmente
posto le cantine in una condizione estremamente critica in termini economici e
logistici. La situazione è così complessa e, per certi aspetti,
indeterminabile, che sono in molti a sostenere l’idea di un cambiamento
radicale delle modalità commerciali e di mercato. Un cambiamento che riguarderà
anche molti altri settori produttivi e, fra questi, il vino. Non è semplice, in
questo momento, capire esattamente come tutto questo cambierà – ammesso che
cambi – poiché l’intera situazione sociosanitaria è ancora piuttosto incerta
e fragile.

 Con il cambiamento delle modalità commerciali del vino, cambierà probabilmente
anche la sua comunicazione e promozione: forse saremo costretti a un
adattamento e a ideare nuove forme comunicative. Si tratta di supposizioni,
ovviamente, e – chissà – in un futuro non molto lontano le cose torneranno
come prima o forse le nuove misure adottate in questo periodo si uniranno a
quelle canoniche. Un segnale evidente di come il commercio del vino sta
cambiando lo abbiamo comunque già notato. Non si tratta di una vera e propria
novità, piuttosto, di un maggiore uso, imposto dalla condizione attuale, e che
per certi aspetti ha garantito una sopravvivenza minimale al vino: il
commercio elettronico. Le persone, costrette a restare in casa, per fortuna,
non hanno rinunciato a un calice di vino e, a quanto pare, le vendite
attraverso internet hanno registrato un incremento importante. Potrebbe
diventare il modo principale di acquistare il vino dei prossimi mesi, o forse
anni, certamente una possibilità commerciale che si consoliderà ulteriormente
tanto da diventare consuetudine e non solo per gli appassionati. Difficile,
adesso, fare qualunque previsione poiché anche il presente sembra essere
piuttosto incerto. Possiamo comunque fare tutti qualcosa – adesso – per il
vino e per quell’importante settore commerciale che da sempre lo vende. Andiamo
al ristorante, possibilmente in buona compagnia, e godiamoci – per quanto
possibile – quel piacere al quale abbiamo rinunciato per troppo tempo.
Ordiniamo anche una buona bottiglia di vino e in alto i calici: un brindisi, di
buon auspicio, ce lo meritiamo davvero tutti.

Antonello Biancalana

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